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Perché a pochi di noi piace la propria voce?

Ci capita spesso di affrontare questo argomento con i nostri allievi di canto, soprattutto all’inizio del loro percorso, quando ancora non hanno “documentazione” che abbia fissato nel tempo le loro performance.
Spesso, infatti, al primo ri-ascolto di un esercizio o addirittura di un loro messaggio vocale, arrivano a lezione preoccupati e con la lapidaria osservazione “la mia voce non è quella che io penso di avere!”.
Purtroppo è proprio così. La percezione della nostra voce cambia da dentro di noi rispetto alla persona esterna a noi per un semplice motivo: noi siamo la nostra stessa cassa di risonanza e ci ascoltiamo dall’interno del nostro strumento.
Una caratteristica di cui si possono avvalere solo gli esseri viventi, essendo gli altri strumenti oggetti azionati da un fattore esterno.
La percezione della nostra voce risulta quindi più grave e più corposa rispetto a ciò che si sente dall’esterno e non è infrequente quindi che il nostro TIMBRO possa sembrarci più squillante o meno profondo dell’idea che ci eravamo costruiti. Spesse volte quindi, come insegnanti, ci troviamo a dover insistere sul registrarsi durante l’allenamento a casa, proprio perché questo momento può essere vissuto con disagio nel riascoltare una voce che “non ci piace”.
Abbiamo però delle armi a nostro vantaggio che possono aiutarci a costruire la voce che desideriamo avere: innanzitutto essere clementi con se stessi. Certamente non potremo combattere contro madre natura che ha donato ad ognuno di noi la propria voce e proprio per questo UNICA.
Gli esercizi di allenamento, come quelli per l’ampliamento dell’estensione, sullo sviluppo della rotondità nella pronuncia delle vocali, sull’agilità e sugli stili potranno aiutarci a scoprire quale genere musicale può essere più affine al nostro timbro, al fine di tirare fuori il meglio dalla nostra voce.
Registrarsi si trasforma da un momento di disagio ad un momento di grande aiuto: solo ascoltando ciò che non mi piace della mia voce potrò lavorare sul modificare degli aspetti della pronuncia ad esempio, ammorbidire o inasprire l’esecuzione di alcuni suoni, ricercare un effetto sonoro particolare per un determinato stile. Conoscere la propria voce in tutti i suoi aspetti ci permette di lavorare su di essa a 360 gradi, per cercare di creare la versione migliore della nostra vocalità ed avvicinarci all’idea che ci siamo costruiti della nostra voce.
Questo lavoro potrebbe però svelare anche aspetti della nostra voce che ancora non conosciamo, dandoci la possibilità di esplorare delle sfumature del nostro timbro che non credevamo nemmeno di avere.
Solo lavorando sui noi stessi potremo superare l’idea di non avere una “bella” voce. Ogni voce è unica e irripetibile, ogni timbro ha caratteristiche che lo rendono speciale, sta solo a noi lavorarci su per scoprirlo.
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La voce è relazione

La voce è senza dubbio relazione. E’ il nostro contatto con il mondo esterno, è ponte tra me e gli altri, è identità e memoria. Nella nostra voce sono contenute molte informazioni su noi stessi e possiamo cogliere tanti particolari personali del nostro interlocutore ascoltandolo parlare. In campo artistico la voce è per eccellenza sinonimo di emozione ed espressività, è il mezzo creativo di cantanti e attori, è il pubblico che partecipa ad un concerto cantando in coro …. La voce è di tutti. E lo è davvero quando diventa inclusione, quando la usiamo per rapportarci con un mondo diverso.
