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I professionisti per la nostra voce

Come si risolvono i problemi della nostra voce? Abbiamo visto in diversi articoli quali sono le attenzioni e le buone abitudini per mantenere sano il nostro stato di salute vocale. Ma cosa succede invece quando avvertiamo dei sintomi che ci indicano che qualcosa non va?
Ricordiamoci sempre che il nostro è uno strumento interno e che non riposa quasi mai se non quando dormiamo o stiamo zitti. E’ quindi molto importante monitorare periodicamente come stanno le nostre preziosissime corde vocali. Ci sono delle figure professionali che affiancano il cantante proprio per evitare il sorgere di patologie anche importanti.
Per tenere sotto controllo la nostra voce, basta effettuare un controllo da uno specialista come il foniatra o l’otorino laringoiatra. Attraverso un esame specifico, la laringoscopia, possiamo monitorare sia lo stato di salute delle corde, osservandone superficie, colore e bordi, sia il loro funzionamento seguendo le indicazioni che il foniatra ci darà durante la visita. Con la laringoscopia, un “tubicino con telecamera” viene inserito nella narice e posizionato sopra alla laringe, in modo da poter riprendere quello che succede alle corde vocali. Funziona un po’ come un’ecografia: sullo schermo del pc vedremo quello che la telecamera riprende e, in questo modo, potremo osservare tutto quello che riguarda il nostro funzionamento vocale “in diretta”. Una volta effettuata la diagnosi dell’eventuale patologia riscontrata, sarà il foniatra ad indicarci terapie e/o ulteriori specialisti.
Spesso ai cantanti succede di avere dei noduli sulle corde vocali, come dei piccoli calli che si creano lungo il bordo libero della corda, impedendone il contatto con l’altra e quindi la chiusura per la fonazione. In questo caso dovremo rivolgerci ad un logopedista che ci guiderà nella riabilitazione delle nostre corde. Inoltre, un logopedista che ha anche una formazione professionale artistica, sarà ancora più efficace nell’aiutarci a riabilitare la nostra voce parlata e cantata proprio in funzione delle nostre esigenze canore e sarà più funzionale nell’interfacciarsi con l’insegnante di canto.
E’ proprio l’insegnante di canto la terza figura necessaria a questo percorso di guarigione, per evitare che il problema si possa ripresentare e per un allenamento sempre più mirato e soddisfacente, senza rinunciare a traguardi ambiziosi.
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Dizione e canto

Nell’educare la nostra voce, una componente importante è affidata anche al nostro modo di pronunciare le parole, soprattutto se riflettiamo sulle inflessioni che, quando parliamo, escono spontaneamente dalla nostra bocca perché caratterizzanti della nostra estrazione geografica.
Sempre più frequentemente i manuali di canto dedicano attenzione a questo argomento, anche in virtù della posizione che la nostra bocca e in generale il nostro viso assumono nel dare forma ad una vocale, ad una sillaba, ad una parola e ad una intera frase.
Immaginate di non riuscire a controllare una cadenza particolare sul finire delle frasi, magari orientata verso una vera e propria cantilena: quale potrebbe essere l’effetto sonoro di questa mancanza? Probabilmente dei suoni calanti, una chiusura debole o addirittura assente se coincidente con suoni gravi.
Un libro che ci piace molto, La terapia del respiro di Ilde Middendorf, contiene un esercizio sulla percezione delle vocali interna alla nostra bocca, che stimola molto la percezione della propria esecuzione delle stesse. Immaginate di dover pronunciare le vocali a bocca chiusa: avvertite i piccolissimi movimenti che la vostra bocca esegue per assumere la loro forma? Siete in grado di memorizzare quei movimenti? Se ora doveste pronunciare le vocali ad alta voce, riuscite a sentire se state eseguendo lo stesso processo per formare quella particolare vocale? Provateci!
Così come gli attori, anche i cantanti hanno bisogno di esercitarsi alla pronuncia, esattamente come gli attori si allenano con la gestione della respirazione.
