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  • Il femminile nel canto

    La vita femminile è scandita da una ciclicità mensile che guida il corpo attraverso le diverse fasi dell’ovulazione. Ne sono coinvolti diversi muscoli e tessuti, a volte ne è influenzato l’umore, spesso la concentrazione è più faticosa e il sonno può essere disturbato. Se tutto l’Io femminile partecipa a questo rituale, la voce non può non esserne coinvolta. Si possono avvertire dolori alla schiena o all’addome, mal di testa, insomma si tratta di un momento particolare che dobbiamo imparare a gestire anche in relazione alla nostra attività di cantanti.

    Qualche giorno prima della comparsa delle mestruazioni è possibile che la voce ci sembri stanca, meno prestante soprattutto nel range degli acuti. Si ha una difficoltà generale nella stabilità della fonazione e nella sua espressione alla quale siamo abituati, come se la voce rispondesse meno alle nostre intenzioni. Una voce de-timbrata, come sfocata, a volte “vuota”, ovvero povera di risonanze.

    Questa stanchezza la si può avvertire anche durante la fase di ovulazione, mentre nei giorni di flusso i disagi potrebbero migliorare e le corde vocali tornare alla propria prestanza. Bisogna però dire che proprio durante le mestruazioni i dolori alla schiena e i dolori addominali possono essere molto forti, rendendo faticoso l’atto del canto e quindi comunque compromettere la qualità del lavoro fonatorio perché la voce appare ancora poco elastica.

    Il ciclo mestruale è un rituale che il nostro corpo compie contribuendo a mantenerci in salute, quindi anche se comporta alcuni disagi, non deve essere vissuto come un impedimento del mondo femminile. Una maggiore consapevolezza dell’andamento ormonale e delle attenzioni che il nostro corpo e il nostro umore richiedono ci aiuterà a vivere appieno il nostro essere donna come la grande opportunità che è.

    La sensibilità è una dimensione che è coltivata nel femminile e nell’arte, la capacità di cogliere il tempo giusto non solo in musica ma anche nell’ andamento interiore del proprio corpo e delle proprie emozioni ci apre la porta alla gestione di noi stesse e della nostra espressione.

  • La voce dei bambini e il cambiamento vocale

    La nostra voce cresce insieme a noi, portando cambiamenti significativi che non riguardano solo l’aspetto fonatorio, ma coinvolgono anche la percezione che abbiamo di noi stessi e la nostra identità.

    Lo abbiamo già detto, la voce dice molto di noi, racconta del nostro carattere e anche del nostro aspetto fisico. Suggerisce il genere di una persona, la provenienza geografica, lo stato d’animo, l’età… Non è difficile capire se stiamo parlando con un bambino, un ragazzo, un adulto o un anziano anche se non lo vediamo. Questo proprio perché l’apparato fonatorio cresce con il corpo durante lo sviluppo e porta con sé importanti mutamenti.

    Si parla di muta vocale per indicare quel passaggio della voce dalla pubertà all’età adulta. Passaggio che comporta sia nelle femmine che nei maschi un cambiamento vocale importante: con lo sviluppo sessuale la laringe aumenta le proprie dimensioni, le corde vocali si ispessiscono e avviene una maggiore definizione generale di tutto il vocal tract.  Risulterà quindi una voce diversa rispetto alla voce del bambino.

    Capita frequentemente che questa fase di passaggio sia accompagnata da scompensi e disagi durante la fonazione, soprattutto in chi pratica il canto. Può comparire una qualità soffiata della voce, difficoltà nel controllo sia dell’intonazione che della nitidezza timbrica, senso di stanchezza e appiattimento delle armoniche e, soprattutto nei ragazzi, si può verificare una rottura della voce anche sul parlato con incontrollati cambiamenti di registro… E’ un periodo più o meno lungo durante il quale è importante trattare la voce con molta cura e serenità, per non alimentare frequenti angosce relative alla perdita di note acute e di potenza.