C’è un ambito specifico che predilige la voce come canale diretto di contatto con l’altro: la relazione di cura. Possiamo intendere la relazione di cura come un “essere con l’altro” in una rapporto dinamico, relazionale, in equilibrio tra la soggettività e il ruolo dei soggetti, per raggiungere un obiettivo di beneficio. Sono diverse le terapie relazionali che fanno della voce la chiave del percorso terapeutico con il detto e il non detto, il saper rievocare, il saper accogliere. La parola parlata oltre che nel suo significato, ha la sua importanza anche nel suono, nello stato d’animo di chi parla e di chi ascolta, nella capacità espressiva che porta, nella sua funzione di stimolo verso una risposta nel paziente. E’ sempre carica di elementi emotivi e soggettivi.
Vogliamo però contestualizzare ancora meglio la nostra riflessione analizzando quanto la voce sia importante in ambiti specifici come la musicoterapia e la propedeutica musicale.
Durante un percorso di musicoterapia la relazione si sviluppa principalmente attraverso l’elemento sonoro, tramite strumenti musicali e canti, prediligendo questo tipo di interazione al linguaggio verbale. Proprio attraverso l’espressione musicale e lo scambio sonoro si costruisce il piano relazionale, una dimensione guidata, ma aperta all’altro e al suo sentire. E’ un piano di scambio “creativo”, dove cercare “risposte” attraverso il musicale e il vocale, sospendendo il parlato.
Anche in alcuni percorsi di propedeutica musicale, come la Music Learning Theory di E. Gordon, si predilige il piano vocale cantato come terreno di relazione con il bambino, tralasciando il più possibile la comunicazione verbale. E’ un approccio che vede l’età evolutiva come un periodo prezioso per guidare il bambino nell’espressione del proprio potenziale, una scoperta della propria musicalità con il linguaggio musicale vocale. Già durante la gravidanza è possibile avviare una relazione sonora con il bambino con la voce, un contatto attraverso le vibrazioni del suono che avvolgono il bimbo immerso nel liquido amniotico.
La voce crea ponti preziosi, può essere una ricca fonte di esperienze e soluzioni. Soprattutto per chi lavora in ambiti terapeutici, riabilitativi, didattici, vale la pena avere uno strumento vocale autentico e potente nella sua espressività. Ci sono esercizi e comportamenti che aiutano a migliorare la funzione comunicativa e quindi anche la dimensione creativa della relazione vocale.
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Lo studio di generi e stili per un cantante

Può un cantante iniziare il suo percorso definendo già in partenza il suo stile e il suo genere musicale preferiti?
Ognuno di noi si avvicina allo studio della musica, e del canto in particolare, avendo fantasticato in qualche modo sull’immagine di sé mentre si esegue un determinato brano, magari perché affascinato da un artista o una voce particolare, o dalle sensazioni provate con uno specifico genere musicale o perché, in casi più particolari, ci si sente vicini alla poetica di un determinato autore.
È facile quindi che, già in un primo approccio, si scelga di ottenere precisi effetti vocali che richiamino lo stile preferito, fissando in partenza il genere nel quale specializzarsi.
Dedicare parte dello studio alla conoscenza di tutti i generi musicali può però portare diversi benefici: oltre a diventare consapevoli delle caratteristiche dei diversi stili, aspetto importante nella formazione a 360 gradi del musicista, diventa un’abilità utile se coinvolti in progetti artistici lontani dalla nostra zona di comfort, per ampliare la nostra tecnica vocale e per sviluppare uno stile di comunicazione completamente aderente alle diverse esibizioni.
Pensiamo ad esempio alla tecnica dello SCAT nel jazz: nonostante sia una tecnica specifica di un genere, approfondendone la conoscenza, permette al cantante di acquisire una maggiore consapevolezza di alcuni aspetti ritmici della musica, oltre a stimolare nella tecnica improvvisativa, abilità utile ad un musicista in qualsiasi contesto.
Definire già all’inizio del proprio percorso in quale stile o genere specializzarsi può inoltre risultare limitante: pensiamo ad esempio al POP, dove l’uso della voce è pressoché principalmente brillante o al TRAP dove la fa da padrone il supporto dell’autotune. Tutti generi sicuramente da approfondire, ma da non rendere esclusivi nella propria formazione vocale.