Una buona pronuncia, oltre ad evitare inflessioni dialettali (a meno che non siano ricercate per un particolare stile di canto), supporta anche l’interpretazione di stili e generi diversi, permettendo al cantante di concentrarsi sulle caratteristiche strettamente musicali.
Ecco che il lavoro del cantante diventa sempre più connesso con la conoscenza e con l’ascolto del proprio corpo, partendo dalle corde vocali e dall’orecchio esterno ed interno, passando attraverso la respirazione, per arrivare alla percezione dei muscoli facciali, alla loro attivazione in una direzione guidata dal proprio pensiero, in funzione del suono da emettere e dall’effetto da ottenere…
Il cantante come musicista, attore, esecutore, interprete, in tutta la sua interezza e complessità.
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La voce non sta nella gola!

Non ci stancheremo mai di ripetere che si canta con il corpo. Sembra un concetto molto generico, ma in realtà ci riporta alla concretezza dell’atto vocale come a un’azione più complessa e completa di quanto si pensi comunemente. Le corde vocali, responsabili della fonazione, non sono altro che la sorgente dei nostri suoni, ma non esauriscono da sole quello che la voce diventa. Per essere più chiari, nel momento in cui il nostro suono viene prodotto dalla vibrazione delle pliche vocali, compie un viaggio attraverso il vocal tract che lo trasforma e lo conduce all’esterno. Il suono, inoltre, è determinato anche dalla pressione d’aria che ricevono le corde vocali e quindi dalla nostra respirazione e dal nostro sostegno.
Non dobbiamo mai pensare che la nostra voce sia nella gola e cercare proprio qui la potenza vocale. Cantare di gola, ovvero sovraccaricare di tensione il collo nella speranza di reggere un sforzo vocale o di aumentare la forza della voce è la cosa più sbagliata da fare. La fonazione necessita di rilassatezza per essere prodotta e se c’è la necessità di aumentare potenza o raggiungere suoni alti sostenuti, ci sono tecniche di supporto allo sforzo proprio per non “usare la gola”. Dobbiamo ricordarci che la prima cosa da mettere in atto è un controllo completo delle varie componenti del canto: inspirazione, controllo diaframmatico, corretto impiego dei muscoli facciali e sfruttamento ottimale delle risonanze. Saper usare le risonanze e saper proiettare bene la voce nello spazio ci consente di mantenere il controllo sul canto anche nei punti più critici. Nei brani che richiedono “di più” in termini di potenza, ci sono apposite tecniche per chiamare in aiuto altri muscoli, alcuni anche situati nell’area spalle/collo, per aumentare il controllo in situazioni di fatica (come mantenere un cantato in voce piena su un range alto della nostra estensione, oppure sostenere una nota molto lunga e molto potente, magari anche in una tonalità scomoda….).
Se ci pensiamo bene, non abbiamo parlato di volume , ma di potenza, perché secondo noi il termine potenza è più appropriato per esprimere un “aumento di suono” in quanto suggerisce la partecipazione del corpo e una strategia allenata, mentre con volume ci si riconduce ad una dimensione più semplice, come una manopola da girare o un interruttore da schiacciare. Dobbiamo ricordare che il suono è vibrazione che si spande nello spazio e interagisce con questo. Le vibrazioni attraversano i corpi ne vengono modificate, rispondono all’ambiente esterno mutando. Ad esempio, un cantante lirico canta senza microfono su un palcoscenico che si affaccia su una platea: è quindi facile pensare come il suo corpo debba produrre un suono sufficientemente potente per essere sentito da tutto il teatro e che, anche quando il suono ha un’intensità contenuta (ovvero quando canta piano), il suo corpo necessita comunque di un saldo controllo muscolare e posturale. Dobbiamo abbandonare l’idea che per cantare si usi la gola stando davanti ad un microfono! Lo spazio intorno a noi e la distanza dal nostro interlocutore sono parametri che ci indirizzano verso un meccanismo molto più sofisticato che richiede consapevolezza.
