Home

  • Registro, estensione e ambito vocale: differenze, esercizi e brani per allenare la voce

    Conoscere registro, estensione e ambito vocale è fondamentale per ogni cantante. Capire come funziona la voce ti aiuta a scegliere il repertorio giusto e a sfruttare al meglio le tue potenzialità.

    In questo articolo vedremo le differenze tra questi tre concetti, esercizi pratici per svilupparli e alcuni brani italiani e internazionali perfetti per allenarli.


    Cos’è il registro vocale e come allenarlo

    Il registro vocale riguarda le zone della voce – gravi, medie e acute – che possiamo raggiungere grazie a specifici meccanismi fisiologici. I registri principali sono:

    • voce di petto, più piena e profonda;
    • voce mista, che unisce le caratteristiche dei due estremi;
    • voce di testa o falsetto, leggera e acuta.

    Esercizi per il registro vocale

    • Glissati: scivolare tra le note con vocali come ng–ah o mi–ma.
    • Sirene vocali con “u” o “i”, per uniformare le zone della voce.
    • Scale ascendenti e discendenti lente, partendo dal parlato, per rendere graduale il passaggio.

    Come allenare il passaggio tra i registri

    Il passaggio di registro è uno dei momenti più delicati per chi canta: qui la voce rischia di spezzarsi o indurirsi. Con esercizi mirati, invece, si può ottenere fluidità e continuità.

    Tecniche utili

    • Sirene vocali su vocali chiuse (“i”, “u”) per collegare i registri.
    • Scale a semitoni, salendo e scendendo lentamente.
    • Consonanti morbide (ng–ah, m–ah) per facilitare il collegamento petto-testa.
    • Volume moderato nel passaggio, per evitare di spingere.
    • Trucco dello sbadiglio, per mantenere apertura e rotondità.

    ✨ L’obiettivo non è eliminare il passaggio, ma integrarlo nella voce, così da renderla flessibile e omogenea.


    Cos’è l’estensione vocale e come allenarla

    L’estensione vocale è la gamma di note che si possono emettere, dal suono più grave al più acuto. Non indica quanto sia comodo cantarli, ma solo la loro presenza nella voce.

    Esercizi per l’estensione vocale

    • Vocalizzi progressivi, partendo dal centro e spostandosi verso acuti e gravi.
    • Respiro consapevole, per sostenere i limiti estremi.
    • Allenamento graduale, senza forzare nuove note.

    Cos’è l’ambito vocale e come allenarlo

    L’ambito vocale è il segmento della tua estensione in cui ti senti più a tuo agio. È la tua “comfort zone”, dove la voce risulta naturale e gradevole.

    Esercizi per l’ambito vocale

    • Cantare brani nel tuo ambito naturale, per rafforzare il controllo.
    • Esercizi con vocali aperte e fluide, per consolidare la zona centrale.
    • Sperimentare dinamiche diverse (piano, forte, crescendo) sulle note comode.

    Brani italiani e internazionali per esercitare i registri

    Oltre agli esercizi tecnici, anche alcuni brani di repertorio sono perfetti per allenare registro, estensione e ambito vocale.

    🎶 Musica italiana

    • “Caruso” – Lucio Dalla: alterna registro di petto e acuti intensi.
    • “Vivo per lei” – Andrea Bocelli & Giorgia: ideale per sperimentare i passaggi.
    • “Almeno tu nell’universo” – Mia Martini: ottimo per lavorare su ambito e cambi dinamici.

    🌍 Musica internazionale

    • “I Will Always Love You” – Whitney Houston: perfetto per i passaggi di registro.
    • “Bohemian Rhapsody” – Queen: ricchissimo di cambi dinamici e vocali.
    • “All of Me” – John Legend: utile per lavorare su continuità e fluidità.

    Conclusione

    Allenare registro, estensione e ambito vocale significa conoscere la propria voce e imparare a usarla con consapevolezza. Non serve avere un’estensione infinita, ma saper sfruttare al meglio ciò che si ha.

    ✨ Con costanza, tecnica e i giusti brani di riferimento, la tua voce diventerà più flessibile, espressiva e sicura.

  • Brano originale, cover o altre versione: consigli per una scelta personale.

    Succede spesso di ascoltare una canzone, magari anche di innamorarsene e poi scoprire che si tratta di una cover.

