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Sono già un cantante?
Per essere un cantante, sembrerà banale, prima di tutto bisogna cantare. E anche abbastanza spesso.
Non basta canticchiare sotto la doccia – per l’appunto – ma bisogna avere un’idea della propria identità come cantanti.
Questo significa che un cantante è tale quando sa cosa gli piace cantare, ma soprattutto sa gestire le proprie risorse e i propri limiti. Bisogna capire quello che è più adatto alla propria voce e al proprio sentire, quando e come dare valore alla propria voce. Prova a pensare: quanti brani sai cantare bene dall’inizio alla fine? Quanti di questi ti sentiresti di cantare dal vivo domani su un palco? Sai uscire dalla tua zona di comfort ed esplorare vocalmente brani per te inusuali e renderli “tuoi”?
Avere un proprio repertorio di brani pronti, anche se ristretto, fa di te un cantante. Sicurezza, motivazione, gestione del proprio corpo e concentrazione sono elementi che si acquisiscono nel tempo, seguendo il proprio percorso.
Sai già qual è il tuo percorso?
Puoi decidere di migliorarti e crescere come autodidatta, magari seguendo dei tutorial o consultando dei manuali, oppure potresti dedicarti non allo studio della tecnica, ma solo al repertorio, con una band. Potresti preferire invece prendere lezioni di canto e costruire un bagaglio tecnico espressivo con consapevolezza e costanza.
Tutte queste esperienze sono valide e possono essere sperimentate per la tua crescita, non solo come musicista ma anche come persona.
Qualunque sia il tuo percorso, la cosa fondamentale è non rovinare il tuo strumento, aumentando le tue possibilità espressive e la tua esperienza artistica. Senza una gestione consapevole e fondata della tua voce i risultati saranno depotenziati, magari soddisfacenti in prima battuta ma, senza una progettualità di sviluppo, a lungo potresti perdere l’entusiasmo.
La musica, così come tutte le discipline artistiche, necessità di curiosità e contaminazione, di tecniche e abilità per inseguire ed esprimere diversi gradi di bellezza. È la nostra sensibilità a guidarci. Consigliamo sempre di “farsi accompagnare” in un percorso che può avere durata variabile a seconda delle esigenze. Approfondiremo nei prossimi articoli cosa voglia dire studiare canto.
Lezioni, esercizi, brani studio, sono tutti strumenti variabili e modellabili sull’allievo per raggiungere in tempi ragionevoli risultati concreti. Non amiamo i percorsi infiniti, né “frontali”, le lezioni le fanno i maestri e gli allievi insieme e insieme si cercano punti di forza e punti di debolezza sui quali lavorare.
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3 strumenti fondamentali per un cantante!


Sia che si pensi di iniziare un percorso di lezioni di canto con un insegnante, sia che si voglia procedere in autonomia, magari supportati da un manuale da autodidatta, ci sono degli “strumenti” pratici che secondo noi sono imprescindibili per studiare la propria voce.
In questo articolo vi presentiamo i 3 strumenti che non possono mancare nella stanza di un cantante!
Immaginate di dover provare un abito per la prima volta senza sapere se e quali modifiche eventualmente dovreste fare affinché vi calzi a pennello, vi soddisfi e gratifichi la vostra vista, oltre a suscitare magari ammirazione tra i vostri amici e familiari. Non avreste l’assoluta necessità di uno SPECCHIO?
Lo SPECCHIO è il primo strumento che non può assolutamente mancare durante le nostre sessioni di allenamento. I risultati che possiamo ottenere con la nostra voce dipendono profondamente dalla postura del corpo, dall’atteggiamento del viso e dall’apertura della bocca, dalla percezione più o meno profonda che abbiamo dei movimenti del nostro palato, tutte riflessioni che possiamo notare solo se ci osserviamo.
Naturalmente il primo impatto sarà alquanto strano, un po’ come quando ci registriamo la prima volta (Ascolta la tua voce: Il Registratore): noteremo certamente come il nostro volto assume delle espressioni diverse da come ci immaginiamo mentre cantiamo un intero brano o eseguiamo degli esercizi. Ma queste osservazioni sul nostro apparire non potranno che sostenere il lavoro, puntando l’attenzione anche su ciò che ci piace, che vogliamo modificare, che vogliamo mantenere oppure su quegli atteggiamenti che ci impediscono di produrre i suoni mantenendo allo stesso tempo alta l’attenzione sul lavoro sulla respirazione e su un atteggiamento del corpo rilassato.