Come faccio a capire se sto cantando di gola? Sarà ancora il tuo corpo a parlare, perché noterai bruciore, abbassamento vocale, problemi a cantare e parlare.
Ascoltarti è un buon inizio per cantare correttamente.
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Voce, ear training e Tromba di Eustachio

Durante le lezioni di canto non è infrequente dedicare una parte del lavoro ad esercizi di ear training. Di cosa si tratta?
Tradotto letteralmente, per ear training si intende un vero e proprio allenamento dell’orecchio, una stimolazione cioè dell’intonazione, del riconoscimento dei suoni nelle relazioni tra di loro, come anche la semplice distinzione tra suono acuto e suono grave. Gli esercizi pensati per questo scopo possono essere di vario tipo e gli stessi vocalizzi che si usano per il riscaldamento vocale sono pensati anche in funzione di “allenare l’orecchio”.
A volte possiamo trovarci di fronte a situazioni in cui i nostri studenti non riscontrano da subito una risposta sincrona tra l’ascolto e la riproduzione sonora vocale e questo può portare a riflessioni su una eventuale predisposizione ad essere stonati o ad avere disfunzioni fisiche. In realtà l’aspetto dell’allenamento all’ascolto è stato per molto tempo trascurato, come se il fare musica fosse scollegato da una cultura dell’ascolto della musica e legato esclusivamente ad un allenamento con la propria voce o con il proprio strumento.
Ascoltare musica, anche semplicemente per puro divertimento e non a scopo di studio, è il primo passo per educare il proprio orecchio a riconoscere i suoni. Per poterli riprodurre con la nostra voce o con il nostro strumento dovremo essere in grado di riconoscere la corrispondenza tra essi, affinché la riproduzione sia aderente al suono ascoltato. Prima di parlare quindi di essere stonati o di disfunzioni fisiche sarà necessario porsi alcune domande: sono abituato ad ascoltare musica a casa o al lavoro? Con quale frequenza? Che tipo di musica mi piace ascoltare? Che conoscenza ho degli stili e dei generi musicali? E’ importante notare anche quanto i nostri ascolti influenzano il nostro modo di percepire i suoni: se non ho mai ascoltato musica di origine orientale, probabilmente mi sarà più difficile abituarmi a sentire alcuni intervalli (intervallo= distanza tra due suoni) propri di quella cultura musicale.
C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: siamo fisicamente predisposti ad un collegamento orecchio-voce. Il nostro corpo, oltre ad essere dotato dello strumento “corda vocale” è dotato anche della Tromba di Eustachio! La tromba di Eustachio è un canale che collega l’orecchio medio al rinofaringe, che consiste nella parte superiore della gola e nella parte posteriore della cavità nasale. Ciò significa che il nostro corpo ha dei veri e propri strumenti predisposti al suono, che hanno solo bisogno di essere scoperti, conosciuti nella loro funzione e, di conseguenza, allenati.
E’ quindi evidente che la scoperta della propria voce sonora passa da una conoscenza completa del nostro corpo e di come esso sia naturalmente predisposto alla musica.
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La voce parlata

La voce è un elemento fondamentale della persona, racconta molto di essa suggerendone età, sesso, provenienza e molte altre informazioni. La voce ci mette in contatto con il mondo esterno, ci permette di comunicare pensieri ed emozioni, accompagna i nostri gesti e le espressioni del nostro viso, è una caratteristica che ci definisce nella nostra identità, permettendo agli altri di riconoscerci. Ci sono persone che si caratterizzano proprio per la propria voce profonda e sensuale, oppure roca o ancora squillante, di molti si può dire che hanno una voce rovinata, di altri invece una voce giovanile. È quindi molto importante prendersi cura della propria voce anche se non siamo dei cantanti, perché proprio nella voce parlata ci potrebbero essere dei problemi che potrebbero nel tempo rovinarla.