La scoperta della migliore versione di noi stessi nel canto può, secondo la nostra opinione, avvenire solo “provando”: il rischio infatti è di limitare i nostri gusti ancor prima di aver sperimentato, un po’ come avviene quando, da bambini, ci viene sottoposto un nuovo piatto da assaggiare…se non provi tutto come fai a sapere in anticipo cosa davvero ti piace e, nel caso del canto, quale stile o genere musicale veste al meglio la tua voce?
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I professionisti per la nostra voce

Come si risolvono i problemi della nostra voce? Abbiamo visto in diversi articoli quali sono le attenzioni e le buone abitudini per mantenere sano il nostro stato di salute vocale. Ma cosa succede invece quando avvertiamo dei sintomi che ci indicano che qualcosa non va?
Ricordiamoci sempre che il nostro è uno strumento interno e che non riposa quasi mai se non quando dormiamo o stiamo zitti. E’ quindi molto importante monitorare periodicamente come stanno le nostre preziosissime corde vocali. Ci sono delle figure professionali che affiancano il cantante proprio per evitare il sorgere di patologie anche importanti.
Per tenere sotto controllo la nostra voce, basta effettuare un controllo da uno specialista come il foniatra o l’otorino laringoiatra. Attraverso un esame specifico, la laringoscopia, possiamo monitorare sia lo stato di salute delle corde, osservandone superficie, colore e bordi, sia il loro funzionamento seguendo le indicazioni che il foniatra ci darà durante la visita. Con la laringoscopia, un “tubicino con telecamera” viene inserito nella narice e posizionato sopra alla laringe, in modo da poter riprendere quello che succede alle corde vocali. Funziona un po’ come un’ecografia: sullo schermo del pc vedremo quello che la telecamera riprende e, in questo modo, potremo osservare tutto quello che riguarda il nostro funzionamento vocale “in diretta”. Una volta effettuata la diagnosi dell’eventuale patologia riscontrata, sarà il foniatra ad indicarci terapie e/o ulteriori specialisti.
Spesso ai cantanti succede di avere dei noduli sulle corde vocali, come dei piccoli calli che si creano lungo il bordo libero della corda, impedendone il contatto con l’altra e quindi la chiusura per la fonazione. In questo caso dovremo rivolgerci ad un logopedista che ci guiderà nella riabilitazione delle nostre corde. Inoltre, un logopedista che ha anche una formazione professionale artistica, sarà ancora più efficace nell’aiutarci a riabilitare la nostra voce parlata e cantata proprio in funzione delle nostre esigenze canore e sarà più funzionale nell’interfacciarsi con l’insegnante di canto.
E’ proprio l’insegnante di canto la terza figura necessaria a questo percorso di guarigione, per evitare che il problema si possa ripresentare e per un allenamento sempre più mirato e soddisfacente, senza rinunciare a traguardi ambiziosi.
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Dizione e canto

Nell’educare la nostra voce, una componente importante è affidata anche al nostro modo di pronunciare le parole, soprattutto se riflettiamo sulle inflessioni che, quando parliamo, escono spontaneamente dalla nostra bocca perché caratterizzanti della nostra estrazione geografica.
Sempre più frequentemente i manuali di canto dedicano attenzione a questo argomento, anche in virtù della posizione che la nostra bocca e in generale il nostro viso assumono nel dare forma ad una vocale, ad una sillaba, ad una parola e ad una intera frase.
Immaginate di non riuscire a controllare una cadenza particolare sul finire delle frasi, magari orientata verso una vera e propria cantilena: quale potrebbe essere l’effetto sonoro di questa mancanza? Probabilmente dei suoni calanti, una chiusura debole o addirittura assente se coincidente con suoni gravi.