    La storia della musica è piena di rifacimenti o nuovi arrangiamenti di brani più o meno datati. Si possono trovare le classiche cover, ovvero nuove esecuzioni fedeli al brano originale da parte però di artisti differenti dall’autore, oppure interpretazioni fantasiose, adattamenti, nuove versioni, remix… Durante le lezioni di canto affrontiamo spessissimo questo tema e abbiamo annotato una serie di consigli utili per una scelta personale consapevole.

    1. Brano originale e autore

    Quando scopriamo che la canzone che vorremmo cantare è una rivisitazione di un altro brano è fondamentale conoscere la versione originale e l’autore, sia per arricchire la propria cultura musicale sia perché questi sono elementi imprescindibili per capire testo, arrangiamento, contesto storico. Ad esempio, sapere che Meraviglioso è una canzone di Domenico Modugno (riproposta successivamente dai Negramaro) è importante, perché il lessico e lo stile richiamano un tempo storico preciso. Saremo noi a decidere come reinterpretarla, anche in chiave più moderna, ma con consapevolezza.

    2. Interprete della nuova versione

    Può accadere invece di conoscere già il brano originale e scoprire che ci sono delle versioni interpretate da altri artisti.

    Se vogliamo prenderle come riferimento, cominciamo ad analizzare le tonalità dei due brani per capire se ci sono differenze. La variazione di tonalità si verifica maggiormente quando autore e interprete (chiameremo così i due differenti vocalist per comodità esplicativa, perché a volte l’autore di un brano non è poi effettivamente il cantante…) appartengono a due sessi differenti. In questo caso bisogna verificare che la nostra estensione ci consenta l’una o l’altra esecuzione. Anche quando una donna vuole interpretare il brano di un uomo è bene fare una prima prova di esecuzione di tutta la melodia, delle note più gravi e in alcuni casi anche delle più acute! Anche la propria estensione fa da riferimento per la scelta e, se è necessario cambiare tonalità, possiamo cercare una versione femminile dello stesso brano per partire da lì.

    3. Riarrangiamento

    Anche questo caso si verifica molto spesso nella scelta di un brano, ovvero prediligere un arrangiamento diverso da quello originale: una differenza importante, che può collocare la nuova versione in un genere musicale totalmente differente. Si pensi a tutte le versioni acustiche o remix di canzoni, ai brani cult del genere rock interpretati solo da chitarra e voce, oppure da un coro, ai brani dei Metallica suonati dal gruppo di violoncellisti Apocalyptica… Altri esempi vedono collaborazioni tra autore e nuovo interprete, come Per un’ora d’amore con Antonella Ruggiero e i Subsonica, che creano così un nuovo mood del brano. 

    Tantissime inoltre le canzoni di artisti stranieri tradotte in italiano, come ad esempio il brano Alta Marea di Antonello Venditti, interpretazione del brano Don’t dream it’s over dei Crowded House, oppure il brano Una città per cantare, versione italiana tradotta da Lucio Dalla e cantata da Ron di The Road dell’artista statunitense Danny O’ Keefe.

    Un esempio inverso è quello che vede la cantante brasiliana Marisa Monte proporre una versione in portoghese del brano E poi che fa’ di Pino Daniele. Quando scegliamo di cantare brano è interessante allargare la ricerca ad altre interpretazioni, per ampliare il nostro vocabolario espressivo, prendere spunto dai più grandi che a loro volta si sono fatti ispirare da altri artisti. In questo Mina è maestra, con tutte le sue interpretazioni e cover meravigliose di brani non suoi (come Oggi sono io di Alex Britti), ma che a volte i nostri allievi conoscono grazie a lei… 

    Ci sono moltissimi altri esempi che hanno storie interessanti e che vantano diversi adattamenti meritevoli. Quello che riteniamo importante è di cercare comunque sempre versioni che abbiano un senso artistico, “di valore musicale” se così possiamo dire, senza cadere in appiattimenti da sottofondo che poco hanno a che vedere con una “nuova visione” di un brano.