Sono molto diffusi cattivi comportamenti messi in atto quotidianamente che portano il parlante a non controllare più la voce, che risulterà sempre più compromessa in potenza e bellezza. Spesso queste persone utilizzano molto la voce per lavoro, e non solo in senso artistico come attori e cantanti, oppure professionisti come doppiatori e giornalisti, ma ci riferiamo anche ad insegnanti, professori, avvocati e tutti coloro che professionalmente parlano molto, anche al telefono. Queste persone presentano frequentemente abbassamenti vocali, raucedine, stanchezza, voce sfibrata. Sono professionisti che ammettono di non bere sufficientemente acqua, presentando il primo problema per le corde vocali che quindi perdono elasticità nonostante siano molto sollecitate per lungo tempo. L’affrontare eloqui lunghi, magari anche sotto stress, porta il parlante a non effettuare le pause indispensabili per il corretto rifornimento d’aria, ma anzi, la fretta predispone spesso ad un’articolazione dei suoni scorretta, con sillabe che vengono mangiate, parole pronunciate quasi senza fiato, perdendo un’ottimizzazione del suono preziosa. Infatti un ritmo adeguato del parlato è la base ottimale per una corretta articolazione delle parole, che valorizza tutte le sillabe sfruttando i giusti tempi di respirazione, utilizzando le risonanze utili ad amplificare il suono diminuendo così gli sforzi. Inoltre una buona consapevolezza della proiezione del suono e della modulazione di questo in base allo spazio e al contesto, sviluppa un tono vocale più certo, più comunicativo e più facile da gestire nel lungo periodo.
L’ambiente circostante è un parametro sul quale assettare il nostro “sistema voce”, pensiamo infatti a quelle persone che non lavorano propriamente parlando molto, ma che lo fanno in contesti rumorosi, come i parrucchieri ad esempio, che mentre usano il phon chiacchierano con il cliente. Il rumore di sottofondo è forte e costante e sovrastarlo per ore e per giorni può causare danni alle corde vocali. Lo stesso vale per istruttori di piscina e palestre, operai nei cantieri stradali ecc…
Altri problemi subentrano invece con l’aumentare dell’età e con i cambiamenti ormonali, quando la voce appare indebolita, fioca e difficile da gestire. Una voce un po’ “ballerina” che sprofonda in toni gravi mai avuti prima o che invece diventa esile e molto acuta, dando una sensazione di instabilità e debolezza. Anche in questi casi ci sono accorgimenti che aiutano a potenziare il suono, donando una stabilità maggiore e un colore più rotondo e più brillante.
Insomma la voce non è solo una questione per cantanti! Ci avevi mai pensato?
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Conosci le corde vocali?

Il nostro corpo è il nostro strumento e la voce è uno strumento molto personale, come abbiamo più volte approfondito in questo blog. Ancora una volta torniamo a riflettere su quanto sia fisica la nostra voce, sulla sua presenza nello spazio e nel tempo, tangibile e profondamente concreta. La voce non è qualcosa di etereo e misterioso, non è un evento distaccato da noi e dallo spazio. La voce non è invisibile. La vediamo nelle nostre espressioni facciali quando siamo arrabbiati e graffia le parole mentre apriamo la bocca per urlare, la vediamo nelle nostre lacrime quando è bagnata e trema. La voce si propaga nello spazio perché è vibrazione che attraversa distanze e oggetti, crea vicinanze, si espande intorno e ci presenta agli altri. La voce è l’aria che entra dentro noi quando respiriamo e che noi trasformiamo in suoni che diventano ricordi, affetti, sorrisi, cose importanti. Sono i suoni che rispecchiano i nostri pensieri, le nostre emozioni, la nostra età e tanti altri sottili dettagli su chi siamo. Tutto molto poetico e contemporaneamente scontato.