Un libro che ci piace molto, La terapia del respiro di Ilde Middendorf, contiene un esercizio sulla percezione delle vocali interna alla nostra bocca, che stimola molto la percezione della propria esecuzione delle stesse. Immaginate di dover pronunciare le vocali a bocca chiusa: avvertite i piccolissimi movimenti che la vostra bocca esegue per assumere la loro forma? Siete in grado di memorizzare quei movimenti? Se ora doveste pronunciare le vocali ad alta voce, riuscite a sentire se state eseguendo lo stesso processo per formare quella particolare vocale? Provateci!
Così come gli attori, anche i cantanti hanno bisogno di esercitarsi alla pronuncia, esattamente come gli attori si allenano con la gestione della respirazione.
Una buona pronuncia, oltre ad evitare inflessioni dialettali (a meno che non siano ricercate per un particolare stile di canto), supporta anche l’interpretazione di stili e generi diversi, permettendo al cantante di concentrarsi sulle caratteristiche strettamente musicali.
Ecco che il lavoro del cantante diventa sempre più connesso con la conoscenza e con l’ascolto del proprio corpo, partendo dalle corde vocali e dall’orecchio esterno ed interno, passando attraverso la respirazione, per arrivare alla percezione dei muscoli facciali, alla loro attivazione in una direzione guidata dal proprio pensiero, in funzione del suono da emettere e dall’effetto da ottenere…
Il cantante come musicista, attore, esecutore, interprete, in tutta la sua interezza e complessità.
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La voce non sta nella gola!

Non ci stancheremo mai di ripetere che si canta con il corpo. Sembra un concetto molto generico, ma in realtà ci riporta alla concretezza dell’atto vocale come a un’azione più complessa e completa di quanto si pensi comunemente. Le corde vocali, responsabili della fonazione, non sono altro che la sorgente dei nostri suoni, ma non esauriscono da sole quello che la voce diventa. Per essere più chiari, nel momento in cui il nostro suono viene prodotto dalla vibrazione delle pliche vocali, compie un viaggio attraverso il vocal tract che lo trasforma e lo conduce all’esterno. Il suono, inoltre, è determinato anche dalla pressione d’aria che ricevono le corde vocali e quindi dalla nostra respirazione e dal nostro sostegno.
Non dobbiamo mai pensare che la nostra voce sia nella gola e cercare proprio qui la potenza vocale. Cantare di gola, ovvero sovraccaricare di tensione il collo nella speranza di reggere un sforzo vocale o di aumentare la forza della voce è la cosa più sbagliata da fare. La fonazione necessita di rilassatezza per essere prodotta e se c’è la necessità di aumentare potenza o raggiungere suoni alti sostenuti, ci sono tecniche di supporto allo sforzo proprio per non “usare la gola”. Dobbiamo ricordarci che la prima cosa da mettere in atto è un controllo completo delle varie componenti del canto: inspirazione, controllo diaframmatico, corretto impiego dei muscoli facciali e sfruttamento ottimale delle risonanze. Saper usare le risonanze e saper proiettare bene la voce nello spazio ci consente di mantenere il controllo sul canto anche nei punti più critici. Nei brani che richiedono “di più” in termini di potenza, ci sono apposite tecniche per chiamare in aiuto altri muscoli, alcuni anche situati nell’area spalle/collo, per aumentare il controllo in situazioni di fatica (come mantenere un cantato in voce piena su un range alto della nostra estensione, oppure sostenere una nota molto lunga e molto potente, magari anche in una tonalità scomoda….).
