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Difendi la tua voce!

Con l’arrivo dell’autunno aumenta il rischio che le nostre difese immunitarie si abbassino. Il clima può diventare un vero nemico della voce se non prestiamo le giuste attenzioni. Si pensa spesso che l’abbassamento delle temperature sia la causa di raffreddori, aumento del muco e mal di gola, ma anche le temperature alte in giornate fortemente ventose possono essere altrettanto pericolose. Usare frequentemente la macchina quando fa caldo e fare continui spostamenti, ci espone a numerose raffiche di vento che ci investono spesso quando siamo sudati. Le “nuove stagioni” che si profilano con il cambiamento climatico, così come le “vecchie”, impongono a noi cantanti la cura della voce attraverso la cura delle nostre difese immunitarie. Ricordiamoci sempre che un “semplice” malanno stagionale può compromettere lezioni di canto, prove, registrazioni, studio… Quindi prestiamo attenzione ad alcune abitudini per non perdere tempo, soldi ed energie. Innanzi tutto non ci esponiamo a colpi d’aria mentre siamo sudati, cosa che succede facilmente se facciamo sport all’aperto e non cambiamo subito gli indumenti umidi una volta finto l’allenamento. Prestiamo anche attenzione all’umidità notturna quando dormiamo.
La regola di bere sempre molta acqua è vitale per il cantante, soprattutto quando è urgente eliminare le tossine oltre che idratare le corde vocali. Se non ricordiamo quanto abbiamo bevuto negli ultimi giorni, lo capiremo da come percepiamo la nostra voce la risveglio mattutino (fa a fatica ad alzarsi? E’ ariosa? Rauca?) e da come si presentano le nostre urine – siamo corpo, quindi osserviamoci (sono limpide o torbide?). Detto ciò, ci sono molti rimedi naturali che ci aiutano a mantenere in salute noi stessi e la nostra voce.
Lo zenzero è un fortissimo alleato del nostro benessere: le sue proprietà antinfiammatorie sono molto efficaci contro mal di gola, abbassamenti vocali, catarro e muco persistenti. Molto utile se utilizzato come infuso, lo è ancora di più se masticato e ingerito. Nell’ infuso di zenzero è usanza comune aggiungere scorza di limone (non trattato) e far bollire il tutto per qualche minuto. All’infuso si può aggiungere del miele, altro alimento prezioso perché antibatterico e lenitivo e il succo del limone. L’infuso può essere conservato in frigo, consumato freddo oppure caldo, come tisana. Il limone è un nostro alleato, come tutti gli agrumi, perché ricco di vitamina C, indispensabile per il rafforzamento del nostro sistema immunitario. Si può anche ricorrere alle gocce di rosa canina da assumere quotidianamente come integratore di vitamina C e al ribes nigrum, efficace per le proprietà antinfiammatorie e antiallergiche. Un’altra pianta amica della voce è l’erisimo, meglio conosciuto come “l’erba dei cantanti”, proprio per le sue potenti proprietà antinfiammatorie, espettoranti e mucolitiche nei confronti dell’apparato respiratorio. L’erisimo, grazie al suo effetto emolliente, aiuta a ripristinare il benessere della mucosa orofaringea, contrastando mal di gola, raucedine e abbassamenti vocali. Consultare un erborista ti aiuterà a trovare e combinare i principi attivi adatti e dosaggi corretti al tuo organismo. Anche l’aloe vera è una ricca fonte di proprietà utili al nostro sistema immunitario, grazie a vitamine B, C ed E, e sali minerali. Grazie al suo potere immunostimolante l’aloe vera vaporizzata è un efficace antinfiammatorio e aiuta a combattere laringite e raucedine. Non dimentichiamoci che il sonno è un alleato della voce, mantre lo stress ovviamente è una causa di molti problemi, non solo vocali.
Sono diversi quindi gli aiuti che quotidianamente possiamo dedicarci, attenzioni piccole che ci aiutano non solo a cantare, ma anche a dormire meglio e a stancarci di meno. Noi siamo la nostra voce e la nostra salute inevitabilmente è fonte principale della nostra bellezza vocale.
