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  • Canta che ti passa!

    Canta che ti passa!

    È usanza comune considerare il canto come un’attività che ci fa stare bene, che ci libera dallo stress e che aumenta il nostro buono umore. Ma è vero? E se sì, perché?

    Partiamo dalla considerazione che esistono degli ormoni detti “del benessere” come dopamina, ossitocina, serotonina ed endorfine, la cui produzione dipende dal nostro stile di vita, dall’alimentazione e da quanto movimento fisico facciamo. Esistono inoltre dei fattori genetici e ambientali che possono inibire il rilascio di quesiti ormoni da parte del nostro organismo, aumentando le condizioni di stress, affaticamento e indebolimento fisico generale. È stato dimonstrato che ci sono attività che ci aiutano nella produzione e nella metabolizzazione di queste preziose  sostanze: ascoltare e fare musica stimola il rilascio di endorfine, meditare o stare seduti al sole favoriscono la produzione di serotonina, un ormone “antidepressivo” che migliora anche la memoria e la capacità di apprendimento. A tal proposito ricordiamo come il canto preveda aspetti respiratori e vibratori che ricorrono anche nello yoga e nelle pratiche meditative.

    Ed è anche interessante sapere che non tutte queste sostanze sono prodotte dal nostro cervello, ma ad esempio proprio la serotonina  viene maggiormente prodotta da cellule specializzate del nostro intestino.

    Cantare e fare musica in generale ci porta a concentrarci su aspetti quali melodia, tecnica, memoria, gestione del fiato e movimenti, che ci distraggono dai problemi quotidiani o da questioni stressanti che ingombrano i nostri pensieri. È un momento si svuotamento dallo stress, uno spazio per scrollarsi di dosso i pesi che ci opprimono, allontanando ansia e depressione. Insomma, cantare fa bene, indubbiamente e lo avvertiamo dal piacere che ci dà farlo e rifarlo.

    Dobbiamo considerare che il canto prevede un apprendimento che mantiene attivo il cervello e potenzia la memoria, che ci allena ad esprimere e a riconoscere linguaggi differenti che si intrecciano. Cantare è una passione che non ha età e per giovarne non serve farlo bene, ma farlo con passione e curiosità.

    Anche il canto corale è stato studiato come un utile fonte antidepressiva, capace di aiutare a combattere solitudine e ansia. La produzione di ossiticina che l’attività corale stimola, favorisce sentimenti di legame ed empatia verso l’altro, con un risultato di rilassamento e appagamento generale. È una strategia terapeutica impiegata sempre di più in contesti sociali difficili e anche con persone anziane. Non importa la qualità vocale, perché la produzione degli ormoni del benessere è comunque stimolata con risultati importanti.

    Insomma “canta che ti passa” non è in effetti solo un modo di dire…

  • Cosa canto sotto l’albero?

    Cosa canto sotto l’albero?

    Albero addobbato, luci, camino acceso e…la giusta playlist!

    La musica a Natale è un elemento indispensabile per creare l’atmosfera perfetta.

    Non c’è scuola, dall’asilo nido all’università della terza età, che non dedichi un momento per scambiarsi gli auguri con canti a tema. A maggior ragione le scuole di musica che organizzano ogni anno feste e saggi natalizi, iniziano a prepararsi settimane prima, proprio per dare il tempo agli allievi di arrivare pronti. E quindi già da ottobre si comincia a pensare a che cosa fare per Natale: qualcosa di tradizionale o qualcosa di nuovo? Solisti o coro?

    Oltre ai classici che fin da piccoli cantiamo, vogliamo in questo articolo suggerirvi qualche idea utile sia per chi lavora nel settore, sia per chi vuole semplicemente divertirsi accanto all’albero di Natale insieme ad amici e parenti, grandi e piccini.

    Nella vostra playlist di sicuro non mancano le hit più conosciute come All I want for Christmas is you di Mariah Carey o Last Christmas degli Wham! Oppure l’inconfondibile voce di Frank Sinatra che subito scalda l’ambiente e fa nevicare anche in salotto con brani come Have yourself a Merry Little Christmas o Silent night, entrambi contenuti nella raccolta Ultimate Christmas.