Il secondo strumento potrebbe sembrare banale, ma ha un’importanza vitale è l’ACQUA.
Si potrebbe pensare erroneamente che l’acqua serva per l’idratazione immediata e costante delle corde vocali…in realtà questo passaggio non è così veloce, perché come per altri nutrienti anche l’acqua ha bisogno di tempo per essere assorbita. Possiamo dire con certezza che nel corso di una sessione di allenamento di 45 minuti assolve anche a questa funzione.
Il suo compito principale è quello di creare un momento di pausa per ossigenare il proprio corpo e rinfrescare le parti del corpo principalmente coinvolte nell’allenamento.
Ultimo ma non meno importante: un TAPPETINO DA GINNASTICA.
Ora starete pensando che vogliamo costringervi a fare degli esercizi, a farvi iscrivere a qualche corso oppure a farvi avere degli addominali super scolpiti… Non è questo il nostro intento!
Scoprirete comunque con noi quanto un corpo tonico ed allenato possa aiutarvi maggiormente nella percezione dei movimenti respiratori, nel riconoscimento degli stati di tensione, nella necessità di usare il nostro corpo in maniera equilibrata al fine di poter sostenere esibizioni di lunga durata o ripetitive nel tempo.
Il tappetino risulta quindi un nostro alleato per ritagliare dei momenti di allenamento fisico o di rilassamento, anche durante una sessione di canto.
Vi aspettavate che parlassimo del microfono vero? Il nostro strumento è la voce, mentre il microfono un valido aiuto…ma non vi preoccupate, parleremo presto anche di tutti quegli strumenti che ci supportano nelle esibizioni.
Continuate a seguirci!
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Ascolta la tua voce
Il registratore

La prima volta che ascoltiamo la nostra voce registrata molto probabilmente non ci piacerà.
La potremmo trovare molto diversa da come l’abbiamo sempre percepita, per alcuni addirittura fastidiosa. Il problema ha diverse radici: se siamo all’inizio e persino il nostro parlato ci crea imbarazzo, allora la ragione sta essenzialmente nel fatto che non ci si riconosce in quello che ascoltiamo. L’orecchio interno che ci fa conoscere la nostra voce e che ci accompagna ogni giorno non ci restituisce la stessa immagine sonora di un orecchio esterno che ci ascolta al di fuori di noi stessi. Con il tempo questo sfasamento si assottiglia, pensiamo ad esempio ai messaggi vocali che ci hanno velocemente abituati a sentire la nostra voce registrata.
Se invece siamo abituati ad ascoltarci, ma comunque non ci piace quello che sentiamo, il livello cambia e la questione diventa più interessante. Quando canto un brano e mi registro mi accorgo che quasi sempre sbaglio a capire (ancora adesso dopo tanti anni) quale registrazione sceglierò come definitiva tra le tante.
All’inizio registrerò tantissime volte, ogni volta cercherò di evidenziare un colore della voce, oppure di usare maggiormente il vibrato, o ancora di essere più fluida … Poi imparerò che è meglio fare una prova come se stessi stilando una bozza di un testo e su quella decidere subito cosa cambiare. Altre 2 registrazioni e stop. Quasi sempre buona la prima.
Registrarsi è fondamentale per un musicista, fa parte dello studio, serve a migliorarsi e a crescere velocemente. Aiuta a trovare errori e formare il gusto personale, a prendere decisioni stilistiche e a riconoscere le proprie caratteristiche. Si può fare facilmente, con il telefono, il pc, con video o senza video e trovare anche delle modalità artistiche e creative per completare il tutto.
Insomma, è un bellissimo modo di studiare e di creare contenuti utili per se stessi.
Bisogna avere solo il coraggio di iniziare senza buttarsi giù ed essere troppo critici con se stessi e la propria voce, ma avendo la maturità e la determinazione di voler cambiare in modo razionale e sensato.
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Escidalladoccia!
Decidere di dare ascolto alla propria voce e intraprendere un percorso con essa, sia che si tratti di lezioni di canto sia che si tratti di approfondirne semplicemente la conoscenza non è mai una scelta facile.