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La voce transgender

Nell’affrontare un argomento così importante e allo stesso tempo delicato, potrebbe sorgere subito una domanda: di quale voce parliamo?
A pensarci bene, parliamo della voce di tutti. Tutti noi operiamo dei cambiamenti nella nostra voce quando iniziamo un percorso di studio nel canto: ricerchiamo l’estensione vocale, sfumature più dolci o più aggressive a seconda dello stile musicale, a volte preferiamo cantare brani di voci che non appartengono al nostro stesso sesso.
Chi di noi affronta invece un percorso personale di cambio di genere si trova a confronto anche con altri aspetti, uno su tutti il mutamento della propria voce nel genere appunto, mutamento che si somma a tutti quelli già detti. Si tratta ovviamente di un momento particolarmente complesso, durante il quale potrebbe sembrare più semplice ricorrere direttamente alla chirurgia per modificare l’assetto delle corde vocali, naturalmente differenti tra corpo femminile e corpo maschile.
Il supporto di uno specialista diventa assolutamente fondamentale: negli articoli precedenti abbiamo più volte detto quanto la nostra voce sia influenzata dalla nostra psiche, dalla percezione che abbiamo del nostro corpo, dagli stati d’animo e da ciò che ci succede, sia a livello fisico, come percorso naturale del nostro corpo, sia nell’interazione con il mondo circostante.
Nel porre l’attenzione su tutti questi aspetti, molti studi sull’argomento hanno confermato come sia principalmente l’aiuto logopedico a fare la differenza nel supporto in questo passaggio. Mutare la voce dal femminile al maschile e viceversa non è solo una questione fisica, anzi, forse è più una questione di percezione.
La distinzione tra sentir parlare un uomo o una donna non è solo un fatto di timbro. Abbiamo soprattutto degli atteggiamenti istintivi che ci identificano come individuo in tutte le nostre sfumature: diverso modo di muoversi, differente approccio nei discorsi, intercalari diversi a seconda delle persone con le quali ci confrontiamo o degli argomenti che trattiamo. Lavorare su un passaggio di genere passa quindi certamente da un atteggiamento personale che si rifletterà anche sulla nostra voce, sulla sua qualità, sul suo timbro appunto.
Un percorso questo che può essere affrontato anche insieme alla propria guida nel lavoro sul canto: approfondire la conoscenza del proprio strumento voce, scoprendone le sfumature più chiare o più scure permette di individuare consapevolmente le proprie caratteristiche, anche nascoste. Si aggiunga a questo una consapevolezza dei movimenti del proprio palato, della propria postura facciale in generale che si riflettono anche sulle nostre risonanze.
Ma tutto questo…Non lo facciamo forse tutti noi durante le nostre sessioni di allenamento, senza distinzione di genere? Il lavoro sulla nostra voce ci permette non solo di interpretare un personaggio, ma anche di essere chi vogliamo essere, di costruire chi vogliamo diventare.
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Come invecchia la nostra voce
Durante ogni fase della vita la voce muta insieme a mente e corpo e, come questi, è coinvolta nel processo di invecchiamento.
Un processo complesso, che varia da persona a persona, ma che in generale possiamo descrivere come un irrigidimento progressivo dei nostri apparati e delle loro funzioni. Un’involuzione che ci priva più o meno marcatamente delle nostre abilità: i tessuti non sono più così elastici, le articolazioni sono meno mobili, la nostra sensibilità meno reattiva. Questo succede anche alle corde vocali che invecchiando sono meno veloci ed elastiche, “meno forti” nel sostenere chiusura e vibrazione per produrre sonorità.
Durante l’invecchiamento non è difficile riscontrare problemi di abbassamenti vocali insistenti, aumento del muco che impedisce una facile emissione, una generale minore “potenza vocale” che ci fa sforzare per esprimerci, soprattutto in contesti di conversazione con rumori di sottofondo.
Si modifica tutto l’apparato fonatorio e nelle donne dopo la menopausa le corde vocali diventano più spesse, più pesanti e più sensibili ad edemi. Ne risulta una voce che si aggrava, più profonda, con un evidente scurimento timbrico. Un abbassamento si riscontra anche nelle voci maschili in una prima fase involutiva, per poi innalzarsi in età sempre più avanzata avvalendosi del registro di falsetto e diventando così molto acuta.
