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Una routine quotidiana

La nostra voce è sempre con noi: quando dormiamo, quando andiamo a lavorare, mentre guidiamo nel traffico e anche in vacanza. A differenza di un chitarrista o di un pianista, noi siamo il nostro strumento. Per questo pensiamo sia importante avere degli esercizi di riferimento per mantenerla elastica e in salute.
Si tratta di esercizi brevi, da fare quotidianamente, anche mentre siamo impegnati in altre attività (mentre siamo in macchina o mentre sistemiamo casa o svolgiamo la nostra beauty routine…). Per chi ha già esperienza con la tecnica vocale noterà che alcuni di questi esercizi sono impiegati anche nel riscaldamento prima di cantare.
1. RESPIRARE: è sempre importante connettersi con il proprio respiro e attivare una respirazione profonda e controllata.
2. ESSE: inspirare ed eseguire una S “Spessa” (immaginala doppia) prolungata, fino ad esaurire l’aria. Ripetere più volte.
3. MUTO: inspirare ed eseguire una M con le labbra chiuse, attivando diaframma e concentrarsi sulle risonanze. Ripetere più volte, sperimentando diverse altezze e durate. Attenzione all’attacco 🙂
4. SIRENA: partire da un suono grave e raggiungerne uno più acuto (andando in registro di testa) e tornare indietro. Stiamo eseguendo un glissato ascendente e discendente. Usare il muto e poi le vocali U e I. Se non si riscontrano difficoltà procedere con O, A ed E. Le altezze non dovranno essere per forza le stesse, l’importante è eseguire con facilità l’esercizio basandosi sull’elasticità che si percepisce.
5. TRILLI: eseguire dei trilli con labbra o lingua, ovvero pronunciare a labbra appoggiate un “br” prolungato oppure utilizzando la vibrazione della lingua un “tr” prolungato. Usa la sirena o una scala o un arpeggio per “passeggiare” tra i registri vocali.
Questi 5 esercizi sono solo alcune delle proposte che si possono eseguire, ma ce ne sono molti altri utili per scaldarsi e mantenere la voce prestante anche quando non possiamo allenarci con i vocalizzi.
Tutto chiaro? Se hai qualche dubbio, non ti preoccupare, sulle nostre pagine troverai dei video che ti mostreranno come eseguirli.
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Cantare con l’anima, non solo con la tecnica

Quante volte ti sei fermat* perché “non era perfetto”? Magari hai provato a cantare una canzone che ami e ti sei interrott* perché quella nota “non è uscita bene”. O perché la voce tremava. O perché ti sembrava di non avere abbastanza fiato, abbastanza controllo, abbastanza “tecnica”. E se ti dicessimo che non è questo l’essenziale?
La voce, quando canta, non è solo uno strumento musicale: è carne, respiro, vissuto. E le emozioni che porta con sé non devono essere coperte dalla tecnica, ma sostenute, accompagnate, lasciate libere di emergere.
In questo sta la differenza tra cantare bene e comunicare davvero. La voce è emotiva per natura. Prima di essere “intonata”, la voce è viva. Da bambini, non ci chiediamo se stiamo “usando il diaframma”: urliamo, piangiamo, ridiamo con tutto il corpo. Quando cantiamo, possiamo (e dobbiamo) tornare a quella sincerità sonora.Cantare non è solo riprodurre note: è abitare un’emozione e trasformarla in vibrazione sonora. Quante volte ti è capitato di ascoltare un cantante magari imperfetto, ma capace di farti venire la pelle d’oca? È lì che accade la magia: quando la tecnica smette di essere protagonista e diventa alleata. Tecnica sì, ma come mezzo, non come fine. Imparare a respirare meglio, a proiettare la voce, a regolare l’emissione: tutto questo è utile. Ma la tecnica vocale dovrebbe servire l’emozione, non soffocarla. Quando il canto diventa solo una prestazione tecnica, perde la sua anima. Quando invece ti lasci attraversare da ciò che senti, anche le piccole imperfezioni diventano parte della tua unicità. Un suono imperfetto, ma autentico, arriva più lontano di un suono perfetto ma vuoto.
Interpretare è un atto emotivo. Ogni volta che canti, racconti qualcosa. Non basta conoscere il testo: devi entrarci dentro.
Devi chiederti:- Cosa sto dicendo, veramente?
- Quale parte di me risuona con queste parole?