  • Cantare in altre lingue: un viaggio nella voce

    L’esplorazione del repertorio musicale della propria lingua madre e delle lingue internazionali è una fase molto importante nella formazione di un cantante. Lingue diverse tra loro comportano la conoscenza di nuovi suoni, di nuove articolazioni delle parole, attivando così la nostra voce in maniera ogni volta diversa. Oltre ad arricchire il nostro bagaglio tecnico, possiamo sviluppare una vocalità più flessibile e adatta al nuovo contesto.

    Il cervello di un cantante, che spesso lavora per imitazione, soprattutto nei primi periodi di studio del repertorio, sviluppa una forte sensibilità uditiva, riuscendo a riprodurre la pronuncia di una lingua straniera in maniera più naturale. Vi sarà capitato da bambini di imitare un brano in un’altra lingua riuscendo a riprodurre lo stesso suono anche se poi vi siete accorti che il tiro era da aggiustare un pochino?! Naturalmente questo passaggio richiede nel tempo una conoscenza di base di come è scritta una lingua a noi straniera e di come si pronuncia correttamente per essere fedeli al brano e alla sua esecuzione.

    Cantare in un’altra lingua stimola anche i processi mnemonici, soprattutto quando non vogliamo essere legati alla lettura del testo. Il cantante svilupperà una maggiore attenzione alle parti che si ripetono, associando anche ritmo e melodia a determinate parole o frasi.

    Per non parlare dell’attenzione alla fonetica: lingue molto diverse tra loro richiedono accorgimenti specifici come l’attenzione agli accenti nel portoghese, lo sviluppo della tipica “r” francese, la distinzione tra inglese britannico e inglese americano.

    In questo articolo ti diamo alcuni spunti per poter allenare un repertorio internazionale facendo attenzione ad alcuni aspetti specifici, tra i quali, non in ultimo, l’interpretazione dei brani proposti.

    🎤 Esercizi pratici per cantare in altre lingue (con brani consigliati)

    1. Allenamento fonetico mirato

    Obiettivo: sciogliere la pronuncia e adattare l’articolazione ai suoni tipici della lingua.
    Come fare: scegli frasi brevi del testo della canzone e ripetile lentamente, scandendo ogni suono. Lavora davanti allo specchio per controllare apertura della bocca e movimenti delle labbra.

    Esempi di brani:

    • 🇫🇷 La vie en rose – Édith Piaf (per nasalità e vocali arrotondate)
    • 🇮🇹 Caruso – Lucio Dalla (per vocali pure e aperte)

    2. Esercizio sul ritmo e sulla prosodia

    Obiettivo: sentire la musicalità naturale della lingua e il legame con la melodia.
    Come fare: prima di cantare, recita il testo come fosse una poesia, rispettando gli accenti naturali. Prova a cantarlo mantenendo quegli accenti, anche a cappella.

    Esempi di brani:

    • 🇪🇸 Bésame mucho – Consuelo Velázquez (fraseggio dolce e scorrevole)
    • 🇵🇹 Garota de Ipanema – Antônio Carlos Jobim (swing e fluidità del portoghese brasiliano)

    3. Espressività e interpretazione culturale

    Obiettivo: capire il significato delle parole e trasmetterlo con l’interpretazione.
    Come fare: traduci (anche in modo semplice) il testo della canzone. Identifica le emozioni principali e rifletti su come la cultura della lingua le esprime.

    Esempi di brani:

    • 🇯🇵 Sukiyaki – Kyu Sakamoto (delicatezza e malinconia giapponese)
    • 🇩🇪 Du hast – Rammstein (forza e intensità tipiche del tedesco rock)

    4. Esercizio di ascolto e imitazione

    Obiettivo: migliorare l’intonazione e l’accento imitando un modello.
    Come fare: ascolta più volte una registrazione del brano con un cantante madrelingua. Canta sopra l’audio cercando di imitare esattamente suono, attacco e intensità.

    Esempi di brani:

    • 🇬🇧 Someone Like You – Adele (inglese britannico, vocali chiuse e consonanti morbide)
    • 🇺🇸 Imagine – John Lennon (inglese americano con “r” marcata)

    5. Mix linguistico per flessibilità vocale

    Obiettivo: abituare la voce a passare da una lingua all’altra.
    Come fare: prepara una mini-playlist con 3 canzoni in lingue diverse. Cantale in sequenza senza pausa, mantenendo l’accento corretto in ogni lingua.