Se ci pensiamo bene, non abbiamo parlato di volume , ma di potenza, perché secondo noi il termine potenza è più appropriato per esprimere un “aumento di suono” in quanto suggerisce la partecipazione del corpo e una strategia allenata, mentre con volume ci si riconduce ad una dimensione più semplice, come una manopola da girare o un interruttore da schiacciare. Dobbiamo ricordare che il suono è vibrazione che si spande nello spazio e interagisce con questo. Le vibrazioni attraversano i corpi ne vengono modificate, rispondono all’ambiente esterno mutando. Ad esempio, un cantante lirico canta senza microfono su un palcoscenico che si affaccia su una platea: è quindi facile pensare come il suo corpo debba produrre un suono sufficientemente potente per essere sentito da tutto il teatro e che, anche quando il suono ha un’intensità contenuta (ovvero quando canta piano), il suo corpo necessita comunque di un saldo controllo muscolare e posturale. Dobbiamo abbandonare l’idea che per cantare si usi la gola stando davanti ad un microfono! Lo spazio intorno a noi e la distanza dal nostro interlocutore sono parametri che ci indirizzano verso un meccanismo molto più sofisticato che richiede consapevolezza.
Come faccio a capire se sto cantando di gola? Sarà ancora il tuo corpo a parlare, perché noterai bruciore, abbassamento vocale, problemi a cantare e parlare.
Ascoltarti è un buon inizio per cantare correttamente.
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Voce, ear training e Tromba di Eustachio

Durante le lezioni di canto non è infrequente dedicare una parte del lavoro ad esercizi di ear training. Di cosa si tratta?
Tradotto letteralmente, per ear training si intende un vero e proprio allenamento dell’orecchio, una stimolazione cioè dell’intonazione, del riconoscimento dei suoni nelle relazioni tra di loro, come anche la semplice distinzione tra suono acuto e suono grave. Gli esercizi pensati per questo scopo possono essere di vario tipo e gli stessi vocalizzi che si usano per il riscaldamento vocale sono pensati anche in funzione di “allenare l’orecchio”.
A volte possiamo trovarci di fronte a situazioni in cui i nostri studenti non riscontrano da subito una risposta sincrona tra l’ascolto e la riproduzione sonora vocale e questo può portare a riflessioni su una eventuale predisposizione ad essere stonati o ad avere disfunzioni fisiche. In realtà l’aspetto dell’allenamento all’ascolto è stato per molto tempo trascurato, come se il fare musica fosse scollegato da una cultura dell’ascolto della musica e legato esclusivamente ad un allenamento con la propria voce o con il proprio strumento.
Ascoltare musica, anche semplicemente per puro divertimento e non a scopo di studio, è il primo passo per educare il proprio orecchio a riconoscere i suoni. Per poterli riprodurre con la nostra voce o con il nostro strumento dovremo essere in grado di riconoscere la corrispondenza tra essi, affinché la riproduzione sia aderente al suono ascoltato. Prima di parlare quindi di essere stonati o di disfunzioni fisiche sarà necessario porsi alcune domande: sono abituato ad ascoltare musica a casa o al lavoro? Con quale frequenza? Che tipo di musica mi piace ascoltare? Che conoscenza ho degli stili e dei generi musicali? E’ importante notare anche quanto i nostri ascolti influenzano il nostro modo di percepire i suoni: se non ho mai ascoltato musica di origine orientale, probabilmente mi sarà più difficile abituarmi a sentire alcuni intervalli (intervallo= distanza tra due suoni) propri di quella cultura musicale.
C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: siamo fisicamente predisposti ad un collegamento orecchio-voce. Il nostro corpo, oltre ad essere dotato dello strumento “corda vocale” è dotato anche della Tromba di Eustachio! La tromba di Eustachio è un canale che collega l’orecchio medio al rinofaringe, che consiste nella parte superiore della gola e nella parte posteriore della cavità nasale. Ciò significa che il nostro corpo ha dei veri e propri strumenti predisposti al suono, che hanno solo bisogno di essere scoperti, conosciuti nella loro funzione e, di conseguenza, allenati.
E’ quindi evidente che la scoperta della propria voce sonora passa da una conoscenza completa del nostro corpo e di come esso sia naturalmente predisposto alla musica.