    Perfetto, ma proprio per compensare il gelo della neve, potreste aggiungere The Beach Boys con Little Saint Nick oppure duettare con nonno o con zio come Ed Sheeran ed Elton John in Merry Christmas.

    Non molto tempo fa Michael Bublè ha pubblicato una raccolta di classici del Natale, immancabili nella tradizione americana, dal titolo semplicemente Christmas. Per chi vuole scatenarsi a ritmo di pop, entra nella top ten dei brani a tema anche Santa tell me di Ariana Grande.

    Per i più piccoli i brani dello Zecchino d’Oro rimangono una piacevolissima risorsa, ma vi suggeriamo anche Il Presepe lo facciamo noi un testo con canzoni (brani e basi musicali) e spettacolo di Elena Storchi e Renato Giorgi oppure il libro con cd Christmas and body music di Ciro Paduano e Riccardo Pinotti che sfidano grandi e piccini ad accompagnare i più tradizionali brani natalizi, come Astro del ciel, con la body percussion. 

    Se invece vogliamo scaldare le ugole e coinvolgere tutto il condominio, la tradizione gospel dà molte soddisfazioni!

    Insomma, che siate amanti o meno dell’atmosfera natalizia, cercando e curiosando si trovano proposte interessanti anche per i più esigenti. 

    Non ci resta che fare un po’ si stretching, un bel warm up vocale e Buon Natale a tutti!

  • Lo yoga nel canto

    Lo yoga nel canto
    Lo yoga nel canto

    Quando si parla di yoga, la mente visualizza subito una persona seduta a gambe incrociate e con le mani in Gyan Mudra, classica posizione associata alla meditazione in cui indice e pollice si uniscono. 

    E parlando di “respirazione yogica” si pensa immediatamente ad una respirazione finalizzata al rilassamento.

    In verità, nonostante tutto questo sia corrispondente a realtà, non coincide “solo” con queste rappresentazioni. 

    Nella pratica yogica la respirazione è componente fondamentale per attivare la muscolatura profonda che permette all’individuo di effettuare tutte le posizioni (asana) proprie della pratica. 

    Negli ultimi tempi, inoltre, lo studio dello yoga ha messo in luce tutte le sue sotto-discipline e declinazioni, come il kundalini yoga, hatha e vinyasa yoga, nelle quali la respirazione e i movimenti del corpo perseguono degli obiettivi specifici, come ad esempio preparare il corpo al risveglio energetico attraverso la liberazione dei chakra nella pratica del kundalini (se vuoi approfondire la conoscenza del mondo dello yoga ti consigliamo il blog lascimmiayoga.com)

    Il benessere procurato dallo yoga coinvolge corpo e mente, grazie alla forte concentrazione richiesta nel rispettare determinate sequenze di movimento, alcune anche molto complesse e, ad un occhio nuovo, paragonabili ad un vero e proprio contorsionismo. Tale concentrazione coinvolge, prima di qualsiasi muscolo, proprio la respirazione, che si pone come vero motore di qualsiasi movimento, accompagnando il corpo in un viaggio alla scoperta delle proprie potenzialità.

    Pensando a ciò che accade nel canto, dove la respirazione è, evidentemente, il motore dell’azione canora, che permette all’individuo di usare l’aria per la realizzazione delle sue evoluzioni vocali, possiamo comprendere come una maggiore consapevolezza nell’uso della respirazione possa costituire un vantaggio.

    Diversamente da ciò che si sperimenta inizialmente in un percorso di studio con la propria voce, quando la respirazione diaframmatica viene attivata consapevolmente e, quindi spesso, anche con forza per cercare un risultato immediato, la respirazione yogica può favorire un maggiore rilassamento nella sua stessa sperimentazione.

    Lo yoga in sé, inoltre, consente di rafforzare la muscolatura profonda, soprattutto il muscolo trasverso, attore principale delle posizioni di equilibrio e di sostegno e dei cambi di posizione, strumento quindi fondamentale per la percezione dei concetti di appoggio e sostegno propri del canto. Essendo le sue fasce muscolari intrecciate con quelle stabilizzanti del corpo, andando a sostenerci non solo in posizione eretta, ma anche nell’equilibrio, la sua salute risulta imprescindibile sia per una corretta postura sia per un corretto supporto nelle nostre attività quotidiane, sportive e, per l’appunto, nel nostro allenamento come cantanti.