    La voce cambia perché risponde a nuove esigenze dell’individuo, che crescendo abbandona la voce bambina adatta a imporsi acusticamente all’attenzione dell’adulto con la sua forza e penetranza. La muta vocale è una fase che può durare anche un po’ di tempo, durante il quale lo sviluppo e l’ispessimento dell’apparato fonatorio portano il ragazzo verso un fisico maturo per l’esplorazione vocale tecnica più completa, perché avrà a disposizione un organo formato e quindi pronto a svolgere appieno la propria funzione. Ricordiamo che con i bambini non è opportuno affrontare uno studio della tecnica vocale, perché non sono ancora fisiologicamente pronti a sostenerlo.

    Il cambiamento è delicato, quindi è necessario accompagnarlo con un giusto spirito di scoperta, riconoscendo a questa nuova voce sonorità più adulte, stabili e pronte a nuove esperienze.

  • L’importanza di osservarsi allo specchio

    Immaginate di dover disegnare un momento di vita quotidiana, con ambienti, persone, atmosfere, dando quindi risalto ai dettagli e ai colori che trasmetteranno il sentimento che si cela dietro a quelle linee…

    E di farlo ad occhi chiusi.

    Difficile vero?

    Quando pensiamo di intraprendere il nostro percorso nel canto tendiamo a concentrarci sull’individuare subito i brani che vorremmo cantare, sull’ottenere delle sfumature sonore che ci piacciano, sul raggiungere velocemente un’estensione che ci permetta di eseguire i brani che abbiamo sempre ritenuto per noi troppo difficili. Quasi mai riflettiamo sul fatto che tutto questo può avvenire solo se approfondiamo la conoscenza di ciò che avviene non solo dentro di noi ma anche sul nostro volto.

    Lo specchio è uno degli strumenti fondamentali nel canto, che non dovrebbe mai abbandonare le nostre sessioni di allenamento. È con lo specchio che scopriamo le nostre espressioni, che riusciamo ad associarle ad un preciso movimento dei nostri muscoli, permettendo così a noi stessi di riflettere anche su come ottenere determinate sfumature nell’esecuzione e nell’interpretazione del repertorio.

    È facile sorprendersi, mentre ci si guarda, di alcuni movimenti che ci appartengono…

    Spesso, quando usiamo lo specchio per la prima volta con l’obiettivo di studiarsi, ci accorgiamo di quanto poco apriamo la bocca pur essendo convinti di farlo. Tante volte chiediamo ai nostri allievi di sorridere, sollevare gli zigomi, ampliare l’apertura per una buona riuscita del suono. Pur convinti di farlo, si accorgono di non accennare affatto a questi movimenti fino a che non si posizionano davanti allo specchio!

    Diventa quindi indispensabile il suo uso, soprattutto agli inizi, anche per permettere ai muscoli del nostro volto di memorizzare i movimenti di cui abbiamo bisogno.

    Come posso, infatti, dipingere senza vedere come si muovono le mie mani sulla tela? Come posso realizzare dei suoni che esprimano un determinato significato senza guardare il mio viso? Immaginate di dover comunicare un testo aggressivo con un volto che invece esprime serenità: la comunicazione risulterà falsata oltre ad avere un riflesso anche sul timbro vocale che andremmo ad assumere.

    Ciò che realizziamo con il nostro viso, infatti, espressioni, movimenti consapevoli e inconsapevoli dei nostri muscoli facciali, determina anche il risultato sonoro, in termini di qualità della nostra voce, qualità che viene percepita da chi ci ascolta.

    Non lasciamo quindi al caso la nostra comunicazione! Osservare i mutamenti del nostro volto mentre cantiamo ci aiuterà a creare un’espressività consapevole oltre ad un maggiore controllo della nostra voce.

  • Lezioni di canto: in presenza o online?

    Lezioni di canto: in presenza o online?

    Nell’articolo precedente abbiamo messo in luce quanto la scelta del proprio percorso nel canto sia un fattore decisamente personale, che dipende dal proprio carattere e dagli obiettivi che si hanno nell’iniziare questa avventura.