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La voce parlata

La voce è un elemento fondamentale della persona, racconta molto di essa suggerendone età, sesso, provenienza e molte altre informazioni. La voce ci mette in contatto con il mondo esterno, ci permette di comunicare pensieri ed emozioni, accompagna i nostri gesti e le espressioni del nostro viso, è una caratteristica che ci definisce nella nostra identità, permettendo agli altri di riconoscerci. Ci sono persone che si caratterizzano proprio per la propria voce profonda e sensuale, oppure roca o ancora squillante, di molti si può dire che hanno una voce rovinata, di altri invece una voce giovanile. È quindi molto importante prendersi cura della propria voce anche se non siamo dei cantanti, perché proprio nella voce parlata ci potrebbero essere dei problemi che potrebbero nel tempo rovinarla.
Sono molto diffusi cattivi comportamenti messi in atto quotidianamente che portano il parlante a non controllare più la voce, che risulterà sempre più compromessa in potenza e bellezza. Spesso queste persone utilizzano molto la voce per lavoro, e non solo in senso artistico come attori e cantanti, oppure professionisti come doppiatori e giornalisti, ma ci riferiamo anche ad insegnanti, professori, avvocati e tutti coloro che professionalmente parlano molto, anche al telefono. Queste persone presentano frequentemente abbassamenti vocali, raucedine, stanchezza, voce sfibrata. Sono professionisti che ammettono di non bere sufficientemente acqua, presentando il primo problema per le corde vocali che quindi perdono elasticità nonostante siano molto sollecitate per lungo tempo. L’affrontare eloqui lunghi, magari anche sotto stress, porta il parlante a non effettuare le pause indispensabili per il corretto rifornimento d’aria, ma anzi, la fretta predispone spesso ad un’articolazione dei suoni scorretta, con sillabe che vengono mangiate, parole pronunciate quasi senza fiato, perdendo un’ottimizzazione del suono preziosa. Infatti un ritmo adeguato del parlato è la base ottimale per una corretta articolazione delle parole, che valorizza tutte le sillabe sfruttando i giusti tempi di respirazione, utilizzando le risonanze utili ad amplificare il suono diminuendo così gli sforzi. Inoltre una buona consapevolezza della proiezione del suono e della modulazione di questo in base allo spazio e al contesto, sviluppa un tono vocale più certo, più comunicativo e più facile da gestire nel lungo periodo.
L’ambiente circostante è un parametro sul quale assettare il nostro “sistema voce”, pensiamo infatti a quelle persone che non lavorano propriamente parlando molto, ma che lo fanno in contesti rumorosi, come i parrucchieri ad esempio, che mentre usano il phon chiacchierano con il cliente. Il rumore di sottofondo è forte e costante e sovrastarlo per ore e per giorni può causare danni alle corde vocali. Lo stesso vale per istruttori di piscina e palestre, operai nei cantieri stradali ecc…
Altri problemi subentrano invece con l’aumentare dell’età e con i cambiamenti ormonali, quando la voce appare indebolita, fioca e difficile da gestire. Una voce un po’ “ballerina” che sprofonda in toni gravi mai avuti prima o che invece diventa esile e molto acuta, dando una sensazione di instabilità e debolezza. Anche in questi casi ci sono accorgimenti che aiutano a potenziare il suono, donando una stabilità maggiore e un colore più rotondo e più brillante.
Insomma la voce non è solo una questione per cantanti! Ci avevi mai pensato?
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Conosci le corde vocali?