- Come posso colorare ogni frase con la mia intenzione?
L’interpretazione non è una tecnica, è un incontro.
E la voce – la tua voce – è lo strumento più sincero per esprimere ciò che le parole da sole non dicono. Lascia emergere la voce che senti, con tutte le tue emozioni. Prova a cantare quando sei triste, arrabbiat*, felice, stanc*, facendo sì che sia la tua voce a parlare, anche quando è imperfetta, rotta, tremante. E’ lì che viene fuori la tua arte.Alcuni spunti per cantare con emozione:
- Scegli brani che ti toccano, non solo quelli “giusti” per la tua voce.
- Registra la tua voce: non per giudicarla, ma per ascoltare cosa racconta.
- Visualizza un ricordo o una scena mentre canti: aggiungerai tridimensionalità emotiva alla tua interpretazione.
- Sospendi il giudizio tecnico almeno una volta al giorno: canta solo per sentire, non per correggerti.
La tecnica è importante, certo. Ma se diventa un muro tra te e ciò che senti, allora è tempo di rivedere le priorità. La voce è uno specchio dell’anima, non del perfezionismo. La voce più potente non è quella più perfetta.
È quella che ha il coraggio di essere vera. -
La postura nel canto

Un aspetto molto importante da tenere sotto controllo quando cantiamo è la postura del nostro corpo.
Una cattiva postura potrebbe rappresentare un problema per la voce, la potrebbe bloccare creando tensioni muscolari nelle aree di spalle e collo. Non si tratta solo di liberare la zona toracica per facilitare il movimento del diaframma. Una corretta postura prevede il giusto posizionamento di tutto il corpo, dai piedi alla testa.
Vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando:
- Piedi: sono ben posizionati a terra, leggermente divaricati, allineati con le spalle
- Ginocchia: morbide, leggermente piegate
- Bacino: in leggera retroversione
- Schiena : dritta, ma naturale, senza tensioni
- Spalle: rilassate, aperte, non alzate
- Collo: allungato come la colonna vertebrale
- Testa: dritta, visualizziamola appoggiata alla colonna vertebrale
- Sguardo: influenza la posizione della testa quindi guardiamo dritto, davanti a noi
- Mento: né alzato, né abbassato
Osservandoci allo specchio possiamo notare tutti gli atteggiamenti del nostro copro da correggere, in modo da trovare una postura corretta e allo stesso tempo naturale e comoda. Dobbiamo sentirci ben radicati al suolo, percepire stabile e sicuro il nostro equilibrio, libero il nostro addome.
Inoltre, testa e viso hanno ulteriori possibilità di movimento e posizionamento, attivando comportamenti diversi.
Ad esempio, la testa può essere allineata con il punto di vertice, ovvero con un punto situato nella parte in alto del cranio verso la sezione posteriore, in linea con la colonna vertebrale, oppure con il punto di bregma, situato nella zona anteriore (alzeremo quindi il mento e la testa andrà un po’ indietro). I suoni prodotti nelle due posizioni sono diversi, quello in vertice risulta più verticale, con qualità più mista, mentre in bregma il suono è più orizzontale, più vicino al belting.
Qualsiasi siano poi le scelte posturali del cantante la cosa importante è che siano funzionali alla fonazione, che quindi non siano impedenti né affaticanti.
Un buon tono muscolare aiuta a supportare la performance canora, mantenendo una postura agile ed elastica, ottimale per la proiezione del suono nello spazio.
Ma si deve cantare sempre in piedi?
Assolutamente no! Ci si può sedere, meglio su uno sgabello, mantenendo libera la zona diaframmatica, possibilmente con i piedi radicati, la colonna vertebrale allungata. Si può cantare anche sdraiati, avremo una differente distribuzione del peso, soprattutto sentiremo meno libero e leggero il torace, ma si possono emettere melodie anche così!
L’importante è tenere sotto controllo rigidità e qualità vocale e per farlo dobbiamo essere in costante ascolto del nostro corpo.
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Tecniche vocali per gestire l’ansia da prestazione: canta con più libertà e sicurezza
Hai mai sentito la gola chiudersi prima di un’esibizione? Il fiato corto, la voce tremante, la mente che corre più veloce di te? L’ansia da prestazione è una compagna comune di molti cantanti, anche esperti. Ma la buona notizia è che la voce può diventare un alleato potente per calmare il corpo e la mente, se impari ad ascoltarla e a guidarla.