    Esempi di sequenza:

    • Volare (italiano) – Domenico Modugno
    • La vie en rose (francese) – Édith Piaf
    • Besame mucho (spagnolo) – Consuelo Velázquez

    Ti va di provare questi esercizi? Scrivi i tuoi commenti! Saremo felici di risponderti!

  • Una routine quotidiana

    La nostra voce è sempre con noi: quando dormiamo, quando andiamo a lavorare, mentre guidiamo nel traffico e anche in vacanza. A differenza di un chitarrista o di un pianista, noi siamo il nostro strumento. Per questo pensiamo sia importante avere degli esercizi di riferimento per mantenerla elastica e in salute.

    Si tratta di esercizi brevi, da fare quotidianamente, anche mentre siamo impegnati in altre attività (mentre siamo in macchina o mentre sistemiamo casa o svolgiamo la nostra beauty routine…). Per chi ha già esperienza con la tecnica vocale noterà che alcuni di questi esercizi sono impiegati anche nel riscaldamento prima di cantare.

    1. RESPIRARE: è sempre importante connettersi con il proprio respiro e attivare una respirazione profonda e controllata.

    2. ESSE: inspirare ed eseguire una S “Spessa” (immaginala doppia) prolungata, fino ad esaurire l’aria. Ripetere  più volte.

    3. MUTO: inspirare ed eseguire una M con le labbra chiuse, attivando diaframma e concentrarsi sulle risonanze. Ripetere più volte, sperimentando diverse altezze e durate. Attenzione all’attacco 🙂

    4. SIRENA: partire da un suono grave e raggiungerne uno più acuto (andando in registro di testa) e tornare indietro. Stiamo eseguendo un glissato ascendente e discendente. Usare il muto e poi le vocali U e I. Se non si riscontrano difficoltà procedere con O, A ed E. Le altezze non dovranno essere per forza le stesse, l’importante è eseguire con facilità l’esercizio basandosi sull’elasticità che si percepisce.

    5. TRILLI: eseguire dei trilli con labbra o lingua, ovvero pronunciare a labbra appoggiate un “br” prolungato oppure utilizzando la vibrazione della lingua un “tr” prolungato. Usa la sirena o una scala o un arpeggio per “passeggiare” tra i registri vocali.

    Questi 5 esercizi sono solo alcune delle proposte che si possono eseguire, ma ce ne sono molti altri utili per scaldarsi e mantenere la voce prestante anche quando non possiamo allenarci con i vocalizzi.

    Tutto chiaro? Se hai qualche dubbio, non ti preoccupare, sulle nostre pagine troverai dei video che ti mostreranno come eseguirli.

  • Cantare con l’anima, non solo con la tecnica

    Quante volte ti sei fermat* perché “non era perfetto”? Magari hai provato a cantare una canzone che ami e ti sei interrott* perché quella nota “non è uscita bene”. O perché la voce tremava. O perché ti sembrava di non avere abbastanza fiato, abbastanza controllo, abbastanza “tecnica”. E se ti dicessimo che non è questo l’essenziale?

    La voce, quando canta, non è solo uno strumento musicale: è carne, respiro, vissuto. E le emozioni che porta con sé non devono essere coperte dalla tecnica, ma sostenute, accompagnate, lasciate libere di emergere.
    In questo sta la differenza tra cantare bene e comunicare davvero. La voce è emotiva per natura. Prima di essere “intonata”, la voce è viva. Da bambini, non ci chiediamo se stiamo “usando il diaframma”: urliamo, piangiamo, ridiamo con tutto il corpo. Quando cantiamo, possiamo (e dobbiamo) tornare a quella sincerità sonora.

    Cantare non è solo riprodurre note: è abitare un’emozione e trasformarla in vibrazione sonora. Quante volte ti è capitato di ascoltare un cantante magari imperfetto, ma capace di farti venire la pelle d’oca? È lì che accade la magia: quando la tecnica smette di essere protagonista e diventa alleata. Tecnica sì, ma come mezzo, non come fine. Imparare a respirare meglio, a proiettare la voce, a regolare l’emissione: tutto questo è utile. Ma la tecnica vocale dovrebbe servire l’emozione, non soffocarla. Quando il canto diventa solo una prestazione tecnica, perde la sua anima. Quando invece ti lasci attraversare da ciò che senti, anche le piccole imperfezioni diventano parte della tua unicità. Un suono imperfetto, ma autentico, arriva più lontano di un suono perfetto ma vuoto.