Il nostro corpo è il nostro strumento e la voce è uno strumento molto personale, come abbiamo più volte approfondito in questo blog. Ancora una volta torniamo a riflettere su quanto sia fisica la nostra voce, sulla sua presenza nello spazio e nel tempo, tangibile e profondamente concreta. La voce non è qualcosa di etereo e misterioso, non è un evento distaccato da noi e dallo spazio. La voce non è invisibile. La vediamo nelle nostre espressioni facciali quando siamo arrabbiati e graffia le parole mentre apriamo la bocca per urlare, la vediamo nelle nostre lacrime quando è bagnata e trema. La voce si propaga nello spazio perché è vibrazione che attraversa distanze e oggetti, crea vicinanze, si espande intorno e ci presenta agli altri. La voce è l’aria che entra dentro noi quando respiriamo e che noi trasformiamo in suoni che diventano ricordi, affetti, sorrisi, cose importanti. Sono i suoni che rispecchiano i nostri pensieri, le nostre emozioni, la nostra età e tanti altri sottili dettagli su chi siamo. Tutto molto poetico e contemporaneamente scontato.
Quando facciamo lezione una delle prime domande che facciamo agli allievi è chiedere se sanno come sono fatte le corde vocali. La risposta è quasi sempre no, a meno che l’allievo non sia un medico o un ragazzo che ha studiato a scuola il corpo umano (e comunque più frequente che sia un medico piuttosto che un ragazzo che abbia studiato le corde vocali a scuola…). Quasi tutti si immaginano le corde vocali come dei fili – delle corde appunto – che, posizionate verticalmente, producono dei suoni, un po’ come le corde di un contrabbasso. Numero delle corde variabile, alcuni hanno ipotizzato 7, come le note (non entriamo nel merito qui…).
Tutto il romanticismo di prima decade in pochi secondi quando mostriamo loro il video di una laringoscopia che svela l’anatomico lato della vocalità. Le corde vocali sono due piccoli segmenti elastici, inseriti all’interno della laringe, posizionate orizzontalmente, (all’altezza del famoso pomo d’Adamo), unite tra di loro nella parte anteriore, separate in quella posteriore. Sono collegate a cartilagini e muscoli che ne permettono l’avvicinamento e quindi la chiusura, l’apertura, l’allungamento e l’accorciamento. Quando le corde vocali sono aperte, non producono suono, mentre quando si chiudono allora abbiamo una fonazione. Chiudendosi, le corde vocali, trasformano l’aria che risale dai polmoni in suono, il quale a sua volta risalendo verso la bocca si trasforma nella nostra voce. È un meccanismo ben più complesso di come descritto ora, che si arricchisce di molte variabili, modificando la voce con sfumature ed effetti molteplici. Oltre alle due corde vocali cosiddette “vere” esistono anche due corde vocali false, che non sono responsabili della produzione della nostra voce perché hanno una natura non elastica e non possono vibrare come le altre due. Hanno funzioni differenti, come quella di proteggere le pliche vere in caso di atteggiamento pericoloso (un uso estremo e scorretto della voce, o una reazione violenta dovuta ad una causa esterna come la paura ecc…). A volte le corde vocali false entrano in funzione durante il canto dando un effetto graffiato alla voce, spesso involontario.
Quello che è importante è sapere che le nostre corde vocali sono molto piccole e delicate, ma svolgono una funzione importantissima e anche faticosa: sono la nostra dimensione espressiva nel mondo. Le usiamo per comunicare con gli altri a casa, al telefono, le usiamo al lavoro, per fare bella figura, per cantare, per recitare, per ridere e piangere…
Avere cura della propria voce è aver cura di noi stessi, ricordiamoci che la voce fa parte della nostra salute e della nostra bellezza.
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Le 5 domande più frequenti…

che ci sono state rivolte come insegnanti di canto.
Nella nostra vita da insegnanti ci vengono spesso rivolte domande dettate da false credenze o luoghi comuni, soprattutto da chi ama cantare sotto la doccia e non si è mai spinto oltre.
Ecco allora le 5 domande più frequenti a cui abbiamo risposto…non senza sorprenderci, per alcune, della loro particolarità.
- A me piace cantare ma sono stonato. Posso “diventare” intonato?
