È usanza comune considerare il canto come un’attività che ci fa stare bene, che ci libera dallo stress e che aumenta il nostro buono umore. Ma è vero? E se sì, perché?
Partiamo dalla considerazione che esistono degli ormoni detti “del benessere” come dopamina, ossitocina, serotonina ed endorfine, la cui produzione dipende dal nostro stile di vita, dall’alimentazione e da quanto movimento fisico facciamo. Esistono inoltre dei fattori genetici e ambientali che possono inibire il rilascio di quesiti ormoni da parte del nostro organismo, aumentando le condizioni di stress, affaticamento e indebolimento fisico generale. È stato dimonstrato che ci sono attività che ci aiutano nella produzione e nella metabolizzazione di queste preziose sostanze: ascoltare e fare musica stimola il rilascio di endorfine, meditare o stare seduti al sole favoriscono la produzione di serotonina, un ormone “antidepressivo” che migliora anche la memoria e la capacità di apprendimento. A tal proposito ricordiamo come il canto preveda aspetti respiratori e vibratori che ricorrono anche nello yoga e nelle pratiche meditative.
Ed è anche interessante sapere che non tutte queste sostanze sono prodotte dal nostro cervello, ma ad esempio proprio la serotonina viene maggiormente prodotta da cellule specializzate del nostro intestino.
Cantare e fare musica in generale ci porta a concentrarci su aspetti quali melodia, tecnica, memoria, gestione del fiato e movimenti, che ci distraggono dai problemi quotidiani o da questioni stressanti che ingombrano i nostri pensieri. È un momento si svuotamento dallo stress, uno spazio per scrollarsi di dosso i pesi che ci opprimono, allontanando ansia e depressione. Insomma, cantare fa bene, indubbiamente e lo avvertiamo dal piacere che ci dà farlo e rifarlo.
Dobbiamo considerare che il canto prevede un apprendimento che mantiene attivo il cervello e potenzia la memoria, che ci allena ad esprimere e a riconoscere linguaggi differenti che si intrecciano. Cantare è una passione che non ha età e per giovarne non serve farlo bene, ma farlo con passione e curiosità.
Anche il canto corale è stato studiato come un utile fonte antidepressiva, capace di aiutare a combattere solitudine e ansia. La produzione di ossiticina che l’attività corale stimola, favorisce sentimenti di legame ed empatia verso l’altro, con un risultato di rilassamento e appagamento generale. È una strategia terapeutica impiegata sempre di più in contesti sociali difficili e anche con persone anziane. Non importa la qualità vocale, perché la produzione degli ormoni del benessere è comunque stimolata con risultati importanti.
Insomma “canta che ti passa” non è in effetti solo un modo di dire…