In questo articolo scoprirai alcune tecniche vocali semplici ed efficaci per affrontare il palco (o anche solo la sala prove) con più centratura, fiducia e piacere.
Perché la voce è così sensibile all’ansia?La voce non è solo suono: è respiro, emozione, corpo e identità. Quando sei in ansia, il tuo sistema nervoso si attiva in modalità “lotta o fuga”, e questo si riflette immediatamente su:
- la respirazione (che diventa superficiale e alta),
- la muscolatura (che si irrigidisce, soprattutto in gola, mandibola e diaframma),
- l’emissione vocale (che perde appoggio e vibrazione),
- la presenza scenica (che si chiude, si ritrae).
Insomma, l’ansia “si sente” nella voce. Ma anche il contrario è vero: la voce può aiutarti a calmare l’ansia.
Tecniche vocali per calmare la mente e prepararti a cantareEcco alcune pratiche che puoi usare prima o durante una performance per riportare equilibrio nel tuo sistema corpo-voce:
1. Respiro di appoggio profondo
Prima di iniziare a cantare, prendi 2-3 minuti per respirare lentamente, portando l’aria nel basso ventre.
- Inspira dal naso, senti l’addome che si espande.
- Espira lentamente con un soffio continuo come “fff” o “sss”.
- Lascia che la mandibola resti morbida, il collo libero.
- Dopo qualche ciclo, la mente sarà più chiara e il corpo più radicato.
Questo tipo di respiro stimola il nervo vago e aiuta a uscire dalla modalità di stress.2. Vocalizzi su suoni rilassanti
Fai dei vocalizzi dolci e fluidi su vocali aperte come “ah” o “oo”, a volume medio-basso.
- Scegli note centrali della tua voce.
- Usa il mormorio leggero (quasi un sussurro sostenuto) per riscaldare senza sforzo.
- Aggiungi un leggero dondolio del corpo per sciogliere le tensioni.
Il suono vibrazionale calma il sistema nervoso e connette mente e corpo.3. Tecnica del “sospiro sonoro”
Quando senti la tensione salire:
- Inspira profondamente.
- Espira con un suono tipo “aaaah…” rilassato, come se stessi sospirando dopo una lunga giornata.
- Ripeti 3-5 volte, lasciando che il suono “cada” senza controllo.
È un modo potente per “scaricare” l’emotività in eccesso.4. Visualizzazione del suono
Prima di cantare un brano, chiudi gli occhi e immagina:
- La tua voce che scorre fluida come un ruscello.
- Il suono che riempie lo spazio con leggerezza e piacere.
- Il pubblico che ascolta con attenzione e apertura.
Questa tecnica aiuta a spostare il focus dal giudizio alla connessione.5. Micro-esibizioni regolari
L’ansia si riduce con l’abitudine. Prova a “normalizzare” la performance:
- Canta spesso davanti a una persona di fiducia.
- Registra la tua voce e riascoltati con gentilezza.
- Canta in spazi diversi, anche informali (cucina, parco, auto…).
Più ti esponi in sicurezza, più la tua voce si sentirà libera.
Conclusione: la voce è anche una guida interioreCantare non è solo una questione tecnica. È anche un atto di fiducia in se stessi. Quando impari ad ascoltare e sostenere la tua voce, impari anche a sostenere te stesso nei momenti difficili.
Non cercare la “voce perfetta”, ma una voce viva, vera, tua.
Respira. Canta.
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Costruire una scaletta

No, oggi non vi diamo suggerimenti da bricolage spicciolo se è questo che stavate pensando!
Si avvicina il momento dell’anno in cui i nostri allievi di canto si esibiranno davanti ad un pubblico, a conclusione del percorso che li ha visti impegnati in questi mesi. Quale migliore occasione per parlare di come si costruisce una scaletta da concerto, quella successione di brani che permette allo spettacolo di prendere vita?
Per ogni cantante è molto importante riflettere su questo momento, soprattutto se si è impegnati in un’esibizione che non permette l’alternanza con altri cantanti, condizione che consentirebbe alla propria voce di fare delle pause e riprendere fiato.