    Negli ultimi tempi, soprattutto dopo gli ultimi 3 anni che ci hanno messo di fronte ad un grande capovolgimento dal punto di vista non solo della gestione del lavoro, ma anche della fruizione della musica, di ciò che intendiamo con il “fare musica” e di come diffondere la cultura e il sapere in generale, Tatiana ed io ci siamo trovate di fronte ad un dilemma nella gestione delle lezioni di canto: meglio in presenza o online? Quale condizione ci permette di essere connesse con i nostri allievi e quale delle due situazioni mette a proprio agio l’allievo con noi e con sé stesso?

    Durante la pandemia siamo state costrette a cimentarci con la tecnologia per permettere a tutti coloro che seguivano le nostre lezioni di poter continuare a farlo. E tra problemi di connessione, gestione della latenza, trasferimento online del materiale per allenarsi, siamo state letteralmente catapultate in un’altra dimensione…

    Dimensione che però ci ha permesso di scoprire nuove strade: abbiamo capito che per molti nostri allievi non importava il mezzo con il quale condurre la lezione quanto piuttosto poter continuare a fare lezione con il proprio insegnante. Abbiamo sperimentato il detto “di necessità virtù”, dandoci la possibilità di superare i nostri limiti con la gestione di software e simili. Abbiamo individuato un’organizzazione più capillare, dove l’invio degli esercizi per l’allenamento a casa ha spesso chiarito anche a noi insegnanti i passi da compiere man mano che si procedeva nel lavoro e su quali aspetti era necessario concentrarsi. Abbiamo scoperto quanto la tecnologia possa essere impietosa nei confronti dell’intonazione, dove un microfono del pc restituisce solo ed esclusivamente quello che riceve senza “addolcire” nulla, come accade con un ottimo impianto di riproduzione della musica e in uno studio di registrazione.

    Anche i nostri allievi ci hanno restituito le loro impressioni e osservazioni: per alcuni le lezioni online si sono rivelate un toccasana. Due nostri allievi, Daniele e Gabriella, hanno potuto continuare a seguire le lezioni rispettivamente da oltre manica e dal Nord Italia. Questo ha dato loro un senso di comfort nel sapere che non dovevano “presentare nuovamente se stessi” ad un nuovo insegnante.

    E forse questo è l’aspetto più importante: il carattere intimo del canto ci richiede non solo un impegno fisico, ma anche uno sforzo mentale. Controllare il mio corpo, ascoltare la mia voce per criticarla positivamente e costruirla giorno dopo giorno, riflettere sugli esercizi, sugli errori e sulle aree di miglioramento… tutto diventa più semplice se a seguirmi in questo percorso continua a farlo quella persona che ha imparato a conoscere me e la mia voce.

    È indubbio che in entrambe le condizioni, di lezione online o in presenza, possano esserci aspetti sia positivi sia negativi: in presenza è semplicissimo cantare in sincrono, ad esempio, ma chi è molto timido potrebbe soffrire una condizione di impatto diretto, mentre online diventa semplice fare lezione in qualsiasi luogo io mi trovi, con il comfort della mia casa … sempre che la mia connessione internet sia di buone capacità 😉

    Al di là delle questioni tecniche, la scelta del tipo di lezione dipende da tanti fattori, pratici, psicologici, di possibilità reali, di necessità.

    Ma solo una sarà la domanda più importante: il mio insegnante saprà ascoltarmi davvero?

  • Sono già un cantante?

    Per essere un cantante, sembrerà banale, prima di tutto bisogna cantare. E anche abbastanza spesso.

    Non basta canticchiare sotto la doccia – per l’appunto – ma bisogna avere un’idea della propria  identità come cantanti.

    Questo significa che un cantante è tale quando sa cosa gli piace cantare, ma soprattutto sa gestire le proprie risorse e i propri limiti. Bisogna capire quello che è più adatto alla propria voce e al proprio sentire, quando e come dare valore alla propria voce. Prova a pensare: quanti brani sai cantare bene dall’inizio alla fine? Quanti di questi ti sentiresti di cantare dal vivo domani su un palco? Sai uscire dalla tua zona di comfort ed esplorare vocalmente brani per te inusuali e renderli “tuoi”?

