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Tecnica vocale: il Belting

Quando si studia canto si affrontano argomenti tecnici che servono per utilizzare la voce in modo espressivo e artistico.

La conoscenza dei registri vocali – quelle zone della propria estensione che corrispondono ad un certo tipo di suono e di meccanismo laringeo – è indispensabile per poter passare ad un livello superiore di studio. Una volta presa padronanza dell’utilizzo dei registri, della zona di passaggio e ovviamente degli atletismi respiratori (appoggio e sostegno), si può passare ad argomenti più specifici per ottenere diversi risultati vocali. La voce del cantante comincia così ad arricchirsi di nuovi e diversi strumenti di lavoro. Si tratta della costruzione di un bagaglio di suoni differenti tra loro da utilizzare in base alle proprie esigenze creative ed espressive. Per poterlo fare c’è bisogno quindi di una solida conoscenza del funzionamento dell’apparato fonatorio e dei meccanismi che lo regolano. Questo per due ragioni principali: la prima è che non si devono danneggiare le corde vocali e la seconda è che per imparare tecniche più avanzate bisogna avere delle buone basi.

Con questo articolo oggi affrontiamo un tema molto appetitoso per i cantanti: il belting, cioè quel tipo di emissione potente che in genere viene sfoggiata in un range medio/alto e alto e con note lunghe o frasi molto sostenute. Quando si inizia a studiare canto, uno dei primi nodi da sciogliere è il problema del passaggio da voce piena (o M1 o voce di petto…) a voce di testa (o M2 o falsetto o voce girata…), cioè il passaggio da suoni medi a suoni acuti, per semplificare. In quella parte di estensione spesso si verifica (non sempre) una difficoltà di gestione perché la voce va incontro ad un break, ovvero si spezza, come strozzata da una difficoltà nell’andare “in alto”. Si impara con gli esercizi a passare da un registro (o meccanismo) all’altro e, andando avanti con lo studio, si scopre che non esiste solo una tipologia di emissione, ma con la tecnica vocale appropriata si possono scegliere diversi tipi di suono.

Per molti cantanti, soprattutto nei primi tempi, passare dai suoni medi a quelli acuti significa o perdere potenza oppure urlare. Esiste un modo per mantenere potenza, grinta e forza senza “sgolarsi” ed è proprio questo: il belting. E’ un suono che presenta caratteristiche ben precise: un attacco duro ma controllato, una pressione sottoglottica maggiore, una coordinazione muscolare molto allenata, un importante lavoro di appoggio e sostegno, un suono quindi più compresso, orizzontale, con un eventuale vibrato non morbido, magari sul finale. Un’emissione che rispetto a quanto appreso nelle prime lezioni di canto ha risonanze diverse, la si avverte più verso il palato duro, decisamente fissa e proiettata verso l’esterno, proprio perché molto penetrante. E’ un suono forte, che ci richiede grande energia e quindi va gestito, perché impiega tutto il corpo, ne richiede una postura diversa, magari con un allineamento in Bregma (da lieve estensione del capo con fontanella di Bregma posizionata in corrispondenza della verticalità corporea), sicuramente una scelta che va organizzata e per la quale è utile prevedere momenti fonatori più comodi per recuperare o mantenere una buona dose di energie a disposizione.

In genere il belting risulta più semplice per quei cantanti con corde vocali più spesse, ad esempio per i contralti e per chi ha più difficoltà nella gestione del passaggio e nel mix. Ma ogni voce è a sé, non ci sono dei parametri ai quali attenersi per verificare il proprio risultato, anzi siamo noi stessi il nostro riferimento per calibrare i suoni che potranno avere caratteristiche più vicine alla voce piena oppure alla voce di testa, in base alla nostra conformazione fisica e alle nostre scelte durante l’emissione. L’aspetto più importante è quello di curare l’apprendimento con esercizi specifici e sotto la guida di un’insegnante perché si tratta di modalità vocali impegnative. Un glissato di quinta ascendente e discendente partendo con la vocale O per arrivare alla quinta con la vocale A è un buon esercizio, stando attenti a “mantenere l’elastico” ovvero a non produrre il break man mano che si va verso il registro di testa. Anche i sovte (di cui abbiamo iniziato a parlare in un articolo precedente) aiutano in questo tipo di  preparazione. Sicuramente c’è da studiare e da divertirsi!

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