Quando facciamo lezione una delle prime domande che facciamo agli allievi è chiedere se sanno come sono fatte le corde vocali. La risposta è quasi sempre no, a meno che l’allievo non sia un medico o un ragazzo che ha studiato a scuola il corpo umano (e comunque più frequente che sia un medico piuttosto che un ragazzo che abbia studiato le corde vocali a scuola…). Quasi tutti si immaginano le corde vocali come dei fili – delle corde appunto – che, posizionate verticalmente, producono dei suoni, un po’ come le corde di un contrabbasso. Numero delle corde variabile, alcuni hanno ipotizzato 7, come le note (non entriamo nel merito qui…).
Tutto il romanticismo di prima decade in pochi secondi quando mostriamo loro il video di una laringoscopia che svela l’anatomico lato della vocalità. Le corde vocali sono due piccoli segmenti elastici, inseriti all’interno della laringe, posizionate orizzontalmente, (all’altezza del famoso pomo d’Adamo), unite tra di loro nella parte anteriore, separate in quella posteriore. Sono collegate a cartilagini e muscoli che ne permettono l’avvicinamento e quindi la chiusura, l’apertura, l’allungamento e l’accorciamento. Quando le corde vocali sono aperte, non producono suono, mentre quando si chiudono allora abbiamo una fonazione. Chiudendosi, le corde vocali, trasformano l’aria che risale dai polmoni in suono, il quale a sua volta risalendo verso la bocca si trasforma nella nostra voce. È un meccanismo ben più complesso di come descritto ora, che si arricchisce di molte variabili, modificando la voce con sfumature ed effetti molteplici. Oltre alle due corde vocali cosiddette “vere” esistono anche due corde vocali false, che non sono responsabili della produzione della nostra voce perché hanno una natura non elastica e non possono vibrare come le altre due. Hanno funzioni differenti, come quella di proteggere le pliche vere in caso di atteggiamento pericoloso (un uso estremo e scorretto della voce, o una reazione violenta dovuta ad una causa esterna come la paura ecc…). A volte le corde vocali false entrano in funzione durante il canto dando un effetto graffiato alla voce, spesso involontario.
Quello che è importante è sapere che le nostre corde vocali sono molto piccole e delicate, ma svolgono una funzione importantissima e anche faticosa: sono la nostra dimensione espressiva nel mondo. Le usiamo per comunicare con gli altri a casa, al telefono, le usiamo al lavoro, per fare bella figura, per cantare, per recitare, per ridere e piangere…
Avere cura della propria voce è aver cura di noi stessi, ricordiamoci che la voce fa parte della nostra salute e della nostra bellezza.
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Le 5 domande più frequenti…

che ci sono state rivolte come insegnanti di canto.
Nella nostra vita da insegnanti ci vengono spesso rivolte domande dettate da false credenze o luoghi comuni, soprattutto da chi ama cantare sotto la doccia e non si è mai spinto oltre.
Ecco allora le 5 domande più frequenti a cui abbiamo risposto…non senza sorprenderci, per alcune, della loro particolarità.
- A me piace cantare ma sono stonato. Posso “diventare” intonato?
A meno che non esistano problemi fisici che vanno ad incidere sull’emissione vocale, come ispessimenti sulle corde vocali o disfunzioni, si può sempre lavorare sulla propria intonazione. L’essere “stonato” dipende spesso da una mancanza, o completa assenza, di ascolto della musica o della propria voce sonora. Molti di coloro che si definiscono stonati infatti tendono ad urlare mentre cantano oppure, non essendo avvezzi all’ascolto della musica, non riescono ad associare il suono che stanno producendo a quello ascoltato. Edwin Gordon, fondatore della Music Learning Theory, ha sottolineato nei suoi studi quanto i bambini abituati sin dalla tenera età, e finanche nella pancia della madre, ad ascoltare musica, riescano ad essere naturalmente intonati perché abituati all’ascolto ancora prima di emettere un suono. Servono quindi educazione dell’orecchio alla musica, ascolto della propria voce e tanto allenamento, ma si può lavorare sulla propria intonazione in qualsiasi momento della vita.