    Avere un proprio repertorio di brani pronti, anche se ristretto, fa di te un cantante. Sicurezza, motivazione, gestione del proprio corpo e concentrazione sono elementi che si acquisiscono nel tempo, seguendo il proprio percorso.

    Sai già qual è il tuo percorso?

    Puoi decidere di migliorarti e crescere come autodidatta, magari seguendo dei tutorial o consultando dei manuali, oppure potresti dedicarti non allo studio della tecnica, ma solo al repertorio, con una band.  Potresti preferire invece prendere lezioni di canto e costruire un bagaglio tecnico espressivo con consapevolezza e costanza.

    Tutte queste esperienze sono valide e possono essere sperimentate per la tua crescita, non solo come musicista ma anche come persona.

    Qualunque sia il tuo percorso, la cosa fondamentale è non rovinare il tuo strumento, aumentando le tue possibilità espressive e la tua esperienza artistica. Senza una gestione consapevole e fondata della tua voce i risultati saranno depotenziati, magari soddisfacenti in prima battuta ma, senza una progettualità di sviluppo, a lungo potresti perdere l’entusiasmo.

    La musica, così come tutte le discipline artistiche, necessità di curiosità e contaminazione, di tecniche e abilità per inseguire ed esprimere diversi gradi di bellezza. È la nostra sensibilità a guidarci. Consigliamo sempre di “farsi accompagnare” in un percorso che può avere durata variabile a seconda delle esigenze. Approfondiremo nei prossimi articoli cosa voglia dire studiare canto.

    Lezioni, esercizi, brani studio, sono tutti strumenti variabili e modellabili sull’allievo per raggiungere in tempi ragionevoli risultati concreti. Non amiamo i percorsi infiniti, né “frontali”, le lezioni le fanno i  maestri e gli allievi insieme e insieme si cercano punti di forza e punti di debolezza sui quali lavorare.

  • 3 strumenti fondamentali per un cantante!

    3 strumenti fondamentali per un cantante!

    Sia che si pensi di iniziare un percorso di lezioni di canto con un insegnante, sia che si voglia procedere in autonomia, magari supportati da un manuale da autodidatta, ci sono degli “strumenti” pratici che secondo noi sono imprescindibili per studiare la propria voce.

    In questo articolo vi presentiamo i 3 strumenti che non possono mancare nella stanza di un cantante!

    Immaginate di dover provare un abito per la prima volta senza sapere se e quali modifiche eventualmente dovreste fare affinché vi calzi a pennello, vi soddisfi e gratifichi la vostra vista, oltre a suscitare magari ammirazione tra i vostri amici e familiari. Non avreste l’assoluta necessità di uno SPECCHIO?

    Lo SPECCHIO è il primo strumento che non può assolutamente mancare durante le nostre sessioni di allenamento. I risultati che possiamo ottenere con la nostra voce dipendono profondamente dalla postura del corpo, dall’atteggiamento del viso e dall’apertura della bocca, dalla percezione più o meno profonda che abbiamo dei movimenti del nostro palato, tutte riflessioni che possiamo notare solo se ci osserviamo.

    Naturalmente il primo impatto sarà alquanto strano, un po’ come quando ci registriamo la prima volta (Ascolta la tua voce: Il Registratore): noteremo certamente come il nostro volto assume delle espressioni diverse da come ci immaginiamo mentre cantiamo un intero brano o eseguiamo degli esercizi. Ma queste osservazioni sul nostro apparire non potranno che sostenere il lavoro, puntando l’attenzione anche su ciò che ci piace, che vogliamo modificare, che vogliamo mantenere oppure su quegli atteggiamenti che ci impediscono di produrre i suoni mantenendo allo stesso tempo alta l’attenzione sul lavoro sulla respirazione e su un atteggiamento del corpo rilassato.

    Il secondo strumento potrebbe sembrare banale, ma ha un’importanza vitale è l’ACQUA.

    Si potrebbe pensare erroneamente che l’acqua serva per l’idratazione immediata e costante delle corde vocali…in realtà questo passaggio non è così veloce, perché come per altri nutrienti anche l’acqua ha bisogno di tempo per essere assorbita. Possiamo dire con certezza che nel corso di una sessione di allenamento di 45 minuti assolve anche a questa funzione.