All’interno di un concerto, sia che si tratti di un’esibizione di mezz’ora, sia che si tratti di un evento più lungo, studiare come impostare la successione dei brani offre l’opportunità non solo di calibrare l’uso della voce, ma anche di tenere sveglia l’attenzione del pubblico e di valutare la propria padronanza del repertorio selezionato. Immaginate di proporre brani che prevedono un andamento musicale e dinamico simile. Oltre a rischiare di affaticare la voce restando in un range sempre uguale e utilizzando le stesse capacità tecniche, potremmo provocare la noia del pubblico che ci sta ascoltando.
Alternare brani differenti tra loro sia tecnicamente sia come velocità, dinamica e in generale generi musicali, consente di rendere varia la propria performance, permettendo alla voce di recuperare su brani lenti e meno impegnativi prima di spostarsi su brani che richiedono un maggiore impegno della propria estensione e della tecnica vocale.
Un esercizio utile per verificare se siamo in grado di sostenere con la dovuta padronanza la propria selezione di brani può essere quello di cantare di seguito tutti i brani studiati e presenti nel proprio repertorio durante una lezione con il proprio insegnante o durante l’allenamento a casa: la mia resistenza fisica ne risente in qualche punto? Ho inserito uno di seguito all’altro brani tecnicamente troppo impegnativi? Sento di riuscire a recuperare tra un brano e l’altro mantenendo quindi alta la qualità della mia performance? Porsi queste domande è un momento utile, poiché si ha modo di riflettere anche sul repertorio studiato: tendo a prediligere brani molto simili tra loro o riesco a variare tra i generi?
Provateci e sperimentate! Aspettiamo le vostre riflessioni!
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Cantare e suonare
Accompagnare la voce

La formazione di un cantante richiede lo studio della tecnica vocale soprattutto per garantire la salute della propria voce negli anni. E’ un percorso che esige elasticità e pazienza, ma che offre anche molte soddisfazioni. La voce è un mezzo di comunicazione diretto, ci mette in relazione con persone di qualsiasi età ed è anche un canale di contatto specifico nelle cure terapeutiche. Quindi tecnica, interpretazione ed espressività sono tra i cardini dello studio vocale.
In questo articolo vogliamo aggiungere un aspetto spesso sottovalutato, ovvero quanto sia prezioso per un cantante saper suonare uno strumento musicale, anche in maniera basica.
In genere ci si accompagna con pianoforte o chitarra (ma tutti gli strumenti offrono preziose opportunità) e suonando gli accordi delle canzoni che ci piacciono noteremo molti benefici anche per la nostra voce. Innanzitutto miglioreranno senso del ritmo e intonazione perché il nostro orecchio acquisirà capacità nuove dovute proprio allo studio della musica. Infatti avere una conoscenza della teoria musicale, anche rudimentale, ci permette di capire la costruzione degli accordi e delle scale e, ad un livello di conoscenza superiore, la relazione di questi accordi nella composizione, ovvero l’armonia.
Imparando ad esempio la costruzione degli accordi, sarà più semplice anche capire come sono strutturati molti vocalizzi che utilizziamo durante il vocal training, migliorandone l’esecuzione. Studiando le scale invece è possibile che, ascoltando una melodia, riconosciamo parte di quella scala. Anche improvvisare diventerà più semplice. Ci vogliono molto impegno e costanza per studiare musica e non sempre abbiamo la possibilità o l’energia per farlo quotidianamente. L’importante però è non spaventarsi davanti alle difficoltà, sia nel movimento delle mani, sia nella comprensione degli argomenti teorici, perché è possibile in poco tempo raggiungere un livello sufficiente per poter almeno strimpellare le prime canzoni.
Se in un primo momento suonare potrebbe risultare un ostacolo per il cantante, perché il controllo delle mani e la fatica iniziale che si prova nelle dita possono impedire un controllo vocale, con l’ esercizio il cantato e l’accompagnamento si fondono e si sostengono a vicenda. Non bisogna pensare di diventare dei virtuosi musicisti per accompagnarsi, ma di allenarsi con voce e orecchio ad un’esecuzione diversa, che ci fa crescere molto come musicisti.
Dopo aver imparato a suonare le canzoni più semplici, si può crescere imparando ad accompagnarsi durante un’improvvisazione vocale, improvvisare con lo strumento, accompagnare un altro cantante, suonare e cantare con altri musicisti… Insomma le possibilità aumentano talmente tanto che vale la pena iniziare e non smettere!
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Il microfono: come usarlo?