    Interpretare è un atto emotivo. Ogni volta che canti, racconti qualcosa. Non basta conoscere il testo: devi entrarci dentro.
    Devi chiederti:

    • Cosa sto dicendo, veramente?
    • Quale parte di me risuona con queste parole?
    • Come posso colorare ogni frase con la mia intenzione?

    L’interpretazione non è una tecnica, è un incontro.
    E la voce – la tua voce – è lo strumento più sincero per esprimere ciò che le parole da sole non dicono. Lascia emergere la voce che senti, con tutte le tue emozioni. Prova a cantare quando sei triste, arrabbiat*, felice, stanc*, facendo sì che sia la tua voce a parlare, anche quando è imperfetta, rotta, tremante. E’ lì che viene fuori la tua arte.

    Alcuni spunti per cantare con emozione:

    • Scegli brani che ti toccano, non solo quelli “giusti” per la tua voce.
    • Registra la tua voce: non per giudicarla, ma per ascoltare cosa racconta.
    • Visualizza un ricordo o una scena mentre canti: aggiungerai tridimensionalità emotiva alla tua interpretazione.
    • Sospendi il giudizio tecnico almeno una volta al giorno: canta solo per sentire, non per correggerti.

    La tecnica è importante, certo. Ma se diventa un muro tra te e ciò che senti, allora è tempo di rivedere le priorità. La voce è uno specchio dell’anima, non del perfezionismo. La voce più potente non è quella più perfetta.
    È quella che ha il coraggio di essere vera.

  • La postura nel canto

    Un aspetto molto importante da tenere sotto controllo quando cantiamo è la postura del nostro corpo.

    Una cattiva postura potrebbe rappresentare un problema per la voce, la potrebbe bloccare creando tensioni muscolari nelle aree di spalle e collo. Non si tratta solo di liberare la zona toracica per facilitare il movimento del diaframma. Una corretta postura prevede il giusto posizionamento di tutto il corpo, dai piedi alla testa. 

    Vediamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando:

    • Piedi: sono ben posizionati a terra, leggermente divaricati, allineati con le spalle
    • Ginocchia: morbide, leggermente piegate
    • Bacino: in leggera retroversione
    • Schiena : dritta, ma naturale, senza tensioni
    • Spalle: rilassate, aperte, non alzate
    • Collo: allungato come la colonna vertebrale
    • Testa: dritta, visualizziamola appoggiata alla colonna vertebrale
    • Sguardo: influenza la posizione della testa quindi guardiamo dritto, davanti a noi
    • Mento: né alzato, né abbassato

    Osservandoci allo specchio possiamo notare tutti gli atteggiamenti del nostro copro da correggere, in modo da trovare una postura corretta e allo stesso tempo naturale e comoda. Dobbiamo sentirci ben radicati al suolo, percepire stabile e sicuro il nostro equilibrio, libero il nostro addome.

    Inoltre,  testa e  viso hanno ulteriori possibilità di movimento e posizionamento, attivando comportamenti diversi.

    Ad esempio, la testa può essere allineata con il punto di vertice, ovvero con un punto situato nella parte in alto del cranio verso la sezione posteriore, in linea con la colonna vertebrale, oppure con il punto di bregma, situato nella zona anteriore (alzeremo quindi il mento e la testa andrà un po’ indietro). I suoni prodotti nelle due posizioni sono diversi, quello in vertice risulta più verticale, con qualità più mista, mentre in bregma il suono è più orizzontale, più vicino al belting

    Qualsiasi siano poi le scelte posturali del cantante la cosa importante è che siano funzionali alla fonazione, che quindi non siano impedenti né affaticanti.

    Un buon tono muscolare aiuta a supportare la performance canora, mantenendo una postura agile ed elastica, ottimale per la proiezione del suono nello spazio.

    Ma si deve cantare sempre in piedi?

    Assolutamente no! Ci si può sedere, meglio su uno sgabello, mantenendo libera la zona diaframmatica, possibilmente con i piedi radicati, la colonna vertebrale allungata. Si può cantare anche sdraiati, avremo una differente distribuzione del peso, soprattutto sentiremo meno libero e leggero il torace, ma si possono emettere melodie anche così!