    Stiamo suggerendo di praticare lo yoga a supporto dello studio del canto? Perché no. Un corpo attivo e tonico è condizione importante per lavorare sulla propria voce.

  • Difendi la tua voce!

    Con l’arrivo dell’autunno aumenta il rischio che le nostre difese immunitarie si abbassino. Il clima può diventare un vero nemico della voce se non prestiamo le giuste attenzioni. Si pensa spesso che l’abbassamento delle temperature sia la causa di raffreddori, aumento del muco e mal di gola, ma anche le temperature alte in giornate fortemente ventose possono essere altrettanto pericolose. Usare frequentemente la macchina quando fa caldo e fare continui spostamenti, ci espone a numerose raffiche di vento che ci investono spesso quando siamo sudati. Le “nuove stagioni” che si profilano con il cambiamento climatico, così come le “vecchie”, impongono a noi cantanti la cura della voce attraverso la cura delle nostre difese immunitarie. Ricordiamoci sempre che un “semplice” malanno stagionale può compromettere lezioni di canto, prove, registrazioni, studio… Quindi prestiamo attenzione ad alcune abitudini per non perdere tempo, soldi ed energie. Innanzi tutto non ci esponiamo a colpi d’aria mentre siamo sudati, cosa che succede facilmente  se facciamo sport all’aperto e non cambiamo subito gli indumenti umidi una volta finto l’allenamento. Prestiamo anche attenzione all’umidità notturna quando dormiamo.

    La regola di bere sempre molta acqua è vitale per il cantante, soprattutto quando è urgente eliminare le tossine oltre che idratare le corde vocali. Se non ricordiamo quanto abbiamo bevuto negli ultimi giorni, lo capiremo da come percepiamo la nostra voce la risveglio mattutino (fa a fatica ad alzarsi? E’ ariosa? Rauca?) e da come si presentano le nostre urine – siamo corpo, quindi osserviamoci (sono limpide o torbide?). Detto ciò, ci sono molti rimedi naturali che ci aiutano a mantenere in salute noi stessi e la nostra voce.

    Lo zenzero è un fortissimo alleato del nostro benessere: le sue proprietà antinfiammatorie sono molto efficaci contro mal di gola, abbassamenti vocali, catarro e muco persistenti. Molto utile se utilizzato come infuso, lo è ancora di più se masticato e ingerito. Nell’ infuso di zenzero è usanza comune aggiungere scorza di limone (non trattato) e far bollire il tutto per qualche minuto. All’infuso si può aggiungere del miele, altro alimento prezioso perché antibatterico e lenitivo e il succo del limone. L’infuso può essere conservato in frigo, consumato freddo oppure caldo, come tisana. Il limone è un nostro alleato, come tutti gli agrumi, perché ricco di vitamina C, indispensabile per il rafforzamento del nostro sistema immunitario. Si può anche ricorrere alle gocce di rosa canina da assumere quotidianamente come integratore di vitamina C e al ribes nigrum, efficace per le proprietà antinfiammatorie e antiallergiche. Un’altra pianta amica della voce è l’erisimo, meglio conosciuto come “l’erba dei cantanti”, proprio per le sue potenti proprietà antinfiammatorie, espettoranti e mucolitiche nei confronti dell’apparato respiratorio. L’erisimo, grazie al suo effetto emolliente, aiuta a ripristinare il benessere della mucosa orofaringea, contrastando mal di gola, raucedine e abbassamenti vocali. Consultare un erborista ti aiuterà a trovare e combinare i principi attivi adatti e dosaggi corretti al tuo organismo. Anche l’aloe vera è una ricca fonte di proprietà utili al nostro sistema immunitario, grazie a vitamine B, C ed E, e sali minerali. Grazie al suo potere immunostimolante l’aloe vera vaporizzata è un efficace antinfiammatorio e aiuta a combattere laringite e raucedine. Non dimentichiamoci che il sonno è un alleato della voce, mantre lo stress ovviamente è una causa di molti problemi, non solo vocali.