La voce cantata in vecchiaia si presenta più piatta, con aria, più difficile da gestire nella tecnica e nella realizzazione nei diversi registri.
Nelle discipline artistiche, in quelle sportive, ma anche nelle professioni per svolgere le quali il corpo ha un ruolo centrale, l’invecchiamento comporta conseguenze che vanno al di là della riduzione di una funzione fisica. E’ molto importante considerare appieno l’impatto emotivo che ne deriva e provare ad immaginare come dare prosieguo alle abilità esercitate in tanti anni per trasformarle in competenze ed energie in grado di generare ancora benessere e qualità. Consigliamo di continuare ad allenarsi calibrando gli esercizi, trovando un giusto equilibrio tra cautela ed efficacia, facendosi guidare in un training personalizzato.
L’importante è non abbandonare il canto per via dell’età, ispiriamoci alle grandi voci come quelle di Albano o della Vanoni che di certo hanno ancora tanto suono ed energia.
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Il femminile nel canto

La vita femminile è scandita da una ciclicità mensile che guida il corpo attraverso le diverse fasi dell’ovulazione. Ne sono coinvolti diversi muscoli e tessuti, a volte ne è influenzato l’umore, spesso la concentrazione è più faticosa e il sonno può essere disturbato. Se tutto l’Io femminile partecipa a questo rituale, la voce non può non esserne coinvolta. Si possono avvertire dolori alla schiena o all’addome, mal di testa, insomma si tratta di un momento particolare che dobbiamo imparare a gestire anche in relazione alla nostra attività di cantanti.
Qualche giorno prima della comparsa delle mestruazioni è possibile che la voce ci sembri stanca, meno prestante soprattutto nel range degli acuti. Si ha una difficoltà generale nella stabilità della fonazione e nella sua espressione alla quale siamo abituati, come se la voce rispondesse meno alle nostre intenzioni. Una voce de-timbrata, come sfocata, a volte “vuota”, ovvero povera di risonanze.
Questa stanchezza la si può avvertire anche durante la fase di ovulazione, mentre nei giorni di flusso i disagi potrebbero migliorare e le corde vocali tornare alla propria prestanza. Bisogna però dire che proprio durante le mestruazioni i dolori alla schiena e i dolori addominali possono essere molto forti, rendendo faticoso l’atto del canto e quindi comunque compromettere la qualità del lavoro fonatorio perché la voce appare ancora poco elastica.
Il ciclo mestruale è un rituale che il nostro corpo compie contribuendo a mantenerci in salute, quindi anche se comporta alcuni disagi, non deve essere vissuto come un impedimento del mondo femminile. Una maggiore consapevolezza dell’andamento ormonale e delle attenzioni che il nostro corpo e il nostro umore richiedono ci aiuterà a vivere appieno il nostro essere donna come la grande opportunità che è.
La sensibilità è una dimensione che è coltivata nel femminile e nell’arte, la capacità di cogliere il tempo giusto non solo in musica ma anche nell’ andamento interiore del proprio corpo e delle proprie emozioni ci apre la porta alla gestione di noi stesse e della nostra espressione.
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La voce dei bambini e il cambiamento vocale
La nostra voce cresce insieme a noi, portando cambiamenti significativi che non riguardano solo l’aspetto fonatorio, ma coinvolgono anche la percezione che abbiamo di noi stessi e la nostra identità.
Lo abbiamo già detto, la voce dice molto di noi, racconta del nostro carattere e anche del nostro aspetto fisico. Suggerisce il genere di una persona, la provenienza geografica, lo stato d’animo, l’età… Non è difficile capire se stiamo parlando con un bambino, un ragazzo, un adulto o un anziano anche se non lo vediamo. Questo proprio perché l’apparato fonatorio cresce con il corpo durante lo sviluppo e porta con sé importanti mutamenti.
