Archivio · Voce e crescita personale

La voce è relazione

La voce è senza dubbio relazione. E’ il nostro contatto con il mondo esterno, è ponte tra me e gli altri, è identità e memoria. Nella nostra voce sono contenute molte informazioni su noi stessi e possiamo cogliere tanti particolari personali del nostro interlocutore ascoltandolo parlare. In campo artistico la voce è per eccellenza sinonimo di emozione ed espressività, è il mezzo creativo di cantanti e attori, è il pubblico che partecipa ad un concerto cantando in coro …. La voce è di tutti. E lo è davvero quando diventa inclusione, quando la usiamo per rapportarci con un mondo diverso.

C’è un ambito specifico che predilige la voce come canale diretto di contatto con l’altro: la relazione di cura. Possiamo intendere la relazione di cura come un “essere con l’altro” in una rapporto dinamico, relazionale, in equilibrio tra la soggettività e il ruolo dei soggetti, per raggiungere un obiettivo di beneficio. Sono diverse le terapie relazionali che fanno della voce la chiave del percorso terapeutico con il detto e il non detto, il saper rievocare, il saper accogliere. La parola parlata oltre che nel suo significato, ha la sua importanza anche nel suono, nello stato d’animo di chi parla e di chi ascolta, nella capacità espressiva che porta, nella sua funzione di stimolo verso una risposta nel paziente. E’ sempre carica di elementi emotivi e soggettivi.

Vogliamo però contestualizzare ancora meglio la nostra riflessione analizzando quanto la voce sia importante in ambiti specifici come la musicoterapia e la propedeutica musicale.

Durante un percorso di musicoterapia la relazione si sviluppa principalmente attraverso l’elemento sonoro, tramite strumenti musicali e canti, prediligendo questo tipo di interazione al linguaggio verbale. Proprio attraverso l’espressione musicale e lo scambio sonoro si costruisce il piano relazionale, una dimensione guidata, ma aperta all’altro e al suo sentire. E’ un piano di scambio “creativo”, dove cercare “risposte” attraverso il musicale e il vocale, sospendendo il parlato.

Anche in alcuni percorsi di propedeutica musicale, come la Music Learning Theory di E. Gordon, si predilige il piano vocale cantato come terreno di relazione con il bambino, tralasciando il più possibile la comunicazione verbale. E’ un approccio che vede l’età evolutiva come un periodo prezioso per guidare il bambino nell’espressione del proprio potenziale, una scoperta della propria musicalità con il linguaggio musicale vocale. Già durante la gravidanza è possibile avviare una relazione sonora con il bambino con la voce, un contatto attraverso le vibrazioni del suono che avvolgono il bimbo immerso nel liquido amniotico.

La voce crea ponti preziosi, può essere una ricca fonte di esperienze e soluzioni. Soprattutto per chi lavora in ambiti terapeutici, riabilitativi, didattici, vale la pena avere uno strumento vocale autentico e potente nella sua espressività. Ci sono esercizi e comportamenti che aiutano a migliorare la funzione comunicativa e quindi anche la dimensione creativa della relazione vocale.

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