    Sono diversi quindi gli aiuti che quotidianamente possiamo dedicarci, attenzioni piccole che ci aiutano non solo a cantare, ma anche a dormire meglio e a stancarci di meno. Noi siamo la nostra voce e la nostra salute inevitabilmente è fonte principale della nostra bellezza vocale.

  • La voce transgender

    Nell’affrontare un argomento così importante e allo stesso tempo delicato, potrebbe sorgere subito una domanda: di quale voce parliamo?

    A pensarci bene, parliamo della voce di tutti. Tutti noi operiamo dei cambiamenti nella nostra voce quando iniziamo un percorso di studio nel canto: ricerchiamo l’estensione vocale, sfumature più dolci o più aggressive a seconda dello stile musicale, a volte preferiamo cantare brani di voci che non appartengono al nostro stesso sesso.

    Chi di noi affronta invece un percorso personale di cambio di genere si trova a confronto anche con altri aspetti, uno su tutti il mutamento della propria voce nel genere appunto, mutamento che si somma a tutti quelli già detti. Si tratta ovviamente di un momento particolarmente complesso, durante il quale potrebbe sembrare più semplice ricorrere direttamente alla chirurgia per modificare l’assetto delle corde vocali, naturalmente differenti tra corpo femminile e corpo maschile.

    Il supporto di uno specialista diventa assolutamente fondamentale: negli articoli precedenti abbiamo più volte detto quanto la nostra voce sia influenzata dalla nostra psiche, dalla percezione che abbiamo del nostro corpo, dagli stati d’animo e da ciò che ci succede, sia a livello fisico, come percorso naturale del nostro corpo, sia nell’interazione con il mondo circostante.

    Nel porre l’attenzione su tutti questi aspetti, molti studi sull’argomento hanno confermato come sia principalmente l’aiuto logopedico a fare la differenza nel supporto in questo passaggio. Mutare la voce dal femminile al maschile e viceversa non è solo una questione fisica, anzi, forse è più una questione di percezione.

    La distinzione tra sentir parlare un uomo o una donna non è solo un fatto di timbro. Abbiamo soprattutto degli atteggiamenti istintivi che ci identificano come individuo in tutte le nostre sfumature: diverso modo di muoversi, differente approccio nei discorsi, intercalari diversi a seconda delle persone con le quali ci confrontiamo o degli argomenti che trattiamo. Lavorare su un passaggio di genere passa quindi certamente da un atteggiamento personale che si rifletterà anche sulla nostra voce, sulla sua qualità, sul suo timbro appunto.

    Un percorso questo che può essere affrontato anche insieme alla propria guida nel lavoro sul canto: approfondire la conoscenza del proprio strumento voce, scoprendone le sfumature più chiare o più scure permette di individuare consapevolmente le proprie caratteristiche, anche nascoste. Si aggiunga a questo una consapevolezza dei movimenti del proprio palato, della propria postura facciale in generale che si riflettono anche sulle nostre risonanze.

    Ma tutto questo…Non lo facciamo forse tutti noi durante le nostre sessioni di allenamento, senza distinzione di genere? Il lavoro sulla nostra voce ci permette non solo di interpretare un personaggio, ma anche di essere chi vogliamo essere, di costruire chi vogliamo diventare.

  • Come invecchia la nostra voce

    Durante ogni fase della vita la voce muta insieme a mente e corpo e, come questi, è coinvolta nel processo di invecchiamento.

    Un processo complesso, che varia da persona a persona, ma che in generale possiamo descrivere come un irrigidimento progressivo dei nostri apparati e delle loro funzioni. Un’involuzione che ci priva più o meno marcatamente delle nostre abilità: i tessuti non sono più così elastici, le articolazioni sono meno mobili, la nostra sensibilità meno reattiva. Questo succede anche alle corde vocali che invecchiando sono meno veloci ed elastiche, “meno forti” nel sostenere chiusura e vibrazione per produrre sonorità.

    Durante l’invecchiamento non è difficile riscontrare problemi di abbassamenti vocali insistenti, aumento del muco che impedisce una facile emissione, una generale minore “potenza vocale” che ci fa sforzare per esprimerci, soprattutto in contesti di conversazione con rumori di sottofondo.