Si parla di muta vocale per indicare quel passaggio della voce dalla pubertà all’età adulta. Passaggio che comporta sia nelle femmine che nei maschi un cambiamento vocale importante: con lo sviluppo sessuale la laringe aumenta le proprie dimensioni, le corde vocali si ispessiscono e avviene una maggiore definizione generale di tutto il vocal tract. Risulterà quindi una voce diversa rispetto alla voce del bambino.
Capita frequentemente che questa fase di passaggio sia accompagnata da scompensi e disagi durante la fonazione, soprattutto in chi pratica il canto. Può comparire una qualità soffiata della voce, difficoltà nel controllo sia dell’intonazione che della nitidezza timbrica, senso di stanchezza e appiattimento delle armoniche e, soprattutto nei ragazzi, si può verificare una rottura della voce anche sul parlato con incontrollati cambiamenti di registro… E’ un periodo più o meno lungo durante il quale è importante trattare la voce con molta cura e serenità, per non alimentare frequenti angosce relative alla perdita di note acute e di potenza.
La voce cambia perché risponde a nuove esigenze dell’individuo, che crescendo abbandona la voce bambina adatta a imporsi acusticamente all’attenzione dell’adulto con la sua forza e penetranza. La muta vocale è una fase che può durare anche un po’ di tempo, durante il quale lo sviluppo e l’ispessimento dell’apparato fonatorio portano il ragazzo verso un fisico maturo per l’esplorazione vocale tecnica più completa, perché avrà a disposizione un organo formato e quindi pronto a svolgere appieno la propria funzione. Ricordiamo che con i bambini non è opportuno affrontare uno studio della tecnica vocale, perché non sono ancora fisiologicamente pronti a sostenerlo.
Il cambiamento è delicato, quindi è necessario accompagnarlo con un giusto spirito di scoperta, riconoscendo a questa nuova voce sonorità più adulte, stabili e pronte a nuove esperienze.
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L’importanza di osservarsi allo specchio
Immaginate di dover disegnare un momento di vita quotidiana, con ambienti, persone, atmosfere, dando quindi risalto ai dettagli e ai colori che trasmetteranno il sentimento che si cela dietro a quelle linee…
E di farlo ad occhi chiusi.
Difficile vero?
Quando pensiamo di intraprendere il nostro percorso nel canto tendiamo a concentrarci sull’individuare subito i brani che vorremmo cantare, sull’ottenere delle sfumature sonore che ci piacciano, sul raggiungere velocemente un’estensione che ci permetta di eseguire i brani che abbiamo sempre ritenuto per noi troppo difficili. Quasi mai riflettiamo sul fatto che tutto questo può avvenire solo se approfondiamo la conoscenza di ciò che avviene non solo dentro di noi ma anche sul nostro volto.
Lo specchio è uno degli strumenti fondamentali nel canto, che non dovrebbe mai abbandonare le nostre sessioni di allenamento. È con lo specchio che scopriamo le nostre espressioni, che riusciamo ad associarle ad un preciso movimento dei nostri muscoli, permettendo così a noi stessi di riflettere anche su come ottenere determinate sfumature nell’esecuzione e nell’interpretazione del repertorio.
È facile sorprendersi, mentre ci si guarda, di alcuni movimenti che ci appartengono…
Spesso, quando usiamo lo specchio per la prima volta con l’obiettivo di studiarsi, ci accorgiamo di quanto poco apriamo la bocca pur essendo convinti di farlo. Tante volte chiediamo ai nostri allievi di sorridere, sollevare gli zigomi, ampliare l’apertura per una buona riuscita del suono. Pur convinti di farlo, si accorgono di non accennare affatto a questi movimenti fino a che non si posizionano davanti allo specchio!
Diventa quindi indispensabile il suo uso, soprattutto agli inizi, anche per permettere ai muscoli del nostro volto di memorizzare i movimenti di cui abbiamo bisogno.
Come posso, infatti, dipingere senza vedere come si muovono le mie mani sulla tela? Come posso realizzare dei suoni che esprimano un determinato significato senza guardare il mio viso? Immaginate di dover comunicare un testo aggressivo con un volto che invece esprime serenità: la comunicazione risulterà falsata oltre ad avere un riflesso anche sul timbro vocale che andremmo ad assumere.