Lo studio della tecnica microfonica è una parte fondamentale nella formazione del cantante.
Imparare ad usare il microfono a proprio vantaggio è infatti un tassello in più a completamento della conoscenza di tutti gli strumenti a disposizione del cantante moderno.
Il microfono è un vero e proprio amplificatore del suono, ma allo stesso tempo anche un equalizzatore oppure un amplificatore di alcune caratteristiche vocali e persino uno strumento che aggiunge effetti o toglie qualità.
Oltre quindi a sapere come usarlo rispetto alla gestione dei volumi e della dinamica, è molto utile sapere che ogni microfono è diverso ed esistono modelli diversi che è utile conoscere, anche per capire quale è il più adatto alla propria voce.
Nella fase iniziale di studio del canto sconsigliamo di usare il microfono. Lo studente è al lavoro sulla propria voce con tutte le difficoltà che questo comporta: imparare ad ascoltarsi e riconoscere la propria voce su diversi suoni, gestire la respirazione. Utilizzare da subito il microfono potrebbe essere controproducente perché appunto, come già detto, oltre ad essere uno strumento che amplifica, e che quindi già influisce sulla percezione di quanto noi riusciamo a lavorare sulla gestione della potenza vocale e della dinamica, incide anche sulla percezione delle nostre qualità vocali, che è importante saper riconoscere prima di “aggiungere” un qualsiasi supporto.
Prendiamo come esempio i due microfoni più usati dai cantanti moderni: i modelli SM58 e Beta58. Il primo tende ad accentuare i suoni gravi, mentre il secondo tende a rendere la voce più brillante, supportando quindi i suoni acuti. Comprendiamo bene quindi che se un cantante non sa ancora di cosa ha bisogno la sua voce, come ad esempio avere supporto nei suoni gravi perché non riesco ancora a gestirli in piena autonomia, difficilmente sarà in grado di scegliere quale sarà il più adatto alle sue esecuzioni, anche sulla base del repertorio scelto.
Tra le conoscenze base che il cantante moderno deve avere per usare questo strumento c’è quella di comprendere che il microfono funziona come un’estensione di sé stessi. Imparare ad avvicinarlo e/o allontanarlo dalla bocca per gestire potenza e dinamica diventa imprescindibile se, ad esempio, ancora non ho un ottimo controllo delle sfumature nei passaggi dal piano al forte. Usare il microfono allontanandolo gradualmente dalla bocca infatti mi può aiutare a creare questo effetto se la mia tendenza è, in generale, di cantare troppo forte.
Se invece voglio ottenere un effetto alla “Billie Eilish”, dove il suono si fonde con le parole rendendole quasi confuse, dovrò imparare ad usare un tono di voce basso e letteralmente incollare la bocca al microfono.
Inutile dire che la sperimentazione è fondamentale con questo strumento, per conoscerne e sfruttarne tutte le potenzialità, non in ultimo in combinazione con gli effetti che si possono aggiungere attraverso il mixer o un eventuale controller vocale.
Prima però ricordate sempre che è fondamentale conoscere la propria voce “pulita”, “al naturale”. Solo così potremo comprenderne pregi e difetti e usare il microfono come utile supporto.
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Esercizio sovte con Benedetta 🤩
Questa settimana vi proponiamo un breve video che abbiamo fatto durante una lezione di canto con Benedetta, un’allieva che da anni frequenta i nostri corsi.
Il video mostra l’esecuzione di un esercizio sovte con un tubo di silicone immerso in una bottiglietta d’acqua, vuota per metà. Il tubo in genere è lungo circa 30 cm, va immerso per qualche centimetro nell’acqua, ma capita frequentemente che venga immerso di più senza accorgersene, l’importante è che l’esercizio risulti sempre comodo. Mano a mano si prendono le misure…
In un articolo precedente abbiamo parlato dei sovte e della loro importanza per lo studio del cantante.
Con questo esercizio sfruttiamo l’impedenza dell’acqua per mettere in atto il nostro “esercizio semi occluso”. Benedetta intona un intervallo di quinta ascendente e discendente con glissato, per tutta la sua tessitura, ovvero senza raggiungere gli estremi della sua estensione. La voce produce delle bolle che sono il segnale da monitorare per un corretto esercizio. Le bolle devono essere costanti, come se stessi “suonando la bottiglia”.