    Si modifica tutto l’apparato fonatorio e nelle donne dopo la menopausa le corde vocali diventano più spesse, più pesanti e più sensibili ad edemi. Ne risulta una voce che si aggrava, più profonda, con un evidente scurimento timbrico. Un abbassamento si riscontra anche nelle voci maschili in una prima fase involutiva, per poi innalzarsi in età sempre più avanzata avvalendosi del registro di falsetto e diventando così molto acuta.

    La voce cantata in vecchiaia si presenta più piatta, con aria, più difficile da gestire nella tecnica e nella realizzazione nei diversi registri.

    Nelle discipline artistiche, in quelle sportive, ma anche nelle professioni per svolgere le quali il corpo ha un ruolo centrale, l’invecchiamento comporta conseguenze che vanno al di là della riduzione di una funzione fisica. E’ molto importante considerare appieno l’impatto emotivo che ne deriva e provare ad immaginare come dare prosieguo alle abilità esercitate in tanti anni per trasformarle in competenze ed energie in grado di generare ancora benessere e qualità. Consigliamo di continuare ad allenarsi calibrando gli esercizi, trovando un giusto equilibrio tra cautela ed efficacia, facendosi guidare in un training personalizzato.

    L’importante è non abbandonare il canto per via dell’età, ispiriamoci alle grandi voci come quelle di Albano o della Vanoni che di certo hanno ancora tanto suono ed energia.

  • Il femminile nel canto

    La vita femminile è scandita da una ciclicità mensile che guida il corpo attraverso le diverse fasi dell’ovulazione. Ne sono coinvolti diversi muscoli e tessuti, a volte ne è influenzato l’umore, spesso la concentrazione è più faticosa e il sonno può essere disturbato. Se tutto l’Io femminile partecipa a questo rituale, la voce non può non esserne coinvolta. Si possono avvertire dolori alla schiena o all’addome, mal di testa, insomma si tratta di un momento particolare che dobbiamo imparare a gestire anche in relazione alla nostra attività di cantanti.

    Qualche giorno prima della comparsa delle mestruazioni è possibile che la voce ci sembri stanca, meno prestante soprattutto nel range degli acuti. Si ha una difficoltà generale nella stabilità della fonazione e nella sua espressione alla quale siamo abituati, come se la voce rispondesse meno alle nostre intenzioni. Una voce de-timbrata, come sfocata, a volte “vuota”, ovvero povera di risonanze.

    Questa stanchezza la si può avvertire anche durante la fase di ovulazione, mentre nei giorni di flusso i disagi potrebbero migliorare e le corde vocali tornare alla propria prestanza. Bisogna però dire che proprio durante le mestruazioni i dolori alla schiena e i dolori addominali possono essere molto forti, rendendo faticoso l’atto del canto e quindi comunque compromettere la qualità del lavoro fonatorio perché la voce appare ancora poco elastica.

    Il ciclo mestruale è un rituale che il nostro corpo compie contribuendo a mantenerci in salute, quindi anche se comporta alcuni disagi, non deve essere vissuto come un impedimento del mondo femminile. Una maggiore consapevolezza dell’andamento ormonale e delle attenzioni che il nostro corpo e il nostro umore richiedono ci aiuterà a vivere appieno il nostro essere donna come la grande opportunità che è.

    La sensibilità è una dimensione che è coltivata nel femminile e nell’arte, la capacità di cogliere il tempo giusto non solo in musica ma anche nell’ andamento interiore del proprio corpo e delle proprie emozioni ci apre la porta alla gestione di noi stesse e della nostra espressione.

  • La voce dei bambini e il cambiamento vocale

    La nostra voce cresce insieme a noi, portando cambiamenti significativi che non riguardano solo l’aspetto fonatorio, ma coinvolgono anche la percezione che abbiamo di noi stessi e la nostra identità.

    Lo abbiamo già detto, la voce dice molto di noi, racconta del nostro carattere e anche del nostro aspetto fisico. Suggerisce il genere di una persona, la provenienza geografica, lo stato d’animo, l’età… Non è difficile capire se stiamo parlando con un bambino, un ragazzo, un adulto o un anziano anche se non lo vediamo. Questo proprio perché l’apparato fonatorio cresce con il corpo durante lo sviluppo e porta con sé importanti mutamenti.