Ciò che realizziamo con il nostro viso, infatti, espressioni, movimenti consapevoli e inconsapevoli dei nostri muscoli facciali, determina anche il risultato sonoro, in termini di qualità della nostra voce, qualità che viene percepita da chi ci ascolta.
Non lasciamo quindi al caso la nostra comunicazione! Osservare i mutamenti del nostro volto mentre cantiamo ci aiuterà a creare un’espressività consapevole oltre ad un maggiore controllo della nostra voce.
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Lezioni di canto: in presenza o online?


Nell’articolo precedente abbiamo messo in luce quanto la scelta del proprio percorso nel canto sia un fattore decisamente personale, che dipende dal proprio carattere e dagli obiettivi che si hanno nell’iniziare questa avventura.
Negli ultimi tempi, soprattutto dopo gli ultimi 3 anni che ci hanno messo di fronte ad un grande capovolgimento dal punto di vista non solo della gestione del lavoro, ma anche della fruizione della musica, di ciò che intendiamo con il “fare musica” e di come diffondere la cultura e il sapere in generale, Tatiana ed io ci siamo trovate di fronte ad un dilemma nella gestione delle lezioni di canto: meglio in presenza o online? Quale condizione ci permette di essere connesse con i nostri allievi e quale delle due situazioni mette a proprio agio l’allievo con noi e con sé stesso?
Durante la pandemia siamo state costrette a cimentarci con la tecnologia per permettere a tutti coloro che seguivano le nostre lezioni di poter continuare a farlo. E tra problemi di connessione, gestione della latenza, trasferimento online del materiale per allenarsi, siamo state letteralmente catapultate in un’altra dimensione…
Dimensione che però ci ha permesso di scoprire nuove strade: abbiamo capito che per molti nostri allievi non importava il mezzo con il quale condurre la lezione quanto piuttosto poter continuare a fare lezione con il proprio insegnante. Abbiamo sperimentato il detto “di necessità virtù”, dandoci la possibilità di superare i nostri limiti con la gestione di software e simili. Abbiamo individuato un’organizzazione più capillare, dove l’invio degli esercizi per l’allenamento a casa ha spesso chiarito anche a noi insegnanti i passi da compiere man mano che si procedeva nel lavoro e su quali aspetti era necessario concentrarsi. Abbiamo scoperto quanto la tecnologia possa essere impietosa nei confronti dell’intonazione, dove un microfono del pc restituisce solo ed esclusivamente quello che riceve senza “addolcire” nulla, come accade con un ottimo impianto di riproduzione della musica e in uno studio di registrazione.
Anche i nostri allievi ci hanno restituito le loro impressioni e osservazioni: per alcuni le lezioni online si sono rivelate un toccasana. Due nostri allievi, Daniele e Gabriella, hanno potuto continuare a seguire le lezioni rispettivamente da oltre manica e dal Nord Italia. Questo ha dato loro un senso di comfort nel sapere che non dovevano “presentare nuovamente se stessi” ad un nuovo insegnante.
E forse questo è l’aspetto più importante: il carattere intimo del canto ci richiede non solo un impegno fisico, ma anche uno sforzo mentale. Controllare il mio corpo, ascoltare la mia voce per criticarla positivamente e costruirla giorno dopo giorno, riflettere sugli esercizi, sugli errori e sulle aree di miglioramento… tutto diventa più semplice se a seguirmi in questo percorso continua a farlo quella persona che ha imparato a conoscere me e la mia voce.
È indubbio che in entrambe le condizioni, di lezione online o in presenza, possano esserci aspetti sia positivi sia negativi: in presenza è semplicissimo cantare in sincrono, ad esempio, ma chi è molto timido potrebbe soffrire una condizione di impatto diretto, mentre online diventa semplice fare lezione in qualsiasi luogo io mi trovi, con il comfort della mia casa … sempre che la mia connessione internet sia di buone capacità 😉
Al di là delle questioni tecniche, la scelta del tipo di lezione dipende da tanti fattori, pratici, psicologici, di possibilità reali, di necessità.
Ma solo una sarà la domanda più importante: il mio insegnante saprà ascoltarmi davvero?
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Sono già un cantante?