    L’importante è tenere sotto controllo rigidità e qualità vocale e per farlo dobbiamo essere in costante ascolto del nostro corpo.

  • Tecniche vocali per gestire l’ansia da prestazione: canta con più libertà e sicurezza

    Hai mai sentito la gola chiudersi prima di un’esibizione? Il fiato corto, la voce tremante, la mente che corre più veloce di te? L’ansia da prestazione è una compagna comune di molti cantanti, anche esperti. Ma la buona notizia è che la voce può diventare un alleato potente per calmare il corpo e la mente, se impari ad ascoltarla e a guidarla.

    In questo articolo scoprirai alcune tecniche vocali semplici ed efficaci per affrontare il palco (o anche solo la sala prove) con più centratura, fiducia e piacere.

    🎯 Perché la voce è così sensibile all’ansia?

    La voce non è solo suono: è respiro, emozione, corpo e identità. Quando sei in ansia, il tuo sistema nervoso si attiva in modalità “lotta o fuga”, e questo si riflette immediatamente su:

    • la respirazione (che diventa superficiale e alta),
    • la muscolatura (che si irrigidisce, soprattutto in gola, mandibola e diaframma),
    • l’emissione vocale (che perde appoggio e vibrazione),
    • la presenza scenica (che si chiude, si ritrae).

    Insomma, l’ansia “si sente” nella voce. Ma anche il contrario è vero: la voce può aiutarti a calmare l’ansia.

    🎶 Tecniche vocali per calmare la mente e prepararti a cantare

    Ecco alcune pratiche che puoi usare prima o durante una performance per riportare equilibrio nel tuo sistema corpo-voce:

    1. Respiro di appoggio profondo

    Prima di iniziare a cantare, prendi 2-3 minuti per respirare lentamente, portando l’aria nel basso ventre.

    • Inspira dal naso, senti l’addome che si espande.
    • Espira lentamente con un soffio continuo come “fff” o “sss”.
    • Lascia che la mandibola resti morbida, il collo libero.
    • Dopo qualche ciclo, la mente sarà più chiara e il corpo più radicato.

    👉 Questo tipo di respiro stimola il nervo vago e aiuta a uscire dalla modalità di stress.

    2. Vocalizzi su suoni rilassanti

    Fai dei vocalizzi dolci e fluidi su vocali aperte come “ah” o “oo”, a volume medio-basso.

    • Scegli note centrali della tua voce.
    • Usa il mormorio leggero (quasi un sussurro sostenuto) per riscaldare senza sforzo.
    • Aggiungi un leggero dondolio del corpo per sciogliere le tensioni.

    👉 Il suono vibrazionale calma il sistema nervoso e connette mente e corpo.

    3. Tecnica del “sospiro sonoro”

    Quando senti la tensione salire:

    1. Inspira profondamente.
    2. Espira con un suono tipo “aaaah…” rilassato, come se stessi sospirando dopo una lunga giornata.
    3. Ripeti 3-5 volte, lasciando che il suono “cada” senza controllo.

    👉 È un modo potente per “scaricare” l’emotività in eccesso.

    4. Visualizzazione del suono

    Prima di cantare un brano, chiudi gli occhi e immagina:

    • La tua voce che scorre fluida come un ruscello.
    • Il suono che riempie lo spazio con leggerezza e piacere.
    • Il pubblico che ascolta con attenzione e apertura.

    👉 Questa tecnica aiuta a spostare il focus dal giudizio alla connessione.

    5. Micro-esibizioni regolari

    L’ansia si riduce con l’abitudine. Prova a “normalizzare” la performance:

    • Canta spesso davanti a una persona di fiducia.
    • Registra la tua voce e riascoltati con gentilezza.
    • Canta in spazi diversi, anche informali (cucina, parco, auto…).

    👉 Più ti esponi in sicurezza, più la tua voce si sentirà libera.

    💡 Conclusione: la voce è anche una guida interiore

    Cantare non è solo una questione tecnica. È anche un atto di fiducia in se stessi. Quando impari ad ascoltare e sostenere la tua voce, impari anche a sostenere te stesso nei momenti difficili.