    Si parla di muta vocale per indicare quel passaggio della voce dalla pubertà all’età adulta. Passaggio che comporta sia nelle femmine che nei maschi un cambiamento vocale importante: con lo sviluppo sessuale la laringe aumenta le proprie dimensioni, le corde vocali si ispessiscono e avviene una maggiore definizione generale di tutto il vocal tract.  Risulterà quindi una voce diversa rispetto alla voce del bambino.

    Capita frequentemente che questa fase di passaggio sia accompagnata da scompensi e disagi durante la fonazione, soprattutto in chi pratica il canto. Può comparire una qualità soffiata della voce, difficoltà nel controllo sia dell’intonazione che della nitidezza timbrica, senso di stanchezza e appiattimento delle armoniche e, soprattutto nei ragazzi, si può verificare una rottura della voce anche sul parlato con incontrollati cambiamenti di registro… E’ un periodo più o meno lungo durante il quale è importante trattare la voce con molta cura e serenità, per non alimentare frequenti angosce relative alla perdita di note acute e di potenza.

    La voce cambia perché risponde a nuove esigenze dell’individuo, che crescendo abbandona la voce bambina adatta a imporsi acusticamente all’attenzione dell’adulto con la sua forza e penetranza. La muta vocale è una fase che può durare anche un po’ di tempo, durante il quale lo sviluppo e l’ispessimento dell’apparato fonatorio portano il ragazzo verso un fisico maturo per l’esplorazione vocale tecnica più completa, perché avrà a disposizione un organo formato e quindi pronto a svolgere appieno la propria funzione. Ricordiamo che con i bambini non è opportuno affrontare uno studio della tecnica vocale, perché non sono ancora fisiologicamente pronti a sostenerlo.

    Il cambiamento è delicato, quindi è necessario accompagnarlo con un giusto spirito di scoperta, riconoscendo a questa nuova voce sonorità più adulte, stabili e pronte a nuove esperienze.

  • L’importanza di osservarsi allo specchio

    Immaginate di dover disegnare un momento di vita quotidiana, con ambienti, persone, atmosfere, dando quindi risalto ai dettagli e ai colori che trasmetteranno il sentimento che si cela dietro a quelle linee…

    E di farlo ad occhi chiusi.

    Difficile vero?

    Quando pensiamo di intraprendere il nostro percorso nel canto tendiamo a concentrarci sull’individuare subito i brani che vorremmo cantare, sull’ottenere delle sfumature sonore che ci piacciano, sul raggiungere velocemente un’estensione che ci permetta di eseguire i brani che abbiamo sempre ritenuto per noi troppo difficili. Quasi mai riflettiamo sul fatto che tutto questo può avvenire solo se approfondiamo la conoscenza di ciò che avviene non solo dentro di noi ma anche sul nostro volto.

    Lo specchio è uno degli strumenti fondamentali nel canto, che non dovrebbe mai abbandonare le nostre sessioni di allenamento. È con lo specchio che scopriamo le nostre espressioni, che riusciamo ad associarle ad un preciso movimento dei nostri muscoli, permettendo così a noi stessi di riflettere anche su come ottenere determinate sfumature nell’esecuzione e nell’interpretazione del repertorio.

    È facile sorprendersi, mentre ci si guarda, di alcuni movimenti che ci appartengono…

    Spesso, quando usiamo lo specchio per la prima volta con l’obiettivo di studiarsi, ci accorgiamo di quanto poco apriamo la bocca pur essendo convinti di farlo. Tante volte chiediamo ai nostri allievi di sorridere, sollevare gli zigomi, ampliare l’apertura per una buona riuscita del suono. Pur convinti di farlo, si accorgono di non accennare affatto a questi movimenti fino a che non si posizionano davanti allo specchio!

    Diventa quindi indispensabile il suo uso, soprattutto agli inizi, anche per permettere ai muscoli del nostro volto di memorizzare i movimenti di cui abbiamo bisogno.

    Come posso, infatti, dipingere senza vedere come si muovono le mie mani sulla tela? Come posso realizzare dei suoni che esprimano un determinato significato senza guardare il mio viso? Immaginate di dover comunicare un testo aggressivo con un volto che invece esprime serenità: la comunicazione risulterà falsata oltre ad avere un riflesso anche sul timbro vocale che andremmo ad assumere.