Per essere un cantante, sembrerà banale, prima di tutto bisogna cantare. E anche abbastanza spesso.
Non basta canticchiare sotto la doccia – per l’appunto – ma bisogna avere un’idea della propria identità come cantanti.
Questo significa che un cantante è tale quando sa cosa gli piace cantare, ma soprattutto sa gestire le proprie risorse e i propri limiti. Bisogna capire quello che è più adatto alla propria voce e al proprio sentire, quando e come dare valore alla propria voce. Prova a pensare: quanti brani sai cantare bene dall’inizio alla fine? Quanti di questi ti sentiresti di cantare dal vivo domani su un palco? Sai uscire dalla tua zona di comfort ed esplorare vocalmente brani per te inusuali e renderli “tuoi”?
Avere un proprio repertorio di brani pronti, anche se ristretto, fa di te un cantante. Sicurezza, motivazione, gestione del proprio corpo e concentrazione sono elementi che si acquisiscono nel tempo, seguendo il proprio percorso.
Sai già qual è il tuo percorso?
Puoi decidere di migliorarti e crescere come autodidatta, magari seguendo dei tutorial o consultando dei manuali, oppure potresti dedicarti non allo studio della tecnica, ma solo al repertorio, con una band. Potresti preferire invece prendere lezioni di canto e costruire un bagaglio tecnico espressivo con consapevolezza e costanza.
Tutte queste esperienze sono valide e possono essere sperimentate per la tua crescita, non solo come musicista ma anche come persona.
Qualunque sia il tuo percorso, la cosa fondamentale è non rovinare il tuo strumento, aumentando le tue possibilità espressive e la tua esperienza artistica. Senza una gestione consapevole e fondata della tua voce i risultati saranno depotenziati, magari soddisfacenti in prima battuta ma, senza una progettualità di sviluppo, a lungo potresti perdere l’entusiasmo.
La musica, così come tutte le discipline artistiche, necessità di curiosità e contaminazione, di tecniche e abilità per inseguire ed esprimere diversi gradi di bellezza. È la nostra sensibilità a guidarci. Consigliamo sempre di “farsi accompagnare” in un percorso che può avere durata variabile a seconda delle esigenze. Approfondiremo nei prossimi articoli cosa voglia dire studiare canto.
Lezioni, esercizi, brani studio, sono tutti strumenti variabili e modellabili sull’allievo per raggiungere in tempi ragionevoli risultati concreti. Non amiamo i percorsi infiniti, né “frontali”, le lezioni le fanno i maestri e gli allievi insieme e insieme si cercano punti di forza e punti di debolezza sui quali lavorare.
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3 strumenti fondamentali per un cantante!


Sia che si pensi di iniziare un percorso di lezioni di canto con un insegnante, sia che si voglia procedere in autonomia, magari supportati da un manuale da autodidatta, ci sono degli “strumenti” pratici che secondo noi sono imprescindibili per studiare la propria voce.
In questo articolo vi presentiamo i 3 strumenti che non possono mancare nella stanza di un cantante!
Immaginate di dover provare un abito per la prima volta senza sapere se e quali modifiche eventualmente dovreste fare affinché vi calzi a pennello, vi soddisfi e gratifichi la vostra vista, oltre a suscitare magari ammirazione tra i vostri amici e familiari. Non avreste l’assoluta necessità di uno SPECCHIO?
Lo SPECCHIO è il primo strumento che non può assolutamente mancare durante le nostre sessioni di allenamento. I risultati che possiamo ottenere con la nostra voce dipendono profondamente dalla postura del corpo, dall’atteggiamento del viso e dall’apertura della bocca, dalla percezione più o meno profonda che abbiamo dei movimenti del nostro palato, tutte riflessioni che possiamo notare solo se ci osserviamo.
Naturalmente il primo impatto sarà alquanto strano, un po’ come quando ci registriamo la prima volta (Ascolta la tua voce: Il Registratore): noteremo certamente come il nostro volto assume delle espressioni diverse da come ci immaginiamo mentre cantiamo un intero brano o eseguiamo degli esercizi. Ma queste osservazioni sul nostro apparire non potranno che sostenere il lavoro, puntando l’attenzione anche su ciò che ci piace, che vogliamo modificare, che vogliamo mantenere oppure su quegli atteggiamenti che ci impediscono di produrre i suoni mantenendo allo stesso tempo alta l’attenzione sul lavoro sulla respirazione e su un atteggiamento del corpo rilassato.