    Non cercare la “voce perfetta”, ma una voce viva, vera, tua.

    Respira. Canta.

  • Costruire una scaletta

    No, oggi non vi diamo suggerimenti da bricolage spicciolo se è questo che stavate pensando!

    Si avvicina il momento dell’anno in cui i nostri allievi di canto si esibiranno davanti ad un pubblico, a conclusione del percorso che li ha visti impegnati in questi mesi. Quale migliore occasione per parlare di come si costruisce una scaletta da concerto, quella successione di brani che permette allo spettacolo di prendere vita?

    Per ogni cantante è molto importante riflettere su questo momento, soprattutto se si è impegnati in un’esibizione che non permette l’alternanza con altri cantanti, condizione che consentirebbe alla propria voce di fare delle pause e riprendere fiato.

    All’interno di un concerto, sia che si tratti di un’esibizione di mezz’ora, sia che si tratti di un evento più lungo, studiare come impostare la successione dei brani offre l’opportunità non solo di calibrare l’uso della voce, ma anche di tenere sveglia l’attenzione del pubblico e di valutare la propria padronanza del repertorio selezionato. Immaginate di proporre brani che prevedono un andamento musicale e dinamico simile. Oltre a rischiare di affaticare la voce restando in un range sempre uguale e utilizzando le stesse capacità tecniche, potremmo provocare la noia del pubblico che ci sta ascoltando.

    Alternare brani differenti tra loro sia tecnicamente sia come velocità, dinamica e in generale generi musicali, consente di rendere varia la propria performance, permettendo alla voce di recuperare su brani lenti e meno impegnativi prima di spostarsi su brani che richiedono un maggiore impegno della propria estensione e della tecnica vocale.

    Un esercizio utile per verificare se siamo in grado di sostenere con la dovuta padronanza la propria selezione di brani può essere quello di cantare di seguito tutti i brani studiati e presenti nel proprio repertorio durante una lezione con il proprio insegnante o durante l’allenamento a casa: la mia resistenza fisica ne risente in qualche punto? Ho inserito uno di seguito all’altro brani tecnicamente troppo impegnativi? Sento di riuscire a recuperare tra un brano e l’altro mantenendo quindi alta la qualità della mia performance? Porsi queste domande è un momento utile, poiché si ha modo di riflettere anche sul repertorio studiato: tendo a prediligere brani molto simili tra loro o riesco a variare tra i generi?

    Provateci e sperimentate! Aspettiamo le vostre riflessioni!

  • Cantare e suonare

    Accompagnare la voce

    La formazione di un cantante richiede lo studio della tecnica vocale soprattutto per garantire la salute della propria voce negli anni. E’ un percorso che esige elasticità e pazienza, ma che offre anche molte soddisfazioni. La voce è un mezzo di comunicazione diretto, ci mette in relazione con persone di qualsiasi età ed è anche un canale di contatto specifico nelle cure terapeutiche. Quindi tecnica, interpretazione ed espressività sono tra i cardini dello studio vocale.

    In questo articolo vogliamo aggiungere un aspetto spesso sottovalutato, ovvero quanto sia prezioso per un cantante saper suonare uno strumento musicale, anche in maniera basica.

    In genere ci si accompagna con pianoforte o chitarra (ma tutti gli strumenti offrono preziose opportunità) e suonando gli accordi delle canzoni che ci  piacciono noteremo molti benefici anche per la nostra voce. Innanzitutto miglioreranno senso del ritmo e intonazione perché il nostro orecchio acquisirà capacità nuove dovute proprio allo studio della musica. Infatti avere una conoscenza della teoria musicale, anche rudimentale, ci permette di capire la costruzione degli accordi e delle scale e, ad un livello di conoscenza superiore, la relazione di questi accordi nella composizione, ovvero l’armonia.

    Imparando ad esempio la costruzione degli accordi, sarà più semplice anche capire come sono strutturati molti vocalizzi che utilizziamo durante il vocal training, migliorandone l’esecuzione. Studiando le scale invece è possibile che, ascoltando una melodia, riconosciamo parte di quella scala. Anche improvvisare diventerà più semplice. Ci vogliono molto impegno e costanza per studiare musica e non sempre abbiamo la possibilità o l’energia per farlo quotidianamente. L’importante però è non spaventarsi davanti alle difficoltà, sia nel movimento delle mani, sia nella comprensione degli argomenti teorici, perché è possibile in poco tempo raggiungere un livello sufficiente per poter almeno strimpellare le prime canzoni.