Quando cantiamo tra le mura della nostra casa (o molto più spesso sotto la doccia ;-)) siamo rilassati e disinibiti, lasciamo fluire i suoni senza preoccuparci che possano risultare gradevoli a noi stessi e agli altri.
Se però immaginiamo di cantare davanti ai nostri amici o ad un pubblico, diventiamo rigidi e spesso rinunciamo al divertimento per paura di non risultare piacevoli prima di tutto a noi stessi. Questa timidezza, o potremmo chiamarla “paura di lasciarsi andare”, si manifesta anche quando pensiamo di intraprendere un percorso di formazione o di semplice valorizzazione della voce: siamo spaventati dal metterci alla prova e liberare la nostra intimità. Perché la voce arriva dall’interno del nostro corpo ed è un po’ come mettersi a nudo.
Proprio per questo motivo è importante essere consapevoli che quel lavoro richiederà sì impegno, sì costanza, ma anche molta clemenza. Dovremo cioè essere indulgenti con le nostre fragilità, con la nostra mania di controllo, con il desiderio di essere perfetti da subito, con la voglia di raggiungere livelli tecnici alti in pochissimo tempo.
Questo blog oltre ad essere uno strumento per parlare dello studio del canto e della conoscenza della voce, per noi è un anticipo di un progetto più completo e anche più complesso… Stiamo lavorando ad un libro (e non solo) che possa accompagnare chiunque voglia iniziare a cantare, diventando un supporto personale semplice e pratico.
Per iniziare questo percorso è importante avere l’ironia di sperimentare per scoprire sé stessi anche divertendosi, giocare con la propria voce … e finalmente farla uscire dalla doccia!
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Uno strumento molto personale

Noi cantanti abbiamo una particolarità che ci differenzia molto dagli altri musicisti e che ci indirizza verso una strada completamente diversa da qualsiasi strumentista.
Innanzitutto il nostro strumento è nel nostro corpo, la laringe è posizionata dentro di noi e il vocal tract ha dimensioni e caratteristiche che cambiano da un individuo all’altro rendendo la voce un aspetto unico della persona. Quindi è chiaro che nessuno di noi può “scegliere che voce avere”, mentre un chitarrista può invece decidere che chitarra suonare o addirittura cambiare chitarra in base al genere musicale. Noi non abbiamo a disposizione un “negozio di voci” e nemmeno marchi commerciali o liutai che ci confezionano il nostro strumento secondo il nostro gusto. Il nostro è un percorso molto diverso, abbiamo un organo che ci consente di comunicare emozioni, pensieri e stati d’animo al mondo, ma dobbiamo conoscerlo attraverso il nostro corpo e la nostra mente. Un lavoro molto “interno” che ci porta ad apprezzare mano a mano la nostra identità vocale.
Ma non è tutto: noi siamo voce. Quando ci emozioniamo o dopo che abbiamo pianto è facile che la nostra voce appaia diversa, cambiata da quello stato d’animo e che chi ci ascolta se ne accorga, anche se magari vorremmo celarlo. Anche quando siamo raffreddati o non in ottima salute la voce ne risente e ne mostra i segnali. La voce non la mettiamo nella custodia aspettando di guarire dall’influenza, vive ogni attimo della nostra vita con noi, anche quando siamo in collera e urliamo…
Cambia crescendo, cambia invecchiando.
Ma c’è ancora un altro aspetto che si rivela sul palcoscenico. Quando ci esibiamo non abbiamo uno strumento esterno che ci fa “da barriera”, una specie di intermediario tra noi e il pubblico, un davanzale al quale appoggiarsi, affacciarsi. Siamo noi con tutto il nostro corpo completamente esposti all’altro. Mentre uno strumentista spesso guarda il proprio strumento quando suona, il cantante non ha nulla di esterno da gestire e guardare, il suo sguardo è “obbligato” a rivolgersi al pubblico. Ecco perché per il cantante il momento dell’esibizione è un traguardo al quale si arriva spesso con ansia da prestazione, tanto da portarci spesso a non voler affrontare quel momento e a cantare per noi solo sotto la doccia…
Tutto ciò ci porta a considerare la voce come uno strumento particolare, da conoscere e studiare nei suoi aspetti con la stessa attenzione e professionalità che si dedica agli altri strumenti musicali.
Iniziamo quindi insieme un percorso che possa finalmente farci uscire dal nostro guscio… e sì, anche dalla doccia!