Il secondo strumento potrebbe sembrare banale, ma ha un’importanza vitale è l’ACQUA.
Si potrebbe pensare erroneamente che l’acqua serva per l’idratazione immediata e costante delle corde vocali…in realtà questo passaggio non è così veloce, perché come per altri nutrienti anche l’acqua ha bisogno di tempo per essere assorbita. Possiamo dire con certezza che nel corso di una sessione di allenamento di 45 minuti assolve anche a questa funzione.
Il suo compito principale è quello di creare un momento di pausa per ossigenare il proprio corpo e rinfrescare le parti del corpo principalmente coinvolte nell’allenamento.
Ultimo ma non meno importante: un TAPPETINO DA GINNASTICA.
Ora starete pensando che vogliamo costringervi a fare degli esercizi, a farvi iscrivere a qualche corso oppure a farvi avere degli addominali super scolpiti… Non è questo il nostro intento!
Scoprirete comunque con noi quanto un corpo tonico ed allenato possa aiutarvi maggiormente nella percezione dei movimenti respiratori, nel riconoscimento degli stati di tensione, nella necessità di usare il nostro corpo in maniera equilibrata al fine di poter sostenere esibizioni di lunga durata o ripetitive nel tempo.
Il tappetino risulta quindi un nostro alleato per ritagliare dei momenti di allenamento fisico o di rilassamento, anche durante una sessione di canto.
Vi aspettavate che parlassimo del microfono vero? Il nostro strumento è la voce, mentre il microfono un valido aiuto…ma non vi preoccupate, parleremo presto anche di tutti quegli strumenti che ci supportano nelle esibizioni.
Continuate a seguirci!
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Ascolta la tua voce
Il registratore

La prima volta che ascoltiamo la nostra voce registrata molto probabilmente non ci piacerà.
La potremmo trovare molto diversa da come l’abbiamo sempre percepita, per alcuni addirittura fastidiosa. Il problema ha diverse radici: se siamo all’inizio e persino il nostro parlato ci crea imbarazzo, allora la ragione sta essenzialmente nel fatto che non ci si riconosce in quello che ascoltiamo. L’orecchio interno che ci fa conoscere la nostra voce e che ci accompagna ogni giorno non ci restituisce la stessa immagine sonora di un orecchio esterno che ci ascolta al di fuori di noi stessi. Con il tempo questo sfasamento si assottiglia, pensiamo ad esempio ai messaggi vocali che ci hanno velocemente abituati a sentire la nostra voce registrata.
Se invece siamo abituati ad ascoltarci, ma comunque non ci piace quello che sentiamo, il livello cambia e la questione diventa più interessante. Quando canto un brano e mi registro mi accorgo che quasi sempre sbaglio a capire (ancora adesso dopo tanti anni) quale registrazione sceglierò come definitiva tra le tante.
All’inizio registrerò tantissime volte, ogni volta cercherò di evidenziare un colore della voce, oppure di usare maggiormente il vibrato, o ancora di essere più fluida … Poi imparerò che è meglio fare una prova come se stessi stilando una bozza di un testo e su quella decidere subito cosa cambiare. Altre 2 registrazioni e stop. Quasi sempre buona la prima.
Registrarsi è fondamentale per un musicista, fa parte dello studio, serve a migliorarsi e a crescere velocemente. Aiuta a trovare errori e formare il gusto personale, a prendere decisioni stilistiche e a riconoscere le proprie caratteristiche. Si può fare facilmente, con il telefono, il pc, con video o senza video e trovare anche delle modalità artistiche e creative per completare il tutto.
Insomma, è un bellissimo modo di studiare e di creare contenuti utili per se stessi.
Bisogna avere solo il coraggio di iniziare senza buttarsi giù ed essere troppo critici con se stessi e la propria voce, ma avendo la maturità e la determinazione di voler cambiare in modo razionale e sensato.