Per quanto riguarda il suono deve sempre essere simultaneo all’aria, quindi curiamo l’attacco e ascoltiamo il lavoro che compie il nostro diaframma. Inoltre le guance dovranno muoversi ritmicamente, come se vibrassero gonfiandosi e sgonfiandosi velocemente. Le labbra devono essere chiuse abbastanza da non far uscire l’aria senza irrigidirsi troppo intorno al tubo.
Questo esercizio risponde a diversi obiettivi:
. sposta in avanti il suono (attenzione a non nasalizzarlo),
. aumenta la qualità di appoggio e sostegno,
. aiuta a proiettare maggiormente il suono,
. migliora l’ intonazione,
. facilita il passaggio di registro
. predispone ad un maggior uso delle risonanze.
E per finire l’aspetto principale: è facile, non faticoso e quindi è un utile strumento per realizzare l’eufonia vocale!
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Come affrontare un’audizione

Oggi affrontiamo un argomento che sempre più frequentemente diventa oggetto delle nostre conversazioni con gli studenti: come affrontare un’audizione.
Talent, concorsi, masterclass sono eventi all’ordine del giorno e la ricerca della propria strada nel mondo dello spettacolo inizia già da piccolissimi, grazie soprattutto all’accesso immediato che studenti più e meno giovani hanno ai social oltre che alla tv e agli eventi dal vivo.
Rispondere a questa domanda coinvolge tanti aspetti, perché ognuno di noi, oltre a valutare elementi soggettivi quali la più o meno accentuata sensibilità all’esibizione in pubblico o davanti a degli estranei, ha anche delle aspettative che creano ansia e stress da palcoscenico.
Vediamo insieme le 3 aree più importanti sulle quali soffermarsi per affrontare qualsiasi tipo di audizione:.
1. Scegliere il brano che più ci rappresenta: tale scelta si baserà certamente in primis sul brano che permette alla nostra voce di esprimersi al meglio sia dal punto di vista tecnico che da quello espressivo. Ciò non vuol dire che dovremo selezionare il brano più difficile tra quelli studiati, anzi. La ricerca si dovrà basare soprattutto sull’essere a proprio agio, affinché la propria personalità musicale possa uscire fuori in tutte le sue peculiarità.
2. Sfatare il mito di brani inaccessibili: per i cantanti, una degli artisti considerati “intoccabili” è Mina. Il suo timbro e la sua espressività sono unici certo, ma proprio per questo molto spesso i cantanti scelgono di eseguire i suoi brani meno conosciuti oppure evitano proprio di cimentarsi nella esecuzione di alcune sua canzoni nonostante rientrino nel loro repertorio da studio per paura del confronto. Niente di più sbagliato. Ciò che ha più importanza è sentirsi a proprio agio in un brano. Pensare di scegliere una canzone di un artista all’apparenza sconosciuto non ci negherà comunque il giudizio e non è detto che la commissione che dovrà valutare la nostra esibizione non la conosca. Inoltre, è pressoché impossibile pensare che si riesca a scegliere un brano mai presentato prima da qualcuno, a meno che non si tratti di una propria composizione originale. La nostra abilità dovrà essere quella di interpretare il brano mettendoci tutto il nostro talento.
3. Usare l’immaginazione per rilassarsi e lasciare libero sfogo alla propria vocalità: questo è probabilmente il punto più difficile. Ogni situazione in cui siamo chiamati ad esibirci scatena in noi emozioni differenti, più o meno forti che potrebbero influire sulla nostra performance finale. Per semplificare un esercizio della PNL potreste immaginare di esibirvi in un luogo che amate, circondati dai vostri amici più cari oppure da soli, a seconda che la presenza delle “vostre persone” vi faccia sentire più o meno a vostro agio. Usate la respirazione per rilassare il vostro corpo e concentrarvi solo su quello che volete esprimere e suscitare in chi vi sta di fronte. Potete provare questo esercizio prima dell’esibizione affinché possiate recuperare una sensazione di calma e tranquillità. L’agitazione fisica, che spesso coincide con un battito cardiaco accelerato, può rendere agitata anche la respirazione.
Non abbiate paura del confronto. Per cercare e soprattutto trovare la propria strada è necessario mettersi in gioco e non prendersi mai troppo sul serio. Ogni esperienza va vissuta, anche perché oltre a rappresentare un insegnamento, un giorno potremmo pentirci di non averci provato 💪
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Tecnica vocale: il Belting

Quando si studia canto si affrontano argomenti tecnici che servono per utilizzare la voce in modo espressivo e artistico.