    Il suo compito principale è quello di creare un momento di pausa per ossigenare il proprio corpo e rinfrescare le parti del corpo principalmente coinvolte nell’allenamento.

    Ultimo ma non meno importante: un TAPPETINO DA GINNASTICA.

    Ora starete pensando che vogliamo costringervi a fare degli esercizi, a farvi iscrivere a qualche corso oppure a farvi avere degli addominali super scolpiti… Non è questo il nostro intento!

    Scoprirete comunque con noi quanto un corpo tonico ed allenato possa aiutarvi maggiormente nella percezione dei movimenti respiratori, nel riconoscimento degli stati di tensione, nella necessità di usare il nostro corpo in maniera equilibrata al fine di poter sostenere esibizioni di lunga durata o ripetitive nel tempo.

    Il tappetino risulta quindi un nostro alleato per ritagliare dei momenti di allenamento fisico o di rilassamento, anche durante una sessione di canto.

    Vi aspettavate che parlassimo del microfono vero? Il nostro strumento è la voce, mentre il microfono un valido aiuto…ma non vi preoccupate, parleremo presto anche di tutti quegli strumenti che ci supportano nelle esibizioni.

    Continuate a seguirci!

  • Ascolta la tua voce

    Il registratore

    La prima volta che ascoltiamo la nostra voce registrata molto probabilmente non ci piacerà.

    La potremmo trovare molto diversa da come l’abbiamo sempre percepita, per alcuni addirittura fastidiosa. Il problema ha diverse radici: se siamo all’inizio e persino il nostro parlato ci crea imbarazzo, allora la ragione sta essenzialmente nel fatto che non ci si riconosce in quello che ascoltiamo. L’orecchio interno che ci fa conoscere la nostra voce e che ci accompagna ogni giorno non ci restituisce la stessa immagine sonora di un orecchio esterno che ci ascolta al di  fuori di noi stessi. Con il tempo questo sfasamento si assottiglia, pensiamo ad esempio ai messaggi vocali che ci hanno velocemente abituati a sentire la nostra voce registrata.

    Se invece siamo abituati ad ascoltarci, ma comunque non ci piace quello che sentiamo, il livello cambia e la questione diventa più interessante. Quando canto un brano e mi registro mi accorgo che quasi sempre sbaglio a capire (ancora adesso dopo tanti anni) quale registrazione sceglierò come definitiva tra le tante.

    All’inizio registrerò tantissime volte, ogni volta cercherò di evidenziare un colore della voce, oppure di usare maggiormente il vibrato, o ancora di essere più fluida … Poi imparerò che è meglio fare una prova come se stessi stilando una bozza di un testo e su quella decidere subito cosa cambiare. Altre 2 registrazioni e stop. Quasi sempre buona la prima.

    Registrarsi è fondamentale per un musicista, fa parte dello studio, serve a migliorarsi e a crescere velocemente. Aiuta a trovare errori e formare il gusto personale, a prendere decisioni stilistiche e a riconoscere le proprie caratteristiche. Si può fare facilmente, con il telefono, il pc, con video o senza video e trovare anche delle modalità artistiche e creative per completare il tutto.

    Insomma, è un bellissimo modo di studiare e di creare contenuti utili per se stessi.

    Bisogna avere solo il coraggio di iniziare senza buttarsi giù ed essere troppo critici con se stessi e la propria voce, ma avendo la maturità e la determinazione di voler cambiare in modo razionale e sensato.

  • Escidalladoccia!

    Decidere di dare ascolto alla propria voce e intraprendere un percorso con essa, sia che si tratti di lezioni di canto sia che si tratti di approfondirne semplicemente la conoscenza non è mai una scelta facile.

    Quando cantiamo tra le mura della nostra casa (o molto più spesso sotto la doccia ;-)) siamo rilassati e disinibiti, lasciamo fluire i suoni senza preoccuparci che possano risultare gradevoli a noi stessi e agli altri.