A meno che non esistano problemi fisici che vanno ad incidere sull’emissione vocale, come ispessimenti sulle corde vocali o disfunzioni, si può sempre lavorare sulla propria intonazione. L’essere “stonato” dipende spesso da una mancanza, o completa assenza, di ascolto della musica o della propria voce sonora. Molti di coloro che si definiscono stonati infatti tendono ad urlare mentre cantano oppure, non essendo avvezzi all’ascolto della musica, non riescono ad associare il suono che stanno producendo a quello ascoltato. Edwin Gordon, fondatore della Music Learning Theory, ha sottolineato nei suoi studi quanto i bambini abituati sin dalla tenera età, e finanche nella pancia della madre, ad ascoltare musica, riescano ad essere naturalmente intonati perché abituati all’ascolto ancora prima di emettere un suono. Servono quindi educazione dell’orecchio alla musica, ascolto della propria voce e tanto allenamento, ma si può lavorare sulla propria intonazione in qualsiasi momento della vita.
- Sono raffreddato e ho mal di gola, come faccio a cantare?
L’essere raffreddati o in generale influenzati, fisicamente, non incide sull’emissione vocale, ma può essere ovviamente destabilizzante per il corpo che risulterà sicuramente affaticato da tale condizione. Se si riuscisse ad allenarsi anche in questi momenti, si potrebbe lavorare sul non nasalizzare le vocali o escludere dal forzare la gola, i cui muscoli sono spesso coinvolti mentre si canta, soprattutto dai principianti, quando ancora stanno prendendo confidenza con la respirazione diaframmatica. E’ opportuno quindi valutare in che stato si è: se si è in grado di sostenere la lezione di canto o l’allenamento a casa si può comunque lavorare con la voce senza strafare.
- E’ vero che fa bene ad un cantante bere bevande molto calde?
Gli estremi sono sempre da evitare. Bevande molto calde o molto fredde possono irritare le corde vocali anziché aiutare. L’idea che il caldo possa aiutare a sciogliere o, peggio, “scaldare” le corde vocali è una falsa credenza derivante dal nostro utilizzo delle bevande calde per far passare qualsiasi malanno 😉 E’ preferibile bere acqua a temperatura ambiente e comunque bevande tiepide nel caso di the o simili.
- Ormai ho una certa età: posso prendere lezioni di canto?
L’età non è assolutamente un limite per la musica! Se si hanno passione e voglia di fare si è sempre in tempo per imparare qualcosa di nuovo. Detto questo, per lavorare con la voce esistono comunque delle differenze tra l’iniziare da bambini o da adulti: certamente da adulti sarà più difficile lavorare sull’estensione, mentre sarà più semplice comprendere il meccanismo della respirazione diaframmatica, questione complessa per i bambini soprattutto per la percezione del proprio corpo. Da adulti sarà anche complesso gestire gli impegni familiari e lavorativi con le lezioni di canto e un allenamento costante, ma una volta organizzati non ci si scontrerà con la mancanza di costanza dei più piccoli. Ogni età ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Ciò che conta di più è crederci!
- E’ vero che prima di cantare devo astenermi dal mangiare e dall’avere rapporti…intimi?
La seconda parte della domanda è quella che ci ha lasciate certamente più perplesse…a meno che non ti ritrovi in una situazione così particolare da non lasciare distanza di tempo tra una cosa e l’altra, dovresti poter avere il tempo di gestire serenamente entrambe 😉 Sicuramente cantare richiede un impegno fisico notevole, soprattutto se si fa ad alti livelli, quindi sarebbe meglio essere cauti nel gestire il tempo prima di un’esibizione. Può essere più utile bere una tisana anziché mangiare, dato che la digestione comporta un impegno a livello addominale che potrebbe sposarsi poco con la respirazione diaframmatica. Così molti artisti preferiscono fare esercizi di stretching e di rilassamento (o di yoga) prima di esibirsi, per arrivare ad una forma fisica rilassata ma allo stesso tempo concentrata. Prima di cantare è importante avere un momento per cercare la propria ispirazione interiore, con un corpo proiettato all’atto del canto.