- Sono raffreddato e ho mal di gola, come faccio a cantare?
L’essere raffreddati o in generale influenzati, fisicamente, non incide sull’emissione vocale, ma può essere ovviamente destabilizzante per il corpo che risulterà sicuramente affaticato da tale condizione. Se si riuscisse ad allenarsi anche in questi momenti, si potrebbe lavorare sul non nasalizzare le vocali o escludere dal forzare la gola, i cui muscoli sono spesso coinvolti mentre si canta, soprattutto dai principianti, quando ancora stanno prendendo confidenza con la respirazione diaframmatica. E’ opportuno quindi valutare in che stato si è: se si è in grado di sostenere la lezione di canto o l’allenamento a casa si può comunque lavorare con la voce senza strafare.
- E’ vero che fa bene ad un cantante bere bevande molto calde?
Gli estremi sono sempre da evitare. Bevande molto calde o molto fredde possono irritare le corde vocali anziché aiutare. L’idea che il caldo possa aiutare a sciogliere o, peggio, “scaldare” le corde vocali è una falsa credenza derivante dal nostro utilizzo delle bevande calde per far passare qualsiasi malanno 😉 E’ preferibile bere acqua a temperatura ambiente e comunque bevande tiepide nel caso di the o simili.
- Ormai ho una certa età: posso prendere lezioni di canto?
L’età non è assolutamente un limite per la musica! Se si hanno passione e voglia di fare si è sempre in tempo per imparare qualcosa di nuovo. Detto questo, per lavorare con la voce esistono comunque delle differenze tra l’iniziare da bambini o da adulti: certamente da adulti sarà più difficile lavorare sull’estensione, mentre sarà più semplice comprendere il meccanismo della respirazione diaframmatica, questione complessa per i bambini soprattutto per la percezione del proprio corpo. Da adulti sarà anche complesso gestire gli impegni familiari e lavorativi con le lezioni di canto e un allenamento costante, ma una volta organizzati non ci si scontrerà con la mancanza di costanza dei più piccoli. Ogni età ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Ciò che conta di più è crederci!
- E’ vero che prima di cantare devo astenermi dal mangiare e dall’avere rapporti…intimi?
La seconda parte della domanda è quella che ci ha lasciate certamente più perplesse…a meno che non ti ritrovi in una situazione così particolare da non lasciare distanza di tempo tra una cosa e l’altra, dovresti poter avere il tempo di gestire serenamente entrambe 😉 Sicuramente cantare richiede un impegno fisico notevole, soprattutto se si fa ad alti livelli, quindi sarebbe meglio essere cauti nel gestire il tempo prima di un’esibizione. Può essere più utile bere una tisana anziché mangiare, dato che la digestione comporta un impegno a livello addominale che potrebbe sposarsi poco con la respirazione diaframmatica. Così molti artisti preferiscono fare esercizi di stretching e di rilassamento (o di yoga) prima di esibirsi, per arrivare ad una forma fisica rilassata ma allo stesso tempo concentrata. Prima di cantare è importante avere un momento per cercare la propria ispirazione interiore, con un corpo proiettato all’atto del canto.
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Canta che ti passa!

È usanza comune considerare il canto come un’attività che ci fa stare bene, che ci libera dallo stress e che aumenta il nostro buono umore. Ma è vero? E se sì, perché?