    Se però immaginiamo di cantare davanti ai nostri amici o ad un pubblico, diventiamo rigidi e spesso rinunciamo al divertimento per paura di non risultare piacevoli prima di tutto a noi stessi. Questa timidezza, o potremmo chiamarla “paura di lasciarsi andare”, si manifesta anche quando pensiamo di intraprendere un percorso di formazione o di semplice valorizzazione della voce: siamo spaventati dal metterci alla prova e liberare la nostra intimità. Perché la voce arriva dall’interno del nostro corpo ed è un po’ come mettersi a nudo.

    Proprio per questo motivo è importante essere consapevoli che quel lavoro richiederà sì impegno, sì costanza, ma anche molta clemenza. Dovremo cioè essere indulgenti con le nostre fragilità, con la nostra mania di controllo, con il desiderio di essere perfetti da subito, con la voglia di raggiungere livelli tecnici alti in pochissimo tempo.

    Questo blog oltre ad essere uno strumento per parlare dello studio del canto e della conoscenza della voce, per noi è un anticipo di un progetto più completo e anche più complesso… Stiamo lavorando ad un libro (e non solo) che possa accompagnare chiunque voglia iniziare a cantare, diventando un supporto personale semplice e pratico.

    Per iniziare questo percorso è importante avere l’ironia di sperimentare per scoprire sé stessi anche divertendosi, giocare con la propria voce … e finalmente farla uscire dalla doccia!

  • Uno strumento molto personale

    Noi cantanti abbiamo una particolarità che ci differenzia molto dagli altri musicisti e che ci indirizza verso una strada completamente diversa da qualsiasi strumentista.

    Innanzitutto il nostro strumento è nel nostro corpo, la laringe è posizionata dentro di noi e il vocal tract ha dimensioni e caratteristiche che cambiano da un individuo all’altro rendendo la voce un aspetto unico della persona. Quindi è chiaro che nessuno di noi può “scegliere che voce avere”, mentre un chitarrista può invece decidere che chitarra suonare o addirittura cambiare chitarra in base al genere musicale. Noi non abbiamo a disposizione un “negozio di voci” e nemmeno marchi commerciali o liutai che ci confezionano il nostro strumento secondo il nostro gusto. Il nostro è un percorso molto diverso, abbiamo un organo che ci consente di comunicare emozioni, pensieri e stati d’animo al mondo, ma dobbiamo conoscerlo attraverso il nostro corpo e la nostra mente. Un lavoro molto “interno” che ci porta ad apprezzare mano a mano la nostra identità vocale.

    Ma non è tutto: noi siamo voce. Quando ci emozioniamo o dopo che abbiamo pianto è facile che la nostra voce appaia diversa, cambiata da quello stato d’animo e che chi ci ascolta se ne accorga, anche se magari vorremmo celarlo. Anche quando siamo raffreddati o non in ottima salute la voce ne risente e ne mostra i segnali. La voce non la mettiamo nella custodia aspettando di guarire dall’influenza, vive ogni attimo della nostra vita con noi, anche quando siamo in collera e urliamo… 

    Cambia crescendo, cambia invecchiando.

    Ma c’è ancora un altro aspetto che si rivela sul palcoscenico. Quando ci esibiamo non abbiamo uno strumento esterno che ci fa “da barriera”, una specie di intermediario tra noi e il pubblico, un davanzale al quale appoggiarsi, affacciarsi. Siamo noi con tutto il nostro corpo completamente esposti all’altro. Mentre uno strumentista spesso guarda il proprio strumento quando suona, il cantante non ha nulla di esterno da gestire e guardare, il suo sguardo è “obbligato” a rivolgersi al pubblico. Ecco perché per il cantante il momento dell’esibizione è un traguardo al quale si arriva spesso con ansia da prestazione, tanto da portarci spesso a non voler affrontare quel momento e a cantare per noi solo sotto la doccia…

    Tutto ciò ci porta a considerare la voce come uno strumento particolare, da conoscere e studiare nei suoi aspetti con la stessa attenzione e professionalità che si dedica agli altri strumenti musicali.

    Iniziamo quindi insieme un percorso che possa finalmente farci uscire dal nostro guscio… e sì, anche dalla doccia!