La conoscenza dei registri vocali – quelle zone della propria estensione che corrispondono ad un certo tipo di suono e di meccanismo laringeo – è indispensabile per poter passare ad un livello superiore di studio. Una volta presa padronanza dell’utilizzo dei registri, della zona di passaggio e ovviamente degli atletismi respiratori (appoggio e sostegno), si può passare ad argomenti più specifici per ottenere diversi risultati vocali. La voce del cantante comincia così ad arricchirsi di nuovi e diversi strumenti di lavoro. Si tratta della costruzione di un bagaglio di suoni differenti tra loro da utilizzare in base alle proprie esigenze creative ed espressive. Per poterlo fare c’è bisogno quindi di una solida conoscenza del funzionamento dell’apparato fonatorio e dei meccanismi che lo regolano. Questo per due ragioni principali: la prima è che non si devono danneggiare le corde vocali e la seconda è che per imparare tecniche più avanzate bisogna avere delle buone basi.
Con questo articolo oggi affrontiamo un tema molto appetitoso per i cantanti: il belting, cioè quel tipo di emissione potente che in genere viene sfoggiata in un range medio/alto e alto e con note lunghe o frasi molto sostenute. Quando si inizia a studiare canto, uno dei primi nodi da sciogliere è il problema del passaggio da voce piena (o M1 o voce di petto…) a voce di testa (o M2 o falsetto o voce girata…), cioè il passaggio da suoni medi a suoni acuti, per semplificare. In quella parte di estensione spesso si verifica (non sempre) una difficoltà di gestione perché la voce va incontro ad un break, ovvero si spezza, come strozzata da una difficoltà nell’andare “in alto”. Si impara con gli esercizi a passare da un registro (o meccanismo) all’altro e, andando avanti con lo studio, si scopre che non esiste solo una tipologia di emissione, ma con la tecnica vocale appropriata si possono scegliere diversi tipi di suono.
Per molti cantanti, soprattutto nei primi tempi, passare dai suoni medi a quelli acuti significa o perdere potenza oppure urlare. Esiste un modo per mantenere potenza, grinta e forza senza “sgolarsi” ed è proprio questo: il belting. E’ un suono che presenta caratteristiche ben precise: un attacco duro ma controllato, una pressione sottoglottica maggiore, una coordinazione muscolare molto allenata, un importante lavoro di appoggio e sostegno, un suono quindi più compresso, orizzontale, con un eventuale vibrato non morbido, magari sul finale. Un’emissione che rispetto a quanto appreso nelle prime lezioni di canto ha risonanze diverse, la si avverte più verso il palato duro, decisamente fissa e proiettata verso l’esterno, proprio perché molto penetrante. E’ un suono forte, che ci richiede grande energia e quindi va gestito, perché impiega tutto il corpo, ne richiede una postura diversa, magari con un allineamento in Bregma (da lieve estensione del capo con fontanella di Bregma posizionata in corrispondenza della verticalità corporea), sicuramente una scelta che va organizzata e per la quale è utile prevedere momenti fonatori più comodi per recuperare o mantenere una buona dose di energie a disposizione.
In genere il belting risulta più semplice per quei cantanti con corde vocali più spesse, ad esempio per i contralti e per chi ha più difficoltà nella gestione del passaggio e nel mix. Ma ogni voce è a sé, non ci sono dei parametri ai quali attenersi per verificare il proprio risultato, anzi siamo noi stessi il nostro riferimento per calibrare i suoni che potranno avere caratteristiche più vicine alla voce piena oppure alla voce di testa, in base alla nostra conformazione fisica e alle nostre scelte durante l’emissione. L’aspetto più importante è quello di curare l’apprendimento con esercizi specifici e sotto la guida di un’insegnante perché si tratta di modalità vocali impegnative. Un glissato di quinta ascendente e discendente partendo con la vocale O per arrivare alla quinta con la vocale A è un buon esercizio, stando attenti a “mantenere l’elastico” ovvero a non produrre il break man mano che si va verso il registro di testa. Anche i sovte (di cui abbiamo iniziato a parlare in un articolo precedente) aiutano in questo tipo di preparazione. Sicuramente c’è da studiare e da divertirsi!