Partiamo dalla considerazione che esistono degli ormoni detti “del benessere” come dopamina, ossitocina, serotonina ed endorfine, la cui produzione dipende dal nostro stile di vita, dall’alimentazione e da quanto movimento fisico facciamo. Esistono inoltre dei fattori genetici e ambientali che possono inibire il rilascio di quesiti ormoni da parte del nostro organismo, aumentando le condizioni di stress, affaticamento e indebolimento fisico generale. È stato dimonstrato che ci sono attività che ci aiutano nella produzione e nella metabolizzazione di queste preziose sostanze: ascoltare e fare musica stimola il rilascio di endorfine, meditare o stare seduti al sole favoriscono la produzione di serotonina, un ormone “antidepressivo” che migliora anche la memoria e la capacità di apprendimento. A tal proposito ricordiamo come il canto preveda aspetti respiratori e vibratori che ricorrono anche nello yoga e nelle pratiche meditative.
Ed è anche interessante sapere che non tutte queste sostanze sono prodotte dal nostro cervello, ma ad esempio proprio la serotonina viene maggiormente prodotta da cellule specializzate del nostro intestino.
Cantare e fare musica in generale ci porta a concentrarci su aspetti quali melodia, tecnica, memoria, gestione del fiato e movimenti, che ci distraggono dai problemi quotidiani o da questioni stressanti che ingombrano i nostri pensieri. È un momento si svuotamento dallo stress, uno spazio per scrollarsi di dosso i pesi che ci opprimono, allontanando ansia e depressione. Insomma, cantare fa bene, indubbiamente e lo avvertiamo dal piacere che ci dà farlo e rifarlo.
Dobbiamo considerare che il canto prevede un apprendimento che mantiene attivo il cervello e potenzia la memoria, che ci allena ad esprimere e a riconoscere linguaggi differenti che si intrecciano. Cantare è una passione che non ha età e per giovarne non serve farlo bene, ma farlo con passione e curiosità.
Anche il canto corale è stato studiato come un utile fonte antidepressiva, capace di aiutare a combattere solitudine e ansia. La produzione di ossiticina che l’attività corale stimola, favorisce sentimenti di legame ed empatia verso l’altro, con un risultato di rilassamento e appagamento generale. È una strategia terapeutica impiegata sempre di più in contesti sociali difficili e anche con persone anziane. Non importa la qualità vocale, perché la produzione degli ormoni del benessere è comunque stimolata con risultati importanti.
Insomma “canta che ti passa” non è in effetti solo un modo di dire…
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Cosa canto sotto l’albero?

Albero addobbato, luci, camino acceso e…la giusta playlist!
La musica a Natale è un elemento indispensabile per creare l’atmosfera perfetta.
Non c’è scuola, dall’asilo nido all’università della terza età, che non dedichi un momento per scambiarsi gli auguri con canti a tema. A maggior ragione le scuole di musica che organizzano ogni anno feste e saggi natalizi, iniziano a prepararsi settimane prima, proprio per dare il tempo agli allievi di arrivare pronti. E quindi già da ottobre si comincia a pensare a che cosa fare per Natale: qualcosa di tradizionale o qualcosa di nuovo? Solisti o coro?
Oltre ai classici che fin da piccoli cantiamo, vogliamo in questo articolo suggerirvi qualche idea utile sia per chi lavora nel settore, sia per chi vuole semplicemente divertirsi accanto all’albero di Natale insieme ad amici e parenti, grandi e piccini.
Nella vostra playlist di sicuro non mancano le hit più conosciute come All I want for Christmas is you di Mariah Carey o Last Christmas degli Wham! Oppure l’inconfondibile voce di Frank Sinatra che subito scalda l’ambiente e fa nevicare anche in salotto con brani come Have yourself a Merry Little Christmas o Silent night, entrambi contenuti nella raccolta Ultimate Christmas.
Perfetto, ma proprio per compensare il gelo della neve, potreste aggiungere The Beach Boys con Little Saint Nick oppure duettare con nonno o con zio come Ed Sheeran ed Elton John in Merry Christmas.
Non molto tempo fa Michael Bublè ha pubblicato una raccolta di classici del Natale, immancabili nella tradizione americana, dal titolo semplicemente Christmas. Per chi vuole scatenarsi a ritmo di pop, entra nella top ten dei brani a tema anche Santa tell me di Ariana Grande.