    Se in un primo momento suonare potrebbe risultare un ostacolo per il cantante, perché il controllo delle mani e la fatica iniziale che si prova nelle dita possono impedire un controllo vocale, con l’ esercizio il cantato e l’accompagnamento si fondono e si sostengono a vicenda. Non bisogna pensare di diventare dei virtuosi musicisti per accompagnarsi, ma di allenarsi con voce e orecchio ad un’esecuzione diversa, che ci fa crescere molto come musicisti.

    Dopo aver imparato a suonare le canzoni più semplici, si può crescere imparando ad accompagnarsi durante un’improvvisazione vocale, improvvisare con lo strumento, accompagnare un altro cantante, suonare e cantare con altri musicisti… Insomma le possibilità aumentano talmente tanto che vale la pena iniziare e non smettere!

  • Il microfono: come usarlo?

    Lo studio della tecnica microfonica è una parte fondamentale nella formazione del cantante.

    Imparare ad usare il microfono a proprio vantaggio è infatti un tassello in più a completamento della conoscenza di tutti gli strumenti a disposizione del cantante moderno.

    Il microfono è un vero e proprio amplificatore del suono, ma allo stesso tempo anche un equalizzatore oppure un amplificatore di alcune caratteristiche vocali e persino uno strumento che aggiunge effetti o toglie qualità.

    Oltre quindi a sapere come usarlo rispetto alla gestione dei volumi e della dinamica, è molto utile sapere che ogni microfono è diverso ed esistono modelli diversi che è utile conoscere, anche per capire quale è il più adatto alla propria voce.

    Nella fase iniziale di studio del canto sconsigliamo di usare il microfono. Lo studente è al lavoro sulla propria voce con tutte le difficoltà che questo comporta: imparare ad ascoltarsi e riconoscere la propria voce su diversi suoni, gestire la respirazione. Utilizzare da subito il microfono potrebbe essere controproducente perché appunto, come già detto, oltre ad essere uno strumento che amplifica, e che quindi già influisce sulla percezione di quanto noi riusciamo a lavorare sulla gestione della potenza vocale e della dinamica, incide anche sulla percezione delle nostre qualità vocali, che è importante saper riconoscere prima di “aggiungere” un qualsiasi supporto.

    Prendiamo come esempio i due microfoni più usati dai cantanti moderni: i modelli SM58 e Beta58. Il primo tende ad accentuare i suoni gravi, mentre il secondo tende a rendere la voce più brillante, supportando quindi i suoni acuti. Comprendiamo bene quindi che se un cantante non sa ancora di cosa ha bisogno la sua voce, come ad esempio avere supporto nei suoni gravi perché non riesco ancora a gestirli in piena autonomia, difficilmente sarà in grado di scegliere quale sarà il più adatto alle sue esecuzioni, anche sulla base del repertorio scelto.

    Tra le conoscenze base che il cantante moderno deve avere per usare questo strumento c’è quella di comprendere che il microfono funziona come un’estensione di sé stessi. Imparare ad avvicinarlo e/o allontanarlo dalla bocca per gestire potenza e dinamica diventa imprescindibile se, ad esempio, ancora non ho un ottimo controllo delle sfumature nei passaggi dal piano al forte. Usare il microfono allontanandolo gradualmente dalla bocca infatti mi può aiutare a creare questo effetto se la mia tendenza è, in generale, di cantare troppo forte.

    Se invece voglio ottenere un effetto alla “Billie Eilish”, dove il suono si fonde con le parole rendendole quasi confuse, dovrò imparare ad usare un tono di voce basso e letteralmente incollare la bocca al microfono.

    Inutile dire che la sperimentazione è fondamentale con questo strumento, per conoscerne e sfruttarne tutte le potenzialità, non in ultimo in combinazione con gli effetti che si possono aggiungere attraverso il mixer o un eventuale controller vocale.

    Prima però ricordate sempre che è fondamentale conoscere la propria voce “pulita”, “al naturale”. Solo così potremo comprenderne pregi e difetti e usare il microfono come utile supporto.