    Ciò che realizziamo con il nostro viso, infatti, espressioni, movimenti consapevoli e inconsapevoli dei nostri muscoli facciali, determina anche il risultato sonoro, in termini di qualità della nostra voce, qualità che viene percepita da chi ci ascolta.

    Non lasciamo quindi al caso la nostra comunicazione! Osservare i mutamenti del nostro volto mentre cantiamo ci aiuterà a creare un’espressività consapevole oltre ad un maggiore controllo della nostra voce.

  • Lezioni di canto: in presenza o online?

    Lezioni di canto: in presenza o online?

    Nell’articolo precedente abbiamo messo in luce quanto la scelta del proprio percorso nel canto sia un fattore decisamente personale, che dipende dal proprio carattere e dagli obiettivi che si hanno nell’iniziare questa avventura.

    Negli ultimi tempi, soprattutto dopo gli ultimi 3 anni che ci hanno messo di fronte ad un grande capovolgimento dal punto di vista non solo della gestione del lavoro, ma anche della fruizione della musica, di ciò che intendiamo con il “fare musica” e di come diffondere la cultura e il sapere in generale, Tatiana ed io ci siamo trovate di fronte ad un dilemma nella gestione delle lezioni di canto: meglio in presenza o online? Quale condizione ci permette di essere connesse con i nostri allievi e quale delle due situazioni mette a proprio agio l’allievo con noi e con sé stesso?

    Durante la pandemia siamo state costrette a cimentarci con la tecnologia per permettere a tutti coloro che seguivano le nostre lezioni di poter continuare a farlo. E tra problemi di connessione, gestione della latenza, trasferimento online del materiale per allenarsi, siamo state letteralmente catapultate in un’altra dimensione…

    Dimensione che però ci ha permesso di scoprire nuove strade: abbiamo capito che per molti nostri allievi non importava il mezzo con il quale condurre la lezione quanto piuttosto poter continuare a fare lezione con il proprio insegnante. Abbiamo sperimentato il detto “di necessità virtù”, dandoci la possibilità di superare i nostri limiti con la gestione di software e simili. Abbiamo individuato un’organizzazione più capillare, dove l’invio degli esercizi per l’allenamento a casa ha spesso chiarito anche a noi insegnanti i passi da compiere man mano che si procedeva nel lavoro e su quali aspetti era necessario concentrarsi. Abbiamo scoperto quanto la tecnologia possa essere impietosa nei confronti dell’intonazione, dove un microfono del pc restituisce solo ed esclusivamente quello che riceve senza “addolcire” nulla, come accade con un ottimo impianto di riproduzione della musica e in uno studio di registrazione.

    Anche i nostri allievi ci hanno restituito le loro impressioni e osservazioni: per alcuni le lezioni online si sono rivelate un toccasana. Due nostri allievi, Daniele e Gabriella, hanno potuto continuare a seguire le lezioni rispettivamente da oltre manica e dal Nord Italia. Questo ha dato loro un senso di comfort nel sapere che non dovevano “presentare nuovamente se stessi” ad un nuovo insegnante.

    E forse questo è l’aspetto più importante: il carattere intimo del canto ci richiede non solo un impegno fisico, ma anche uno sforzo mentale. Controllare il mio corpo, ascoltare la mia voce per criticarla positivamente e costruirla giorno dopo giorno, riflettere sugli esercizi, sugli errori e sulle aree di miglioramento… tutto diventa più semplice se a seguirmi in questo percorso continua a farlo quella persona che ha imparato a conoscere me e la mia voce.

    È indubbio che in entrambe le condizioni, di lezione online o in presenza, possano esserci aspetti sia positivi sia negativi: in presenza è semplicissimo cantare in sincrono, ad esempio, ma chi è molto timido potrebbe soffrire una condizione di impatto diretto, mentre online diventa semplice fare lezione in qualsiasi luogo io mi trovi, con il comfort della mia casa … sempre che la mia connessione internet sia di buone capacità 😉

    Al di là delle questioni tecniche, la scelta del tipo di lezione dipende da tanti fattori, pratici, psicologici, di possibilità reali, di necessità.

    Ma solo una sarà la domanda più importante: il mio insegnante saprà ascoltarmi davvero?