Per i più piccoli i brani dello Zecchino d’Oro rimangono una piacevolissima risorsa, ma vi suggeriamo anche Il Presepe lo facciamo noi un testo con canzoni (brani e basi musicali) e spettacolo di Elena Storchi e Renato Giorgi oppure il libro con cd Christmas and body music di Ciro Paduano e Riccardo Pinotti che sfidano grandi e piccini ad accompagnare i più tradizionali brani natalizi, come Astro del ciel, con la body percussion.
Se invece vogliamo scaldare le ugole e coinvolgere tutto il condominio, la tradizione gospel dà molte soddisfazioni!
Insomma, che siate amanti o meno dell’atmosfera natalizia, cercando e curiosando si trovano proposte interessanti anche per i più esigenti.
Non ci resta che fare un po’ si stretching, un bel warm up vocale e Buon Natale a tutti!
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Lo yoga nel canto


Quando si parla di yoga, la mente visualizza subito una persona seduta a gambe incrociate e con le mani in Gyan Mudra, classica posizione associata alla meditazione in cui indice e pollice si uniscono.
E parlando di “respirazione yogica” si pensa immediatamente ad una respirazione finalizzata al rilassamento.
In verità, nonostante tutto questo sia corrispondente a realtà, non coincide “solo” con queste rappresentazioni.
Nella pratica yogica la respirazione è componente fondamentale per attivare la muscolatura profonda che permette all’individuo di effettuare tutte le posizioni (asana) proprie della pratica.
Negli ultimi tempi, inoltre, lo studio dello yoga ha messo in luce tutte le sue sotto-discipline e declinazioni, come il kundalini yoga, hatha e vinyasa yoga, nelle quali la respirazione e i movimenti del corpo perseguono degli obiettivi specifici, come ad esempio preparare il corpo al risveglio energetico attraverso la liberazione dei chakra nella pratica del kundalini (se vuoi approfondire la conoscenza del mondo dello yoga ti consigliamo il blog lascimmiayoga.com)
Il benessere procurato dallo yoga coinvolge corpo e mente, grazie alla forte concentrazione richiesta nel rispettare determinate sequenze di movimento, alcune anche molto complesse e, ad un occhio nuovo, paragonabili ad un vero e proprio contorsionismo. Tale concentrazione coinvolge, prima di qualsiasi muscolo, proprio la respirazione, che si pone come vero motore di qualsiasi movimento, accompagnando il corpo in un viaggio alla scoperta delle proprie potenzialità.
Pensando a ciò che accade nel canto, dove la respirazione è, evidentemente, il motore dell’azione canora, che permette all’individuo di usare l’aria per la realizzazione delle sue evoluzioni vocali, possiamo comprendere come una maggiore consapevolezza nell’uso della respirazione possa costituire un vantaggio.
Diversamente da ciò che si sperimenta inizialmente in un percorso di studio con la propria voce, quando la respirazione diaframmatica viene attivata consapevolmente e, quindi spesso, anche con forza per cercare un risultato immediato, la respirazione yogica può favorire un maggiore rilassamento nella sua stessa sperimentazione.
Lo yoga in sé, inoltre, consente di rafforzare la muscolatura profonda, soprattutto il muscolo trasverso, attore principale delle posizioni di equilibrio e di sostegno e dei cambi di posizione, strumento quindi fondamentale per la percezione dei concetti di appoggio e sostegno propri del canto. Essendo le sue fasce muscolari intrecciate con quelle stabilizzanti del corpo, andando a sostenerci non solo in posizione eretta, ma anche nell’equilibrio, la sua salute risulta imprescindibile sia per una corretta postura sia per un corretto supporto nelle nostre attività quotidiane, sportive e, per l’appunto, nel nostro allenamento come cantanti.
Stiamo suggerendo di praticare lo yoga a supporto dello studio del canto? Perché no. Un corpo attivo e tonico è condizione importante per lavorare sulla propria voce.
