Non ci stancheremo mai di ripetere che si canta con il corpo. Sembra un concetto molto generico, ma in realtà ci riporta alla concretezza dell’atto vocale come a un’azione più complessa e completa di quanto si pensi comunemente. Le corde vocali, responsabili della fonazione, non sono altro che la sorgente dei nostri suoni, ma non esauriscono da sole quello che la voce diventa. Per essere più chiari, nel momento in cui il nostro suono viene prodotto dalla vibrazione delle pliche vocali, compie un viaggio attraverso il vocal tract che lo trasforma e lo conduce all’esterno. Il suono, inoltre, è determinato anche dalla pressione d’aria che ricevono le corde vocali e quindi dalla nostra respirazione e dal nostro sostegno.
Non dobbiamo mai pensare che la nostra voce sia nella gola e cercare proprio qui la potenza vocale. Cantare di gola, ovvero sovraccaricare di tensione il collo nella speranza di reggere un sforzo vocale o di aumentare la forza della voce è la cosa più sbagliata da fare. La fonazione necessita di rilassatezza per essere prodotta e se c’è la necessità di aumentare potenza o raggiungere suoni alti sostenuti, ci sono tecniche di supporto allo sforzo proprio per non “usare la gola”. Dobbiamo ricordarci che la prima cosa da mettere in atto è un controllo completo delle varie componenti del canto: inspirazione, controllo diaframmatico, corretto impiego dei muscoli facciali e sfruttamento ottimale delle risonanze. Saper usare le risonanze e saper proiettare bene la voce nello spazio ci consente di mantenere il controllo sul canto anche nei punti più critici. Nei brani che richiedono “di più” in termini di potenza, ci sono apposite tecniche per chiamare in aiuto altri muscoli, alcuni anche situati nell’area spalle/collo, per aumentare il controllo in situazioni di fatica (come mantenere un cantato in voce piena su un range alto della nostra estensione, oppure sostenere una nota molto lunga e molto potente, magari anche in una tonalità scomoda….).
Se ci pensiamo bene, non abbiamo parlato di volume , ma di potenza, perché secondo noi il termine potenza è più appropriato per esprimere un “aumento di suono” in quanto suggerisce la partecipazione del corpo e una strategia allenata, mentre con volume ci si riconduce ad una dimensione più semplice, come una manopola da girare o un interruttore da schiacciare. Dobbiamo ricordare che il suono è vibrazione che si spande nello spazio e interagisce con questo. Le vibrazioni attraversano i corpi ne vengono modificate, rispondono all’ambiente esterno mutando. Ad esempio, un cantante lirico canta senza microfono su un palcoscenico che si affaccia su una platea: è quindi facile pensare come il suo corpo debba produrre un suono sufficientemente potente per essere sentito da tutto il teatro e che, anche quando il suono ha un’intensità contenuta (ovvero quando canta piano), il suo corpo necessita comunque di un saldo controllo muscolare e posturale. Dobbiamo abbandonare l’idea che per cantare si usi la gola stando davanti ad un microfono! Lo spazio intorno a noi e la distanza dal nostro interlocutore sono parametri che ci indirizzano verso un meccanismo molto più sofisticato che richiede consapevolezza.
Come faccio a capire se sto cantando di gola? Sarà ancora il tuo corpo a parlare, perché noterai bruciore, abbassamento vocale, problemi a cantare e parlare.
Ascoltarti è un buon inizio per cantare correttamente.
